martedì 16 maggio 2017

0160 - chiamata a raccolta

Zoya continua a sorridere, ma un brivido le percorre la schiena. Ha dimostrato a se stessa di tener testa al boss, però ha anche capito che ha tirato un po' troppo la corda. "Niet, io gioca solo con miei soldi. Io non intendeva offendere Famiglia".
Alexei annuisce soddisfatto, quindi sposta lo sguardo su Anatoli. "Voi sa cosa Petrov tiene in magazzino?"
"Arthur dice che carico comprende fucili automatici M4, pistole, mitragliette e anche bazooka".
"Ok, io pensa che voi può prendere cassa di armi per rientrare di spese".
"Io ha sempre sognato di appendere M4 sopra caminetto" esclama il corriere, cercando di suonare sincero. L'arsenale che si apprestano a rubare è buono solo per il mercato nero; nulla può battere la sua fida Tokarev o un Dragunov ben oliato.
Margarita tossisce rumorosamente per attirare l'attenzione dei due russi. "Alexei, tu pensa che noi può chiamare Sergej? Noi serve più aiuto possibile per colpo".
"Da, niet problema" ribatte il russo.
Il sorriso di Anatoli si incrina ed il suo sguardo la trapassa. "Tu vuole davvero chiamare damerino bravo solo a suonare piano? Lui si piscia sotto quando lui accende luce di bagno e vede suo riflesso su specchio!"
"Noi ha bisogno di altri bersagli!" ribatte la spacciatrice, guardandolo con sufficienza. "Noi è troppo pochi".
Anatoli sbuffa, poi annuisce. "Va bene, lui può guidare altro camion. Basta che lui sta distante da uomini con valigia".
Alexei aggrotta le sopracciglia non capendo il riferimento, ma rimane in silenzio e continua ad osservare la discussione. La sua attenzione viene poi attirata dalla suoneria del cellulare di Zoya, che riempie la stanza di musica pop.
La maîtresse osserva perplessa il display, quindi risponde. "Da?"
Gli altri russi nell'ufficio di Alexei non sentono cosa le viene detto, ma intuiscono dallo sguardo della donna che non sono notizie positive.
"Voi scusa me, io deve correre a mio motel" esclama Zoya, fissando il capo come a chiedere il permesso di poter uscire.
"E' problema grave?" chiede Alexei, senza dimostrare la minima preoccupazione. "Tu ha bisogno di uomini?"
"Niet" ribatte la maîtresse. "Io spiega te quando io ha risolto. Io spera di finire prima di colpo" aggiunge, notando il disappunto negli occhi di Margarita.
Quando la donna esce, la spacciatrice sbuffa e prende il cellulare per mandare un messaggio a Sergej. Dopo un momento, inoltra lo stesso messaggio a Pavlov, pur sapendo che l'ex atleta ultimamente è impegnato in altri affari.

Sergej osserva il cielo terso sopra Boston, godendosi per un momento il tocco caldo del sole, poi attraversa la strada e si dirige verso il locale della Famiglia Antonovich. Il messaggio della spacciatrice era chiaro: presentarsi al Chaika Bar a mezzogiorno. Nessuna spiegazione sul motivo della convocazione e, soprattutto, nulla sul perché sia necessaria la sua presenza. Forse suo zio è stato rilasciato. No, avrebbe ricevuto una sua chiamata, non certo un breve messaggio di Margarita. E poi il vecchio Vania deve scontare ancora un paio d'anni. Inutile sognare ad occhi aperti.
Varcata la soglia del Chaika Bar, Sergej sbatte un paio di volte le palpebre per abituarsi alla semioscurità ed osserva la sala. Nonostante sia l'ora di punta per i bar, non c'è uno straccio di cliente; a parte il barista, solo Margarita e Anatoli siedono in un angolo. Che palle, c'è anche quel pallone gonfiato pensa, togliendosi la giacca ed alzando una mano per accennare un saluto. La spacciatrice alza la testa, gli sorride ed indica una sedia.
"Tu ha detto che era richiesta mia presenza" esclama Sergej, appoggiando con cura la giacca allo schienale e sedendosi composto. "Cosa è tanto importante da interrompere miei esercizi su brano di Rachmaninov?"
"Noi spiega tutto" esclama Margarita, "non appena arriva anche Pavlov".
Sergej socchiude gli occhi, poi si volta quando sente la porta aprirsi. L'ex atleta attraversa zoppicando la sala, afferra una sedia e si accomoda tra la spacciatrice ed il corriere. "Voi ha richiesto mia presenza, io è qui".
"Bene" esclama Anatoli appoggiando le spalle allo schienale ed allungando le gambe. "Noi ha bisogno di supporto per piccolo lavoretto".
I due russi fissano il corriere senza proferir parola, in attesa di sentire di che lavoro si tratta.
"Noi deve prendere carico di armi di Famiglia Petrov".
Pavlov abbassa lo sguardo e sospira. "Voi vuole veramente fare ciò?"
"Io conosce nome di Petrov" commenta Sergej, cercando di ricordare il contesto in cui ha sentito nominare questa Famiglia. "Se io non sbaglia, noi non è amici di Petrov... noi sopporta loro, da?"
"Beh, sua figlia di diciotto anni no è male" commenta l'ex atleta, lanciando un'occhiata di sottecchi al pianista. Anatoli osserva divertito la scena, immaginando dove il russo voglia andare a parare.
"Io non ha mai accennato a figlia di Petrov" ribatte Sergej, guardando interdetto Pavlov.
"Finché sta zitta è simpatìca" esclama l'ex atleta, allargando le braccia. "Ragazza non è brava con parole, ma ci sa fare con bocca!"
Anatoli e Margarita scoppiano a ridere quando Sergej, cogliendo l'allusione, arrossisce.
"Tu espone situazione" esclama la spacciatrice rivolta al corriere, poi si alza di colpo. "Io ha bisogno di riga di coca".
"Perché tu allontana?" ribatte Pavlov. "Tu può fare qui, su tavolo".
Margarita lancia un occhiata al volto ancora paonazzo di Sergej, poi scuote la testa. "Io preferisce intimità di bagno" esclama, dirigendosi verso il retro del locale.
Anatoli osserva il fondoschiena della spacciatrice sparire dietro la porta a spinta che dà sulla cucina, quindi si volta e osserva i due russi. "Ieri Margarita e io ha avuto piacere di conoscere Arthur, fratello di Alexei. Lui ha proposto noi lavoro semplice. Noi deve entrare in casa di Petrov, ammazzare tutti, rubare carico di armi e rivendere. Ah, lui ha detto che noi non doveva avvisare Famiglia di suo piano di merda. Noi però tiene a nostro culo, quindi noi ha discusso di lavoro con Alexei. Io viene da esperienza di ambasciata, io sa quando piano è destinato a fallire".
Sergej sospira nel sentir nominare per l'ennesima volta il passato del corriere, ma evita di commentare.
"Io" inizia, poi si corregge quando Margarita si siede accanto a lui, "noi ha chiamato voi qui per definire piano. Se noi non fa filare tutto liscio, noi fa scoppiare guerra di mafia".
"Questa è situazione di merda, non lavoro semplice" commenta Sergej scuotendo la testa.

martedì 9 maggio 2017

0159 - pochi e confusi dettagli

Alexei recupera un sigaro da una scatola sulla scrivania, taglia la testa e se lo ficca in bocca. Dopo averlo acceso con un fiammifero, osserva i tre russi seduti i fronte a lui. "I sa che ieri uomo di Petrov è morto in prigione. Referto parla di suicidio, ma io sa che è stato ucciso".
Anatoli lancia un'occhiata a Margarita che alza le spalle. Nessuno dei due sa dove il capo vuole andare a parare.
"Jack il Grigio ha dispositivo per simulare telefonata da interno di carcere. Voi deve chiamare Famiglia Petrov e fingere di essere informatore. Voi deve dire che ariani ha assassinato loro uomo, così noi svia sospetti da nostra Famiglia. Inoltre noi fotte ariani, buona cosa, da?"
Un sorrisetto illumina il volto del corriere: la trovata del capo è un buon sistema per fregare i Petrov e far finire all'altro mondo un po' di ariani. "Da, ottima idea".
Alexei annuisce, poi tira un'altra boccata dal sigaro. "Voi ha detto che Arthur vuole che voi ruba armi".
"Da" risponde Margarita.
"Io immagina che lui poi rivende carico".
"Da".
"Voi sa chi è compratore?"
I tre russi si guardano interdetti. Nessuno si era chiesto in mano di chi potessero finire le armi. Una leggerezza, dopo quello che è successo con i fondamentalisti qualche tempo fa...
"Niet" ribatte Anatoli, "ma noi sa chi fa da intermediario per vendita di armi".
"Sporco ceceno" sbotta Zoya, senza riuscire a trattenere una smorfia.
"Lui è solo quarto ceceno" puntualizza il corriere, lanciandole un'occhiata.
Zoya sbuffa e distoglie lo sguardo. "Lui è comunque sporco ceceno".
"Voi parla di Popov?" domanda Alexei, osservando impassibile il volto dei suoi uomini.
"Da" ribatte la maîtresse. "Lui non è persona fidata. Lui è pronto a tutto per soldi".
Anatoli si sporge e si avvicina al suo orecchio. "Come fa tu a dire che lui è pronto a tutto per soldi?"
"Lui ha rifiutato mie puttane" ribatte la donna, aggrottando la fronte ed indurendo lo sguardo.
Alexei finge di non notare i discorsi dei due, quindi esala una nuvola di fumo e scarica un lungo cilindro di tabacco carbonizzato nel posacenere. "Da, Popov è libero professionista. Ora voi spiega me piano, così io può dare qualche consiglio".
"... e uomini" aggiunge Margarita, collegandosi alla frase del capo.
"Da, uomini".
"Tu vuole che noi chiama Popov per discutere piano?" chiede la spacciatrice, recuperando il cellulare dalla tasca.
"Niet" ribatte l'uomo, scuotendo la mano. Un filo di fumo si disperde nell'aria, disegnando una sagoma indistinta davanti al suo naso. "Voi ora spiega me piano, io intanto pensa a punizione esemplare per Popov. Lui non ha informato me di lavoro, perciò lui deve pagare per sua arroganza".
Anatoli ghigna pensando alla povera sorte del mercante, poi tira fuori dalla tasca la piantina e spiega la situazione che dovranno affrontare.
"Piano di tuo fratello è sfondare cancello con camion, ammazzare tutti, rubare armi e fuggire. Noi però sta pensando a qualcosa di meno diretto" esclama il corriere, fissando negli occhi Alexei.
"Non è brutto piano" mormora sorridendo il capo.
"Purtroppo noi non è in Russia" ribatte Anatoli, sorridendo di rimando. "Popov ha proposto uso di fosgene, suo amico può procurare noi autobotte".
"Voi ha problema con cancello" commenta Alexei, osservando il disegno della piantina. "Se voi non riesce a centrare villa, voi disperde fosgene per tutto quartiere".
"Da, è parte controversa di piano" ribatte Margarita.
Il capo alza gli occhi ed osserva i suoi tre uomini, in attesa di sentire il resto del piano. "Voi ha pensato solo a questo?"
I tre russi si guardano un po' interdetti, poi Anatoli prende la parola. "Noi ha avuto poco tempo".
"Voi definisce dettagli mancanti, io intanto pensa cosa fare di guadagno di Arthur. Quanto ha proposto voi per lavoro?"
"Tuo fratello ha proposto noi quattr..."
".. ottomila dollari a testa" la corregge Zoya con un largo sorriso.
Alexei fissa la maîtresse e risponde al sorriso. Il suo sguardo, però, è freddo come il ghiaccio. "Io conosce Arthur e pensa che compenso di Margarita è più corretto. Tu vuole giocare con soldi di Famiglia?"

martedì 18 aprile 2017

0158 - dimostrare fedeltà alla Famiglia

Dopo essere scesi nel silenzioso corridoio che attraversa il piano interrato, i tre russi si fermano davanti alla porta di Alexei. 
"Tu è sicuro che capo è in suo ufficio?" sussurra Zoya.
"C'è unico sistema per scoprirlo" risponde Anatoli, bussando alla porta ed annunciandosi.
La familiare voce del capo invita ad entrare. Alexei è seduto alla sua scrivania, il cellulare appoggiatto all'orecchio, un sigaro in bocca ed alcuni documenti sparsi sul tavolo a coprire parzialmente una mappa di Boston. Nonostante il fumo del cubano, l'aria sembra più pulita rispetto al piano superiore.
"Quando tu ha nome di figlio di puttana, tu dice a miei uomini. Spassiba, Ilia". Alexei appoggia il cellulare sul tavolo e si volta a guardare i tre uomini. "Cosa serve voi?"
"Priviet, Alexei" esclama Margarita, prendendo posto su una sedia. "Noi ha grande dilemma di lavoro".
"Lavoro, da! Io ha scoperto chi ha tentato di uccidere voi. Artur ha pestato capo di feccia ariana in prigione. Lui è finito dritto in reparto di ospedale. E' questione di rispetto, voi capisce vero? Coglione ha poi chiesto a suoi amici di vendicare onta subita e ordinato omicidio di Artur".
"Se tu ha nomi, noi uccide sicari per te" propone Anatoli, sedendosi sul divanetto.
"Voi no preoccupa, io ha messo nome di coglione su prossimo carico per obitorio. Quando ariano che comanda muore, sue troiette impara che loro non deve alzare testa con Famiglia Antonovich. Comunque. Voi ha detto che voi ha problema, da?"
"Da" risponde il corriere. "Come ha detto Margarita, noi ha dilemma di lavoro. Tuo..."
"Noi è fedeli a Famiglia" lo interrompe Zoya. "Noi sa per chi noi lavora".
"Voi lavora per me, da?" esclama Alexei, lo sguardo freddo ed i tendini del collo tirati.
"Da" si affretta a rispondere la spacciatrice, cominciando a sudare. L'espressione sul volto del capo non promette nulla di buono. L'ha già vista in passato, per fortuna mai diretta a lei. Fino ad ora, almeno. Chi ha subito quello sguardo, però, spesso non si è più fatto vedere nel locale. O in qualunque altro angolo di città, a dirla tutta.
"Zoya, calma tuoi nervi" sibila Anatoli, poi si rivolge ad Alexei con un tono più conciliante. "Tutto quello che noi dice in questa stanza rimane tra presenti, da? Sembra domanda strana, ma tra poco tu capisce perché io chiede ciò".
La voce che formula la risposta potrebbe tagliare l'acciaio. "Dipende".
"Tuo fratello ha proposto noi lavoro" continua il corriere, cercando di rimanere impassibile e mascherando l'inquietudine con un leggero sorriso. "Lavoro sicuro facile facile".
L'espressione tesa di Alexei si ammorbidisce ed un ghigno compare sul suo volto. "Uno di suoi lavori sicuri facile facile?"
"Da" conferma la spacciatrice.
"Perché lui ha proposto voi lavoro?"
Le voci di Anatoli e Margarita si fondono quando entrambi danno la stessa risposta. "Perché noi ha salvato suo culo".
"Io trova sia ottima motivazione".
"Da" replica la spacciatrice. "Solo che per lavoro che lui ha proposto noi, noi è carne di macello".
"Khorosho. Ora voi da me motivazione per non prendere mio fratello a calci fino a San Pietroburgo".
Temendo ripercussioni dal fratello minore, Margarita si affretta a calmare Alexei. "Noi racconta te di lavoro" esclama, poi lancia un'occhiata ad Anatoli per ottenere un po' di aiuto.
"Idea di Artur non è effettivamente cattiva" interviene il corriere, "però lavoro è molto difficile per noi soli".
"Noi ha bisogno di altri uomini" aggiunge la spacciatrice, annuendo convinta.
Alexei si sporge sulla scrivania, fissa i tre russi e sibila: "Ora voi spiega me dettagli, io poi decide se affidare voi altri uomini".
Anatoli inizia ad illustrare i dettagli forniti da Artur, aggiungendo poi tutte le informazioni recuperate dal sopralluogo e dalle loro congetture: la villa è una fortezza, circondata da alte mura ed in un quartiere residenziale, ed il carico d'armi è quasi sicuramente di proprietà della Famiglia Petrov.
"Voi è sicuri che carico appartenga a Petrov?"
"Noi è ragionevolmente certi" mormora Zoya.
"Lui è grande pezzo di merda..." mormora Alexei. I tre russi si lanciano occhiate interdette, non capendo se il capo si riferisca al fratello o al boss della Famiglia rivale.
"Io ha idea che Artur vuole fottere te" aggiunge la maîtresse con un sorriso imbarazzato.
"O lui vuole fottere noi" mormora Margarita, cercando di non farsi sentire.
Alexei si passa una mano sul volto, poi riprende in mano il sigaro e tira una boccata di fumo ad occhi chiusi. I suoi uomini non fiatano, temendo una reazione esplosiva; il silenzio nella stanza è rotto solamente dai respiri profondi del capo.
"Io vuole mettere in chiaro dato di fatto. Io non vuole... anzi, Boris non vuole... guerra di Famiglie" esclama Alexei senza aprire gli occhi.
"Per questo noi è qui" mormora Anatoli, muovendosi a disagio sulla poltroncina.
"Artur sa che carico di armi è di proprietà di Bogdan Petrov?"
"Io pensa di sì" replica Margarita. "Lui ha detto che noi non deve lasciare testimoni".
"Quando io ha chiesto più informazioni, lui ha detto che noi doveva sapere solo stretto necessario" aggiunge il corriere. "Lui sa".

martedì 11 aprile 2017

0157 - la decisione è presa

Dopo aver accompagnato tutti fuori, Zoya entra nella stanza di Makayla, la ragazza che ha intrattenuto Artur la sera prima.
"Quante prestazioni, oggi?" chiede senza salutare.
"Priviet, Zoya" esclama la ragazza senza scomporsi. "Dva".
Solo due clienti. Gli affari non stanno girando molto bene, ma la maîtresse accantona l'informazione per un secondo momento; ora ha altro a cui pensare.
"Ieri tu ha servito ragazzo, da?" chiede, osservando la ragazza aggiustarsi il trucco di fronte ad uno specchio.
"Da, Artur è stato molto... tanta passione" risponde Makayla, finendo di passarsi la matita sulle palpebre.
"Lui ha detto qualcosa mentre scopava?"
"Mentre veniva, lui ha ringhiato che lui vuole dimostrare a suo padre suo valore".
"Nient'altro?"
"Niet".
Merda pensa la maîtresse, chiudendo la porta e dirigendosi verso il bancone della reception. E' chiaro che vuole fare bella figura usando come arma i nostri culi.
Dopo aver recuperato il cellulare, digita il numero di Anatoli.
"Cosa è successo? Perché tu chiama?" chiede preoccupato il corriere, rallentando nel caso sia necessario fare un'inversione di marcia.
"Nulla, io ha parlato con mia puttana che ha fatto sesso con Artur. Lui vuole usare nostro lavoro per dimostrare suo valore e sua determinazione a Famiglia".
"Questo noi aveva già chiarito".
"Questo significa che lavoro è anche più rischioso di premesse. Io propone di vendere Artur e ceceno e salvare nostre chiappe".
Sul volto di Anatoli compare un sorriso divertito. "Zoya, tu incarna tutta perfezione di Russia" esclama, fermando la macchina davanti al Chaika Bar. "Tu raggiunge me e Margarita a Chaika Bar, penso che è arrivato momento che noi ora decide se andare a parlare con Alexei".

Anatoli entra nel locale e nota Margarita seduta al bancone, la testa che ciondola a destra e a sinistra, segno che si è già scolata parecchi bicchieri. Il corriere si accomoda accanto a lei e fa segno al barista di versare anche per lui. La spacciatrice si accende una sigaretta, osserva tra i fumi dell'alcool il volto duro di Anatoli e inizia a riferire quanto ha sentito dal barista. "Io odia cagacazzi" termina con un ringhio.
"Noi attende Zoya, poi decide cosa fare" ribatte Anatoli. "Io ha bisogno di bere, tu invece fuma. Tu ha già bevuto troppo".

La porta del locale si apre e i tacchi delle scarpe di Zoya rimbombano per il locale. Anatoli e Margarita si voltano, si alzano e fanno un cenno alla donna in direzione di un posto più appartato, vicino alla pareete. Dopo essersi accomodati attorno al tavolino, il corriere osserva le due donne. "Ora noi deve decidere cosa fare. Artur vuole dimostrare di essere grande uomo usando nostra pelle per farlo".
"Io pensa che lui vuole prendere posto di Alexei" esclama la maîtresse. "Io crede che noi deve parlare con capo per bene di Famiglia".
"Io pensa che questa è sola possibilità di salvare nostri culi. Se noi non muore durante assalto, Alexei fa saltare nostre teste perché noi ha scavalcato lui. O forse regala noi scarpe di cemento".
Margarita annuisce convinta, quindi si alza. Il mondo intorno a lei comincia a girare; dopo aver ritrovato l'equilibrio, si dirige verso le scale che portano all'ufficio del capo, poi si volta verso i compagni. "Allora? Voi cosa sta aspettando?"
Anatoli e Zoya si guardano, poi si alzano all'unisono e raggiungono la spacciatrice.
"Quando noi chiede per informazioni?" domanda la maîtresse.
"Noi non chiede nulla" ribatte il corriere. "Questa è faccenda di Famiglia".
"Se lui apprezza lealtà, lui offrirà noi soldi" aggiunge Margarita, iniziando a scendere le scale.

giovedì 6 aprile 2017

0156 - lontano da orecchie indiscrete

"Se Artur è furbo come dice Alexei, sua idea serve per ridimensionare potere di unica Famiglia che può minacciare posizione di Antonovich" mormora Anatoli, fissando prima Margarita poi Zoya.
"Io dice di riferire tutto a capo" propone la spacciatrice. "Se lui scopre nostro lavoro sottobanco e non approva, noi finisce in merda".
"Io invece dice di vendere informazioni a Alexei" ribatte la maîtresse. "Così noi evita problemi e guadagna soldi".
Viktor tossisce per attirare l'attenzione, poi squadra i tre russi. "Basta con seghe mentali. Voi riesce a prendere cazzo di carico o no? Se voi non è in grado, io e Artur cerca altre persone".
"Noi sta valutando situazione" risponde freddamente Anatoli, i suoi occhi piantati sul mercante d'armi. L'idea che un ceceno lo guardi dall'alto in basso gli fa ribollire il sangue nelle vene, poco importa che finora si sia sempre dimostrato un valido e professionale alleato.
"E comunque noi ha tempo fino a sabato" puntualizza Margarita, indicando una data scarabocchiata accanto alla mappa sul tovagliolo. Le sue dita afferrano un'altra sigaretta, poi fanno scivolare il pacchetto verso le mani di Zoya. "Tua fretta è inutile".
"Se piano non è buono e noi fallisce, anche tuo bel culetto è fottuto" esclama la maîtresse.
"E allora voi pensa a piano che non fallisce" risponde secco Viktor.
"Io ha bisogno di sonno per riflettere bene su piano" interviene Margarita, spegnendo il mozzicone nel posacenere ed alzandosi in piedi.
"Da, questa è buona idea" approva Anatoli, lanciandole un'occhiata d'intesa. Anche lui vuole liberarsi della presenza del ceceno.

Margarita, dopo aver rifiutato un passaggio dal corriere, si allontana a piedi e, dopo essersi assicurata che Viktor non la stia seguendo, ferma un taxi e dà istruzioni per arrivare al Chaika Bar.
L'atmosfera del piccolo locale è la solita, la musica di sottofondo vecchia di trent'anni che riempie la sala, l'odore di birra e vodka, unito al fumo delle sigarette, che appesta l'aria rendendola quasi irrespirabile. E' un posto che sa di casa. Non ci sono avventori e pure le guardie di Boris non sono al loro posto davanti alla porta dell'ufficio, segno che il boss è impegnato altrove. La situazione perfetta per fare domande senza temere che qualcuno senta.
La spacciatrice si siede al bancone e fa un cenno al barista, che prontamente appoggia un bicchiere sulla superficie ancora bagnata e ci versa dentro un'abbondante dose di vodka.
"Spassiba, Vladimir" esclama con un sorriso Margarita, bevendo in un sol sorso il pregiato nettare russo. "Tu conosce Artur?"
"Da, io conosce piccolo Antonovich da quando lui era alto così" ribatte, aprendo il palmo di una mano e piazzandolo a metà coscia.
"Che tipo è? Cosa tu pensa di lui?"
Il barista riempie di nuovo il bicchiere, poi alza gli occhi ed incrocia il suo sguardo. "Ragazzo è sveglio, intelligente. Artur è in grazie di capo" risponde diplomaticamente, senza sbilanciarsi. La luce nel suo sguardo tradisce però altri pensieri.
"Io ha sentito dire che lui è testa calda".
"Da, tipico di adolescenti. Colpa di ormoni, io crede".
La vodka sparisce nella gola della donna mentre riflette su quanto può spingersi oltre. "Quanti morti ha causato per suoi colpi di testa?"
"Sotto la sua direzione solo due colpi andati male e qualche uomo finito in galera. A volte succede. Perché tu fa queste domande?"
"Perché noi ha recuperato lui fuori di prigione e qualcuno ha tentato di uccidere lui".
Vladimir non riesce a trattenere una risata poi, dopo aver ripreso il controllo, torna serio. "Lui è, come dice americani, cagacazzi. Lui fa spesso sbruffone. Probabilmente lui ha steso qualcuno in prigione e questo non ha messo faccenda su piano personale".
"Noi ha rischiato nostro culo per salvare suo culo".
"E questo è problema?"
"Niet, questa è vita di Famiglia. Io diceva tanto per dire" mormora, scolandosi il terzo bicchierino e chiedendone un altro.

martedì 28 marzo 2017

0155 - due più due fa Petrov

I tre russi si voltano all'unisono quando Viktor varca la soglia della stanzetta privata.
"Com'è andato tuo giro? Ha trovato fosgene?" chiede Zoya, versandosi l'ennesimo bicchiere ed osservando Anatoli allontanarsi verso il bagno.
"Da, prodotto non è problema" risponde il mercante alzando le spalle. "Io però stava pensando... chi porta via cadaveri?"
"Perché noi deve portare via cadaveri? Noi lascia lì e dà fuoco a villa" esclama la spacciatrice. "Io è più preoccupata che noi scatena guerra di mafia".
"Io intendeva proprio questo" ribatte Viktor, battendosi un colpo sulla coscia. "Niente cadaveri, niente guerra. Se loro trova corpi, loro cerca me".
"Questo è mondo difficile" ironizza Zoya, guardando Viktor di sottecchi. "Tu ha paura?"
"Io ha reputazione da mantenere, io non può lasciare prove di mio diretto intervento. E cadaveri che sa di fosgene è chiaro segno, è traccia che conduce a me".
"Questo lavoro non piace" mormora Margarita, soffiando una boccata di fumo e cercando di darle una forma muovendo l'indice. "Arthur non piace. Questo è lavoro schifoso, tanti rischi e poco guadagno".
"Da, tu ha ragione" commenta la maîtresse, sovrappensiero. "Troppe incognite e troppi rischi. Sa di grande inculata... io quasi quasi pensa di rinunciare".
La spacciatrice spegne la sigaretta e si volta verso Viktor. "Da quanto tempo tu conosce fratello di Alexei?"
Il mercante fissa per un momento la donna negli occhi, poi si stacca dalla parete e si avvia verso la porta. "Io ha altro da fare. Io ha offerto mio aiuto. Se voi non vuole prendere carico, va bene così. Io ha altro da fare".
Margarita lo fissa con odio, cercando di trapassare la sua schiena con lo sguardo. Odia quando qualcuno le mette fretta, soprattutto se quel qualcuno non è il capofamiglia. "Bene, noi ci aggiorniamo domani".
"Prossima volta io fa trovare vodka polacca" ridacchia Zoya, cercando di mantenere un tono conciliante ma riuscendo solamente ad irritare ancor più il mercante.
Il rumore dello sciacquone richiama l'attenzione dei tre, poi Anatoli esce aggiustandosi la patta e osserva Viktor con la mano sulla maniglia. "Tu va già via? Cosa io ha perso?"
"Niente, Viktor teme arrivo di polizia" sibila Margarita, fissando storto il mercante d'armi.
"Da, polizia" annuisce il corriere. "Se noi fa bene nostro lavoro, quando arriva polizia noi è già lontani".
"Io preferisce lavoro pulito e silenzioso" aggiunge Viktor, voltandosi e lanciando uno sguardo alla spacciatrice.
Un largo sorriso illumina il volto di Anatoli, che sembra aver deliberatamente ignorato la tensione presente nella stanza. "Armi silenziate, da! Questa è buona idea!"
"Io pensa a rischi di rubare in casa di altra Famiglia" borbotta Margarita. "Io ha fatto due conti. Quella è zona sotto controllo diretto di Petrov".
Il sorriso di Anatoli si incrina leggermente. Sa che a Boston gli Antonovich sono al comando, ma gli equilibri sono abbastanza precari a causa della presenza di altri gruppi organizzati, come gli irlandesi ed i colombiani. Per non parlare degli italiani, che non vedono l'ora di poter espandere il loro territorio. Scontrarsi apertamente con i Petrov, la seconda Famiglia russa più potente di Boston, non può far bene agli affari. Sembra, piuttosto, un ottimo modo per innescare una guerra tra russi. E senza un piano a prova di bomba, sarà proprio quello che succederà.

martedì 21 marzo 2017

0154 - prezzo di favore

Il mercante d'armi ferma la macchina sotto l'insegna della Sewers Cleaning Company, quindi si dirige verso il retro dell'edificio. Una scaletta di metallo conduce ad un piccolo appartamento al primo piano, Viktor apre la porta senza bussare ed entra. Un uomo decisamente sovrappeso, dai radi capelli neri, è seduto su un divano in pelle e sta pestando furiosamente i tasti di un controller; davanti a lui, su uno schermo LCD da non meno di 50 pollici, fanno bella mostra di sé le immagini dell'ultimo Call of Duty. Un sistema dolby erutta i suoni della battaglia.
"Attento, tu ha nemico dietro container!" esclama Viktor, afferrando una birra aperta e sedendosi su una sedia.
Miroslav sposta la levetta del pollice e fa fuoco un paio di volte, poi lancia via il controller quando la killcam ripercorre l'ingloriosa fine del suo avatar digitale. "Odjebati! Cosa vuoi che Miro fa questa volta?" esclama, grattandosi la pancia e cercando con lo sguardo un'altra birra.
"Io ha bisogno che tu fa spurgo invertito per me dentro casa di... amici".
"Io deve inondare di merda casa di tuoi amici? No problema, prijatelj" ribatte Miroslav, tirando su col naso.
"No merda, fosgene. Io e miei soci deve entrare in casa e noi non vuole testimoni, deve essere lavoro pulito. Noi non vuole rischiare scontro a fuoco. Però se tu vuole, tu può usare merda per coprire odore di fosgene".
"Tu ha visto casa da riempire?" chiede l'uomo. "Io ha accesso da strada direttamente dentro casa?"
"Io non ha ancora fatto sopralluogo, io so solo che casa è circondata da muro alto tre metri" risponde Viktor, prendendo un tovagliolino unto e disegnando a grandi linee la planimetria della casa.
"Questo è problema, Viktor" commenta il serbo. "Per effetto di fosgene serve dieci minuti più tempo di pompaggio, io può rompere vetro ma io pensa che poveri stronzi accorge che qualcosa non va. E tubo è grosso, se io non becca subito vetrata, agente esce da cancello e riempie tutto quartiere".
"Tu non ha altro modo per infilare tubo in casa?"
"Io può usare drone per dirigere tubo, ma tempistiche è troppo strette per quello che tu vuole".
"Niet droni, quella è zona residenziale" risponde Viktor scuotendo la testa. "Loro vede tubo volante e capisce che sta succedendo qualcosa".
"Io non ha altre idee" esclama Miroslav con un'alzata di spalle. "Tu pensa a piano, io intanto procura materiale. Quando tu sa come io può arrivare dentro casa e lavorare senza insospettire nessuno, io porta mio camion vicino a villa e scarica contenuto".
Viktor cerca di mascherare il suo disappunto con un paio di colpi di tosse, poi si alza e si avvia verso la porta. "Tu tiene cellulare acceso. Solito prezzo?"
"Da, per te solito prezzo di favore".

Anatoli entra nel motel e, seguendo le voci di Margarita e Zoya, si dirige verso la stanza dietro al bancone. Le due donne stanno discutendo animatamente e l'argomento sembra Arthur. La bottiglia di vodka sul tavolo è piena a metà, segno che la discussione sta andando avanti da un po'.
"Novità?" chiede il corriere, sedendosi sul divanetto.
"Niet" esclama Margarita, accendendosi una sigaretta e porgendo il pacchetto alla maîtresse. "Villa è peggio di fortezza. Dannatamente difficile entrare. Arthur ha proposto bel lavoro di merda".
"Da, anche io pensa. Io ha parlato con Alexei, lui ha confermato che suo fratello è testa calda. E' finito in galera per traffico di droga, lui ha preso rischio troppo grande da gestire".
"Lavoro di merda" ripete la spacciatrice, soffiando una boccata di fumo. "Io spera che Viktor ha soluzione, perché io non ha molte idee per risolvere casino".
"Da, anche io spera questo" commenta Anatoli, appoggiando la testa sullo schienale del divano ed alzando gli occhi al soffitto.