Visualizzazione post con etichetta avventura 4. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta avventura 4. Mostra tutti i post

martedì 6 settembre 2016

0129 - ultime notizie

Anatoli si china su Sergej, ancora bloccato per lo stupore, è ruota la leva dei fari; le luci si spengono e la strada di fronte a loro ritorna ad essere immersa al buio. I tre russi impugnano le pistole e si preparano allo scontro a fuoco.
Una pickup sfila di fronte a loro e prosegue senza rallentare, percorrendo ad alta velocità la statale. Musica country si diffonde dai finestrini, riempiendo il silenzio della notte e coprendo il basso rumore del motore della Volvo.
"Noi ora va" mormora il pianista, accendendo i fari ed avanzando lungo la via. Dopo aver controllato che non ci siano altri veicoli in transito, Sergej svolta a destra e si allontana un po', poi si ferma nel parcheggio di un capannone.
Anatoli fa partire la chiamata ed attende che l'operatore risponda, quindi esclama con accento americano: "Salve, volevo segnalare un'attività illecita. Ci sarà una vendita di armi a mezzanotte al 12 di Otis Street, Westborough. Ho sentito che parecchi uomini erano interessati all'affare".
"Può ripetermi l'indirizzo?" chiede il poliziotto.
Il corriere ripete l'indirizzo, poi chiude la telefonata quando l'operatore chiede di identificarsi.
"Ora noi attende" mormora Margarita, frugando nella tasca del sedile e recuperando una rivista ingiallita. Dopo averla stesa sulle sue ginocchia, sistema un po' di coca e la sniffa con l'ausilio di una banconota arrotolata.

Dopo mezz'ora di attesa, i russi vedono un furgone bianco transitare lentamente lungo la via, rallentare e svoltare a sinistra poco più avanti.
"Quelli deve essere coglioni ariani" esclama Sergej, stringendo il volante fino a farsi sbiancare le nocche. "Ora noi prega che polizia arrivi presto".
Dopo circa cinque minuti, due volanti della polizia ed una macchina senza insegne sfilano di fronte a loro e si infilano nella stessa laterale. I lampeggianti si accendono, illuminando la vegetazione di rosso e di blu, poi il gruppo sente distintamente alcuni colpi di arma da fuoco.
"Questo è momento buono per andare" esclama Anatoli, facendo cenno a Sergej di mettere in moto.
Il pianista avvia la macchina e prosegue a fari spenti per mezzo chilometro, poi accende le luci e si dirige con calma verso Boston.

Sono ormai le due di mattina quando la Volvo si infila nell'ingresso del Patty's Auto Parts. Anatoli accende l'autoradio e ruota la manopola finché non riesce a sintonizzarsi su una stazione locale.
"...zione speciale del radiogiornale notturno" esclama la voce del cronista. "Alcuni criminali affiliati al movimento neonazista sono stati arrestati dopo aver ingaggiato uno scontro a fuoco con la polizia. Un membro della banda è stato ucciso dalle forze dell'ordine. La polizia ha trovato materiale radioattivo, che i criminali intendevano utilizzare per la costruzione di una bomba sporca. Tre uomini sono stati arrestati con l'accusa di terrorismo. L'operazione è ancora in corso".
"Io dice che tutto è filato liscio" esclama Sergej, sorridendo.
Anatoli impone il silenzio, poi continua ad ascoltare il radiogiornale. "La polizia, in collaborazione con i servizi segreti, ha svolto un ottimo lavoro di intelligence..."
"Da, da, ora soffiata è definita lavoro di intelligence" borbotta Margarita, accendendosi una sigaretta.
Il corriere spegne la radio, poi smonta e riconsegna le chiavi a Ilya.
"Spassiba" mormora l'uomo. "Io lascia vettura intatta, se voi ha di nuovo bisogno di mezzo".
"Da, tu però distruggi targhe" commenta Anatoli, poi saluta e raggiunge i compagni a bordo della sua berlina. Margarita ha appena chiuso la telefonata con Alexei, che si è complimentato per l'ottimo lavoro svolto.
"Ora che lavoro è finito, tu accompagna noi a casa?" chiede la spacciatrice.
"Io ha bisogno di svago e di bicchiere di vodka" risponde Anatoli. "Tu vuoi fare me compagnia?"
Margarita accenna ad un sì con la testa, poi si accascia stremata sul sedile.
"Io passa" commenta Sergej. "Io ha bisogno di dormire dopo faticaccia di stanotte".
"Tu non era invitato" sibila Anatoli, poi avvia il motore e si dirige verso il centro di Boston.

martedì 30 agosto 2016

0128 - depositare la merce

I fari sfarfallanti del vecchio Bedford illuminano la rete metallica che costeggia sulla destra la strada; la vegetazione incolta ha trovato spazio tra le maglie ed ora invade parte del marciapiede.
Dall'altro lato, una lunga fila di alberi segna il confine della proprietà della Maines Paper & Food Services, una grossa ditta di catering che rifornisce le mense di scuole e aziende. Il parcheggio davanti al grosso capannone in mattoni rossi è deserto.
"Tu prende prossima svolta a sinistra" esclama Margarita, osservando la strada attraverso il parabrezza.
Anatoli attiva la freccia e controlla nello specchietto retrovisore che Sergej faccia altrettanto.
La strada asfaltata è immersa nel buio; nemmeno la luce della luna, bassa nel cielo, riesce a penetrare la chioma della fitta vegetazione che cresce rigogliosa tutt'attorno.
I fari illuminano i guard rail mentre il furgone scende lungo la via e si ferma davanti ad una sbarra di metallo, da cui pende un cartello che ondeggia dolcemente sotto l'effetto del vento.
Anatoli e Margarita fissano il largo spiazzo che copre gran parte della proprietà, al centro della quale si staglia la sagoma di un largo e basso capannone in cemento ancora in costruzione. I basculanti per l'accesso all'edificio non sono ancora stati montati; l'oscurità all'interno dei grossi varchi d'accesso è impenetrabile.
"Questo è ottimo posto per contrabbando" mormora Margarita.
"Noi deve preoccuparci di quelli?" commenta Anatoli, indicando un paio di furgoni ed una ruspa che riposano abbandonati al centro della distesa asfaltata.
"Mezzi è di proprietà di impresa di costruzioni chiusa per tangenti" replica la spacciatrice. "Qui è tutto abbandonato".
Il volto del corriere viene illuminato dagli abbaglianti della Volvo. "Sergej è impaziente" mormora Anatoli, poi controlla l'orologio. "Dieci e quarantacinque. Noi deve fare presto".
Margarita scende, mostra il medio al pianista, poi si avvicina alla sbarra e spinge sul peso. L'asta si alza ed i due mezzi entrano nel parcheggio.
La Volvo affianca il furgone di Anatoli ed illumina una spianata di terra sulla destra, invisibile dalla strada a causa della copertura data dagli alberi. Un reticolato arancione delimita un alto cumulo di terra. Più avanti si stagliano un paio di container arrugginiti; poco distante sono stati ammassati tubi metallici di varie dimensioni e pallet incelofanati di materiale inerte.
Margarita si avvicina al Bedford e bussa sul finestrino. "Io controlla interno di capannone" esclama, poi si avvia verso uno degli accessi.
Dopo aver illuminato l'ampio spazio interno, la donna torna indietro soddisfatta. "Dentro c'è solo materiali di costruzione" esclama sorridendo.
Anatoli tira il freno a mano, scende e monta insieme alla spacciatrice nella Volvo. Sergej continua a guardare l'orologio, preoccupato dal ritardo accumulato. Se gli ariani si presentano all'appuntamento prima del previsto, il loro piano salta. "Anatoli, tu ora chiama polizia e avverte di scambio. Io intanto fa manovra".
Mentre il corriere compone il 911, Sergej ingrana la retro, volta la macchina ed oltrepassa la sbarra. In quel momento i russi sentono il rumore di un altro veicolo lungo la via principale e vedono l'asfalto illuminato da una coppia di fari.

martedì 23 agosto 2016

0127 - mezzi di fortuna

"Dove tu ha trovato questo rottame?" chiede Sergej, chiudendo la portiera di un vecchio Bedford tutto scassato e con i paraurti arrugginiti. Quando si volta verso il vano posteriore, nota che Margarita sta fumando seduta su una panchina che corre lungo tutta la parete sinistra. I due si salutano con un cenno.
"Io ha preso da deposito di Famiglia" risponde sorridendo Anatoli. "Targhe sono di macchina piena di polvere lasciata a marcire in prato vicino Weymouth".
Sergej dà un paio di colpi con la mano al cruscotto di fronte a sé; il metallo stride, come se le viti che lo tengono fermo fossero tutte allentate. "Tu è sicuro che questo arriva fino a magazzino abbandonato?" mormora, voltandosi verso il corriere. 
"Se motore si spegne, tu spinge" commenta Anatoli, poi avvia il furgone e si dirige verso Westwood.

Sergej si lascia cadere con un sospiro sul sedile del passeggero. Aloni di sudore scuriscono la sua camicia bianca. Il trasferimento della cassa, seppur mezza vuota, ha richiesto un notevole sforzo da parte di tutti. "Prossima volta noi noleggia carrello elevatore" borbotta infastidito.
"Tu ha bisogno di fare più attività fisica" ribatte Anatoli, prendendo posto alla guida e girando la chiave. Il motore sputacchia, quindi comincia a rombare sommessamente. Una nuvola di fumo nerastro esce dal tubo di scappamento, riempiendo la visuale dello specchietto retrovisore.
"Io stava pensando... se noi vuole fare trovare cassa a coglioni, come fa senza lasciare qualcuno lì?" chiede il pianista, lanciando un'occhiata all'autista.
"Semplice, noi abbandona lì furgone e lascia chiavi in quadro" risponde Anatoli, senza distogliere gli occhi dalla strada.
"E poi noi come va via?"
"Io deve sempre pensare a tutto" borbotta Anatoli. "Noi ora passa a prendere altra macchina in deposito, poi noi va fino a magazzino in costruzione".
Margarita intanto estrae il cellulare e compone il numero di Philip. Il telefono squilla per sei volte, poi scatta la segreteria.
"Philip non risponde" mormora la spacciatrice. Dopo aver riprovato a chiamare ed aver di nuovo sentito scattare la segreteria, la donna attende il segnale acustico. "Sono Margarita. Tu chiama me subito o io viene a trovare te in tua casa".
Cinque minuti dopo, il telefono di Margarita vibra. "Priviet, Philip".
Il ragazzo non risponde al saluto. "Scusa, ero al telefono con un'altra persona".
"Loro ha contattato te?"
"Sì, il vostro incontro è confermato".
"Perfetto! Tu è stato bravo ragazzo".
"Ora che tutto è finito, penso che mi prenderò del valium e cercherò di dormire" borbotta il ragazzo, poi chiude la conversazione.
Margarita scoppia a ridere. "Va bene. Tu chiama se tu ha bisogno di qualcosa".
"Ti assicuro che non lo farò" risponde con voce stanca Philip.
"Quante storie per semplice telefonata! Dasvidania!" esclama la spacciatrice, chiudendo la conversazione.
Anatoli guarda Margarita che sta ancora ridacchiando. "Tutto bene? Cosa ha detto lui?"
"Noi ha appuntamento" risponde la donna.

La falce di luna è ormai visibile da un po' quando Sergej finisce di controllare il motore della vecchia Volvo che Ilya, il proprietario del Patty's Auto Parts, ha fornito loro per pochi spiccioli.
Anatoli tira l'aria, quindi gira la chiave. Il motore sputacchia un paio di volte, poi va in moto.
"Sicuro che tu è musicista?" chiede Ilya, stupito dal lavoro del pianista. "Tu ha futuro come meccanico!"
"Io no meccanico. Io suona pianoforte" risponde Sergej, chiudendo il cofano.
"Se tu ha finito colloquio di lavoro, tu può prendere posto" esclama Anatoli, scendendo dalla Volvo e dirigendosi al furgone.
"Da, da" mormora Sergej, pulendosi le mani con uno straccio.
Un paio di minuti dopo, i due mezzi stanno viaggiando sulla superstrada in direzione del magazzino in costruzione.

martedì 16 agosto 2016

0126 - punizioni

"Noi ora avverte Zoya che noi ha trovato stronzi che ha picchiato lei" esclama Margarita, digitando il numero della maîtresse e facendo partire la telefonata. Tutti si stringono attorno alla spacciatrice per sentire la conversazione.
"Priviet, Margarita" risponde la donna. "Tu ha novità?"
"Noi ha trovato uomini che ha gonfiato te e tuo uomo" spiega la spacciatrice. "Noi ora incastra loro".
"Bene. Voi ha fatto come io ha chiesto?" chiede la maîtresse. "Loro sta soffrendo?"
Sergej si avvicina al cellulare ed esclama: "Quando loro finirà in prigione, loro vivrà lunga sofferenza".
"Loro finisce dentro Guantanamo" aggiunge Anatoli.
"Voi non può infilare proiettile in loro pance, così loro urla mentre loro finisce dietro sbarre?" chiede Zoya.
"Probabile che polizia spari loro" ribatte Margarita. "Tu non preoccupa di loro dolore. Loro soffrirà".
"Bene, bene..." approva la maîtresse. "Io ora torna a mia contabilità. Dasvidania".
"Dasvidania" esclama la spacciatrice, chiudendo la telefonata.
"Qual è prossimo passo di piano?" chiede Sergej.
"Noi ora avverte Alexei che noi ha organizzato incontro, poi noi porta carico container in deposito abbandonato" risponde Margarita.
Anatoli annuisce, quindi si avvia verso la propria auto. Con un senso di sollievo nota che il furgone della disinfestazione non è più parcheggiato davanti alla sua berlina.

"Vostro è buon piano" commenta Alexei, dopo aver ascoltato Margarita esporre i propositi per incastrare la banda di ariani.
"Spassiba" esclama la spacciatrice.
Alexei afferra un mazzo di chiavi da un cassetto, nel sgancia una e la consegna ad Anatoli. "Potete prelevare cassa con materiale. Box numero dodici, magazzino vicino quartiere di Westwood".
"Noi non può usare deposito, io immagina" mormora il corriere, sperando di ottenere un nuovo posto dove nascondere il proprio armamentario personale.
"Box è proprietà di Famiglia" ribatte il capo. "Voi lascia deposito pulito, poi voi dimentica sua esistenza".
Il volto di Anatoli rimane imperturbabile. "Niet problema".
"Perché tu fa domande su deposito?" chiede Margarita. "Noi ha già luogo per scambio. Tu è ancora scombussolato per attività mattutina? Passato tanto tempo da tua ultima volta?"
Lo sguardo del corriere saetta nella direzione della spacciatrice, ma il suo volto rimane impassibile. Solo la contrazione delle dita della mano destra fa intendere a Margarita ed a Sergej che la sua tranquillità esteriore è solo una maschera.
"Io non vuole sapere cosa è successo" esclama Alexei, facendo finta di non aver inteso l'allusione. "Voi ora prende furgone e trasferisce cassa, poi voi attende ora di appuntamento e avvisa polizia".
"Da, tutto chiaro" commenta Sergej, alzandosi e sorridendo al capo. "Noi ora conclude lavoro, poi noi viene qui per riferire e per bicchiere di vodka".

"Prossima nottata sarà impegnativa" esclama Margarita, chiudendo la porta dell'ufficio di Alexei e raggiungendo i compagni al piano di sopra. "Io propone di dormire fino a ora di cena, poi noi trasferisce cassa con favore di tenebre".
Sergej approva con un cenno. "Questa è ottima idea. Notte scorsa io ha dormito molto poco. Vicini ha tenuto volume alto fino a prime luci di alba. Pessima musica! Io odia musica tecno".
La spacciatrice si volta verso Anatoli. "Tu accompagna noi?"
"Dato che tu non ha imparato quando tenere tua bocca chiusa, io va diretto a casa" sibila il corriere. "Voi prende taxi".
Sergej fulmina la spacciatrice con lo sguardo, poi borbotta un saluto ed esce dal locale.

martedì 9 agosto 2016

0125 - quindici lunghi minuti

Quando Sergej sente la porta del Green T Coffee aprirsi, si stacca dal muro e si volta per fare un cenno ai suoi due compagni. La sua mano si blocca a metà quando nota un signore di mezz'età, in completo e coi capelli grigi fissati con il gel, fermo sul marciapiede accanto ad una ragazza in completo.
"Spero non sia nulla di grave" commenta la bionda, aggiustandosi una ciocca di capelli. "Li hai sentiti anche tu quei rumori, no?"
"Probabilmente uno dei clienti non ha digerito la cheesecake" ridacchia l'uomo, guardandosi attorno in cerca di un taxi. "Aveva un aspetto orribile. Potrebbero beccarsi una denuncia servendo porcherie del genere".
"Sembravano più delle urla femminili..." borbotta la ragazza, per niente convinta delle parole del suo accompagnatore. "Non credi sia il caso di chiamare la polizia? Forse stavano aggredendo una ragazza".
"Meglio non impicciarsi in cose del genere" esclama l'altro, voltandosi a guardarla. "Dobbiamo tornare allo studio per preparare la linea difensiva per il caso Rowell. Lasciamo che se ne occupino le commesse del locale" aggiunge sorridendo.
Un taxi accosta, l'uomo apre la portiera e fa salire la ragazza, poi si accomoda al suo fianco. Dopo qualche secondo, l'insegna sul tettuccio si spegne.
Mentre la macchina si allontana, Philip si avvicina. "Che sta succedendo?"
"Io non sa" mormora Sergej, controllando l'orologio per l'ennesima volta. E' passato più di un quarto d'ora dal termine della telefonata ed i suoi due compagni non sono ancora usciti dal locale. "Forse urla di Margarita ha attirato attenzione di clien..."
La sua frase viene interrotta dalla porta che si apre di nuovo. 
"Eccoli!" esclama Philip, indicando Anatoli e Margarita fermi all'imbocco del vicolo. I due si guardano attorno poi, richiamati da un fischio del pianista, notano i due e li raggiungono. La spacciatrice ha un'aria soddisfatta ed i capelli in disordine; l'espressione del corriere, invece, è indecifrabile.
"Tu ha fatto telefonata?" chiede Margarita, fissando Philip.
"" ribatte il ragazzo. "Mi richiamerà per confermare".
"Philip è ottimo attore, lui sembrava professionista di contrabbando" commenta Sergej, poi aggiunge: "Tutto bene dentro locale? Forse voi ha attirato attenzione".
"Da, tutto bene" ribatte Anatoli, accennando un sorriso.
"Tu ha fatto buon lavoro" esclama Margarita guardando il ragazzo, "quindi noi è pari".
"Mi fa piacere sentirtelo dire" borbotta il ragazzo, poi aggiunge: "Ho rischiato il culo per cento fottuti dollari".
La spacciatrice alza un sopracciglio, poi infila una mano in tasca. "Da, tu ha rischiato tuo culo. Io allora offre te piccolo regalo" esclama, allungandogli una busta con un po' d'erba.
Philip afferra la bustina, fa un cenno di saluto ed esce dal vicolo.
"Dasvidania!" gli urla dietro Sergej. "Io passa da tuo zio se io decide di cambiare macchina!"
Il ragazzo si volta, lo sguardo sofferente di chi sa che avrà di nuovo a che fare con dei criminali. Quando un taxi si ferma accanto a lui, fa un cenno affermativo con la testa, poi sale e indica al tassista di andare.
"Davvero molto bravo" mormora il pianista, voltandosi verso i due compagni.
"Da" commenta Anatoli, incrociando le braccia.
"Io non intendeva te, io parlava di ragazzo" puntualizza Sergej.
Margarita scoppia a ridere, Anatoli invece fissa serio il russo. "Da, io aveva capito. Io non ha bisogno di tua approvazione per sapere che io ha fatto ottima prestazione in retro di locale".
La spacciatrice si mette in mezzo tra i due per evitare che la situazione degeneri. Dopo aver guardato entrambi negli occhi, esclama: "Noi ora ha appuntamento. Ora noi deve organizzare spostamento di cassa da magazzino a luogo di incontro, poi noi aspetta arrivo di coglioni e chiama polizia".
Sergej scuote la testa pensieroso. "Io non fida di..."
"Di polizia?" lo interrompe Anatoli.
"Niet, io non intendeva polizia. Polizia fa lavoro buono".
"Non come polizia russa" commenta il corriere.
"Se tu paga, loro è molto solerti" ribatte Sergej ottenendo un cenno di assenso da Anatoli, poi riprende: "Io intendeva che io non fida di banda di ariani. Forse loro cerca di tirare noi inculata, come dice americani".
"Niet problema, noi non deve andare a appuntamento" ridacchia Anatoli. "Se loro vuole prendere armi senza pagare, loro verrà con altre armi. Loro però spara a polizia. E polizia non è felice quando qualcuno spara loro".

martedì 2 agosto 2016

0124 - venditore professionista

Philip si appoggia alla muro e osserva un'ultima volta Sergej, che lo fissa impassibile. Poi controlla per l'ultima volta il numero, sospira e preme il tasto di chiamata.
"Ciao!" esclama con tono allegro il ragazzo. "Tu non sai chi sono, ma io so che tu cerchi qualcosa. Me l'ha detto un certo Roy Carter".
Dopo una breve pausa, riprende: "Non ti fidi, è chiaro. Fai pure quello che vuoi, io... sì, sì... spero tu stia scherzando, comunque se ti interessa io devo liberarmi di un po' di merce che, a quel che mi ha detto Roy, ti serve".
Altra pausa. "Cinque... sì, AK... no, niente di più piccolo" esclama, lanciando uno sguardo a Sergej, che scuote la testa e fa cenno di continuare la trattativa.
"Milleseicento per tutto, cinque caricatori compresi... sì... guarda, solo perché devo disfarmene facciamo millequattrocento" replica sbuffando, "ma questa è la mia ultima proposta".
Sergej lo fissa intensamente, vorrebbe chiedergli come sta andando la trattativa ma si guarda bene dal farlo. Philip gli fa un cenno affermativo, poi riprende a parlare: "No, decido io dove... Segnati questo indirizzo: 12 di Otis Street. E' un capannone abbandonato fuori città. Ci vediamo lì dopo mezzanotte, metti i contanti in un borsone. Piccolo taglio, non consecutivi. Niente scherzi, niente sbirri" conclude, poi scoppia a ridere. "Con chi pensi di parlare? Sentirò la voce di uno sbirro solo quando mi metteranno delle manette ai polsi".
Dopo aver sentito la risposta, fa una smorfia quindi aggiunge: "Sì, va bene. Puoi richiamarmi su questo numero", poi chiude la telefonata.
"Bravo ragazzo, tu è stato molto convincente" esclama il pianista, sinceramente sorpreso.
Philip scivola lungo la parete e si siede per terra. "E' fatta, avete il vostro incontro. Ed un criminale ha il mio numero di cellulare. Mi vien voglia di vomitare", aggiunge coprendosi gli occhi con la mano e cercando di controllare il respiro.
"Tua voce era calma" commenta Sergej, "come se tu è abituato a questi affari".
"Faccio il venditore nell'autosalone di mio zio" spiega Philip. "Ho immaginato di vendere una delle sue... auto d'occasione".
"Tu vende anche macchine decenti?" chiede il pianista, pensando che potrebbe essere l'occasione buona per cambiare la sua vecchia Prius di seconda mano.
"Non so se ho voglia di rivedervi, dopo tutto questo" mormora il ragazzo, alzando lo sguardo e sorridendo imbarazzato.
"Io può pagare, miei soldi puliti" esclama Sergej. "Non come soldi di Margarita".
Philip si rialza, si passa le mani sul sedere per togliersi la polvere del vicolo, poi infila una mano nel portafoglio e consegna un biglietto da visita al russo. "Va bene, puoi trovarmi qui. Però fai finta di non conoscermi, mio zio non capirebbe".
"Da, niet problema" sorride il pianista, infilandosi in tasca il biglietto da visita.

martedì 26 luglio 2016

0123 - rispondere alle provocazioni

"Tu ha fatto scelta giusta" esclama Margarita, poi volta la testa per controllare la posizione della cameriera. La ragazza sta servendo dei clienti dietro al bancone, troppo lontana per ascoltare la loro conversazione.
La spacciatrice si china in avanti e a bassa voce inizia a dargli le istruzioni. "Tuo amico Roy Carter ha detto te che loro cerca armi. Tu ha carico di fucili di cui tu ti vuoi liberare. Tu rimane vago su dove tu ha preso armi. Se loro non è interessati, tu dì che tu fa buon prezzo".
"Quanto dovrei chiedere?" chiede Philip.
La spacciatrice lancia un'occhiata ad Anatoli, che prontamente risponde: "AK 47 nuovo costa tra cinquecento e settecento dolari. Tu propone milleseicento per cinque pezzi. Tu può scendere a milleduecento senza che tu sembra sospetto. Tu aggiunge che cinque caricatori e munizioni è compresi".
Margarita ritorna a fissare il giovane. "Tutto chiaro, da? Poi tu dà loro appuntamento di qualche parte".
"Riesci ad essere un po' più precisa?" domanda il ragazzo, agitandosi sulla sedia. "Non ho dimestichezza con i luoghi malfamati".
La donna ripensa alle sue passate compravendite nei dintorni di Boston ed ai luoghi in cui ha organizzato gli incontri: un deposito abbandonato vicino alla superstrada, una cava in disuso ed un capannone, la cui costruzione è stata bloccata per un giro di tangenti. Tutti buoni posti, facilmente raggiungibili. Solo uno, però, permetterebbe alla polizia di arrivare di soppiatto. "Tu può organizzare incontro per domani dopo mezzanotte vicino a capannone abbandonato fuori città, 12 di Otis Street".
"Non ho la più pallida idea di dove sia" mormora il ragazzo, accennando un sorriso di circostanza.
"Tu fa telefonata e io dimentica tuo debito. Io dà te piccolo bonus, anche" conclude Margarita, incrociando le braccia ed appoggiandosi allo schienale.
"Io non vuole sapere di che bonus tu parla" mormora Anatoli, alzando un sopracciglio.
"Io intende cocaina" ribatte la spacciatrice, poi il suo volto si illumina quando riesce ad afferrare il doppio senso. "Ah, giusto! Zoya ha detto me che tu è uno poco finocchio".
"E' vero?" esclama stupito Sergej, girandosi di scatto verso il corriere.
Anatoli pesta una mano sul tavolo, facendo tintinnare le tazze. Tutti si voltano di scatto a guardarlo. "Noi ha già fatto questo discorso! Ultima volta era dentro locale di capo ed io ha evitato di scopare te su bancone. Questo non è locale di Alexei. Tu vuole proprio continuare con tue provocazioni?"
"Tu parla troppo, questo è tipico atteggiamento di finocchio" ridacchia Margarita, alzando maliziosamente un sopracciglio. Imbarazzato dalle parole del russo, Philip abbassa istantaneamente lo sguardo e fissa le sue mani, intrecciate attorno al proprio smartphone. Sergej tossisce, trattenendo a stento le risate.
Anatoli, rosso in viso, apre e chiude ritmicamente le dita della mano destra, soffiando per calmarsi.
"Come io immaginava" mormora la spacciatrice, distogliendo lo sguardo e riportandolo sul giovane.
Sentendo le parole della donna, il corriere si alza di scatto, la afferra per un braccio e si dirige verso la porta in bagno.
Sergej osserva ad occhi spalancati le due figure sparire dietro la porta, quindi osserva l'orologio. "Dato che miei compagni sarà occupati per prossimi quindici minuti" esclama alzando gli occhi verso Philip, "cosa tu dice se tu fa telefonata? Tu ha contatto da chiamare, da?"
Il ragazzo, incapace di proferir parola, alza il cellulare per indicare che ha salvato il numero in rubrica.
"Vuoi che io accompagna te fuori? Vicolo accanto a caffetteria offre privacy necessaria" propone il pianista, alzandosi e lasciando sul tavolo alcune banconote.
Philip lo segue fuori, mentre alcuni avventori girano incuriositi la testa nella direzione degli strani rumori che provengono dalla toilette.

martedì 19 luglio 2016

0122 - saldare il debito

Sergej si accomoda accanto alla spacciatrice ed allunga le gambe sotto al tavolo mentre Philip, imbarazzato dalla presenza di due estranei, continua a martoriarsi le mani con l'unghia del pollice.
Anatoli, dopo aver constatato che nel bar ci sono solo un paio di avventori al banco in attesa del caffè da asporto e nessuno di questi è interessato a loro, fa un cenno ad una cameriera e poi si siede.
"Philip, ora tu prende tuo cellulare e contatta questo numero, poi..."
"Calma, Margarita" la interrompe Anatoli. "Prima lui beve suo caffè, poi noi parla di affari".
"Da, giusto" conviene la donna. "Noi discute tranquilli di come lui può ripagare suo debito".
Lo studente impallidisce, stringe i pugni e poi distende le dita. Quando si accorge di essersi involontariamente ferito, recupera un fazzoletto e se lo avvolge attorno all'indice, fermando la piccola perdita di sangue che fuoriesce dal piccolo taglio dove un tempo si trovava una pellicina sporgente.
Una delle cameriere si avvicina, afferra un block notes ed una penna dal grembiule e prende le ordinazioni. Dopo qualche minuto ritorna e deposita sul tavolo alcune tazze di caffè. Philip afferra la sua e inizia a sorseggiarne il contenuto, soffiando sulla superficie per evitare di ustionarsi la lingua.
"Tu deve telefonare di persona" riprende la spacciatrice, dopo aver assaporato il liquido nero e completamente amaro. "Io non conosce, tu non conosce. Però tu deve offrire lui armi che lui sta cercando e convincere lui a comprare di te. Nostro accento è troppo marcato".
Philip appoggia la tazza sul tavolo, poi alza timidamente gli occhi ed incontra lo sguardo della donna. "E se questo mi chiede chi sono e dove ho recuperato le armi?"
Margarita lancia un'occhiata interrogativa ad Anatoli, che risponde con una scrollata di spalle; la responsabilità di rendere la storia verosimile è sua, ha ideato lei il piano ed ha voluto lei usare Philip come intermediario. Che si arrangi.
"Tu dì che tu ha sentito uomini parlare in palestra" propone la spacciatrice, guardando la reazione dei suoi compagni con la coda dell'occhio.
La testa di Anatoli si muove lentamente a destra ed a sinistra in segno di diniego. "Niet accenni a palestra. Tu vuole mettere nostro compagno in mezzo a casini?"
"Da, da" annuisce Margarita. "Cosa voi dite di amici fuori di chiesa battista?"
"Questa è buona idea" mormora Sergej, sorridendo poi a Philip. Il ragazzo, visibilmente sulle spine, gli fa pena: sa cosa si prova ad essere costretti a fare qualcosa che non si vorrebbe mai fare solo perché la vita ti ha fatto finire in un brutto giro. Una parte di lui vorrebbe prenderlo per un braccio, accompagnarlo fuori e dirgli di tornarsene a casa; un'altra parte, quella lucida, quella resa dura dalle recenti esperienze, sa però che questo non risolverebbe il problema. Anzi, potrebbe anche essere peggio. Ci sarebbe bisogno di un altro intermediario. E se si rivelasse più disperato di Philip?
Il giovane sospira, poi lentamente alza la testa. La luce nei suoi occhi è cambiata, non è più quella di un ragazzo impaurito. Lo sguardo ora è serio, deciso, è un uomo determinato a percorrere una strada difficile e ad affrontarla a testa alta, anche se fa paura.
"Avete un nome che posso fornire ai possibili compratori?" mormora alla fine. Non c'è alcun tremore nella sua voce.
Anatoli accenna un sorriso. Ha già visto succedere qualcosa di simile, in passato, durante il lavoro sotto copertura in Europa; quando o costringevi qualcuno ad aiutarti o eri un uomo morto. E' una reazione che ha sempre trovato affascinante, quasi degna di rispetto. Non ha mai stilato classifiche, ma quei contatti che hanno reagito così se la sono cavata meglio degli altri. Hanno mantenuto il sangue freddo, la lucidità necessaria. Non tutti sono sopravvissuti. Molti però ce l'hanno fatta, hanno portato a casa la pelle. "Da, noi ha nome".
"Da" inizia a ridacchiare Margarita. "Nome di morto!"
Philip impallidisce quando sente parlare di morti, ma il suo sguardo non si abbassa; i suoi occhi rimangono fissi su quelli della donna. Questo è buon segno, ragazzo promette bene pensa Anatoli, accentuando il sorriso. "Tu no preoccupa, noi non ha ucciso nessuno. Noi ha solo scaricato piccolo nazista davanti a gruppo di negri".
La testa del giovane si gira leggermente verso il televisore appeso al muro, sintonizzato su un telegiornale, su cui stanno passando le immagini di un paio di ragazzi afroamericani caricati a forza in una volante, poi torna a fissare Margarita.
"Io avrei evitato di dire questo" mormora fra sé e sé Sergej, quindi estrae dalla tasca la patente del naziskin, la appoggia sul tavolo e la fa scivolare verso la spacciatrice.
"Tuo contatto è Roy Carter" esclama la donna, leggendo ad alta voce il nome sul documento.
Philip indica con un cenno la televisione, poi incrocia le dita sopra al tavolo. "Ricordi che ti devo solo cento dollari, vero? Qui rischio seriamente il culo!"
"Lui deve te solo cento dolari?" esclama Anatoli fissando la spacciatrice con sguardo interrogativo. "Io pensava molto di più".
"Tu non conta interessi" esclama Margarita sorridendo ed alzando un sopracciglio. "Tu deve solo fare telefonata, mi pare prezzo adeguato".
"Vaffanculo gli interessi" ribatte il ragazzo. "E un vaffanculo anche a voi non ve lo toglie nessuno".
"Io immagina che tu vuole avere Margarita come amico" sbotta Sergej, anticipando la reazione di Anatoli. Non vuole vedere altro sangue, soprattutto quello del giovane che ha avuto il coraggio di alzare la testa, cosa che a lui non è mai riuscita. "O tu preferisce avere lei come nemico?"
Il ragazzo scrolla le spalle, recupera il telefono e fissa un'ultima volta la spacciatrice. "Facciamo questa stronzata e siamo pari, ok?"

martedì 12 luglio 2016

0121 - ultime notizie alla radio

Sergej scende dalla berlina, porge un bicchiere di carta a Margarita colmo di caffè, poi attende che la donna salga in auto per accomodarsi di nuovo accanto ad Anatoli.
"Io ha già detto a Sergej che io ha sentito mio contatto" esclama la spacciatrice, recuperando una sigaretta ed iniziando a giocarci. Le case ed i palazzi sfilano accanto alla macchina, coprendo a tratti il cielo terso. "Philip farà da intermediario. Noi propone vendita di armi a naziskin, poi noi organizza incontro, chiama polizia e incastra loro con carico nucleare".
I due russi si guardano, poi Anatoli fissa la donna dallo specchietto retrovisore. "Tu ha pensato a tutto, da?"
"Tu ha altra idea?"
"Cosa voi dice se Philip incontra naziskin e consegna loro armi? Noi può fare chiamata a polizia appena prima di consegna, così loro arriva e trova naziskin con mani su bomba" propone Sergej. "Oppure noi organizza in posto dove loro lavora. Così agenti trova solo Philip e arma nucleare, mentre noi sta alla larga. Noi così esce puliti".
"Niet, io non voglio usare Philip come esca e mandare lui in gabbia" esclama la spacciatrice. "Philip è buon cliente".
"Tu aveva detto che lui non paga" mormora Anatoli, continuando a tenere gli occhi sulla strada. "Come mai tu ha cambiato idea?"
"Lui ha solo periodo difficile" esclama Margarita socchiudendo gli occhi. "Io ha detto niet galera per mio cliente".
"Da, da, niet problema, noi terrà lui fuori di galera" esclama il corriere accennando un sì con la testa. "Io non vede ora di mandare coglioni a Guantanamo. 'Terroristi nazisti' suona bene come capo di accusa".
Margarita e Sergej iniziano a ridacchiare, poi il pianista riprende il controllo di sé e si volta a guardare prima la spacciatrice, poi il corriere. "Voi ha saputo niente di giovane naziskin che noi ha lasciato in territorio di Nuova Africa?"
"Niet" esclama Anatoli, poi allunga la mano ed accende l'autoradio. Dopo aver sintonizzato il canale su uno dei telegiornali locali, appoggia di nuovo la schiena sul sedile e si mette in ascolto.
"... e per la cronaca estera è tutto. Passando alle notizie locali, ieri notte la polizia è dovuta intervenire per fermare il linciaggio di un uomo bianco in mutande da parte di una gang di afroamericani nel quartiere di Roxbury. Il giovane, che a detta degli inquirenti faceva parte di una gang di naziskin, è stato trasportato d'urgenza al Massachussetts General Hospital; purtroppo per lui non c'è stato nulla da fare. Tre persone sono state arrestate con un'accusa di omicidio volontario aggravato da motivi razziali; gli agenti stanno setacciando il quartiere in cerca dei due complici che sono riusciti a fuggire a piedi prima dell'arrivo della polizia".
Sergej fissa il cielo fuori dal parabrezza senza proferir parola, sconcertato da quanto ha sentito e pienamente consapevole del suo ruolo nella vicenda. Non si aspettava che i neri del ghetto fossero capaci di tanto. Un po' di botte erano scontate, ma farlo finire all'altro mondo... quello proprio no.
"Ragazzo ha scelto pessimo quartiere per fare sonnellino" mormora Margarita, giocando con l'accendino ed accennando un sorriso divertito. "Se coglione avesse giocato a videogames invece di insultare vecchiette, ora suo culo sarebbe piantato su divano di sua casa e non sopra tavolo di obitorio".
Anatoli sorride alla battuta della spacciatrice, poi rallenta e parcheggia la berlina dietro ad un furgone blu, con un disegno bianco che copre gran parte della fiancata, la forma stilizzata di un topo al centro di un mirino. Un paio di ragazzi escono dal Green T Coffee con un'enorme bicchiere di carta, aprono il portellone laterale, raccolgono una cassetta degli attrezzi e si dirigono a est senza degnare i russi di uno sguardo. Un giovane magro, con una maglietta degli Iron Maiden ed i jeans stracciati, è appoggiato alla vetrina e si guarda intorno.
"Priviet, Philip!" lo saluta Margarita, uscendo dalla macchina e andandogli incontro. "Tu non ha già bevuto tuo caffè, da? Noi entra, offre caffè e parla di affari!"
Anche Sergej ed Anatoli escono dalla berlina e raggiungono la donna che sta parlando allegramente con il suo giovane cliente. Il ragazzo sembra imbarazzato: si vede lontano un miglio che non è entusiasta di farsi vedere in pubblico con la sua spacciatrice di fiducia e continua a rispondere a monosillabi mentre lancia occhiate furtive a destra ed a sinistra.
Dopo aver accennato un saluto, il pianista apre la porta, fa passare la donna ed il ragazzo, quindi attende che anche il corriere entri nel locale. Dopo un'ultima occhiata al grosso furgone vuoto dell'impresa di disinfestazione, Anatoli raggiunge Sergej, gli appoggia una mano sulla spalla, sorride e fa cenno di precederlo.

martedì 5 luglio 2016

0120 - bianco risveglio

"... l'umidità raggiungerà il picco massimo giovedì e inizierà ad abbassarsi nelle prime ore venerdì. La temperatura percepita subirà quindi un calo, lasciando spazio ad un weekend piacevole e senza nubi..."
Margarita allunga una mano e dopo un paio di tentativi riesce a spegnere la radiosveglia, che cade con un tonfo e rotola sotto al letto. Dopo essersi stiracchiata ed aver sbadigliato un paio di volte, lentamente chiude di nuovo gli occhi ed annusa l'aria. La puzza di ristorante coreano e di uova marce riempie la stanza, segno che l'immondizia del locale al piano terra non è stata ancora ritirata.
Senza badare più tanto al fetore che entra dalla finestra lasciata aperta, la spacciatrice si alza, mette a bollire l'acqua per il caffè e si accomoda al tavolo del soggiorno. Un paio di riviste tengono compagnia ad un panetto di coca, ad alcune bustine vuote e ad uno specchio su cui è appoggiata una lametta ed una banconota arrotolata. Una riga sottile di polvere bianca segna la superficie, tagliando in due il suo riflesso segnato da profonde occhiaie.
Io la deve smettere con orari di merda pensa, aggiustando un'ultima volta la droga, afferrando la banconota e allungando il collo per sniffare.
Quando la coca riempie le sue cavità nasali, la schiena di Margarita si contrae in preda al sollievo. Sorride, pensando alle attività della sera precedente. Il sorriso si accentua quando ripensa all'interrogatorio. E' arrivata ora di chiamare Philip.
Dopo aver recuperato il numero dalla rubrica, la spacciatrice avvicina il cellulare all'orecchio e attende quasi un minuto prima che qualcuno all'altro capo risponda.
"Philip?" esclama Margarita, allegra. "Tu ricorda che tu deve me favore?"
"Sì, ricordo" sospira il ragazzo.
"Bene, tu raggiunge me presso Green T Coffee in Huntington Avenue, va bene? Ore nove, da?"
"Va bene, ci sarò".
Margarita ringrazia il suo contatto, poi compone un altro numero.
"Privièt, Sergej" saluta la donna, quando il pianista risponde con voce assonnata. "Tu e Anatoli passate a prendere me, poi noi va in Huntington Avenue per incontrare Philip".
"Io pensa di passare prima a prendere caffè" borbotta Sergej.
"Da, ottima idea. Tu prende caffè nero anche per me".
"Solita storia. Prossima volta però tu offre noi caffè, da?"
"Konechno!" ribatte la donna, conscia del fatto che finora non ha mai pagato un caffè ai suoi compagni.
Margarita appoggia il telefono sul tavolo, osservando il cielo azzurro fuori dalla finestra. Poi i suoi occhi cadono di nuovo sul pacchetto di cocaina, le sue mani istintivamente si muovono verso la lametta ed una nuova dose viene appoggiata sullo specchio.
Io ha tempo per altro giro... pensa la spacciatrice, iniziando a sminuzzare la polvere bianca.

martedì 28 giugno 2016

0119 - consegna a domicilio

"Tu ha avuto buona idea" esclama Margarita ridacchiando, poi aggiunge: "Togliamo tutti suoi vestiti, così loro vede bene svastiche su braccia e collo".
I tre russi spogliano il giovane naziskin, infilano i vestiti in un sacco e li gettano nel bagagliaio. 
"Noi ora scrive su sua schiena 'io odio negri'" aggiunge la spacciatrice, con un lampo di malizia negli occhi.
"Forse lui ha già scritta simile su sua pelle" ribatte Sergej. "Anatoli, tu prova a controllare".
"No, lui ha solo frasi in lingua tedesca" commenta il corriere, osservando i vari tatuaggi.
Sergej osserva i vari emblemi sul corpo del ragazzo e scuote la testa. "Secondo me scritta non serve. Lui ha già abbastanza svastiche su sue braccia. Neri capirà".
Mentre margarita si accomoda sul sedile posteriore senza smettere di ridacchiare, Anatoli si mette alla guida, esce dal piccolo molo privato e si dirige verso Roxbury.
"Noi può lasciare lui in Holworthy Street" esclama la spacciatrice. "Giornale parlava di sparatoria tra gang".
"Tu legge giornale?" chiede Sergej, voltandosi sorpreso.
"Tu pensa che io è analfabeta?" ribatte seccata la donna. "Io deve migliorare mia lingua, così io può capire se fornitori vuole fregare me".
Sergej, scrollando le spalle, si sistema sul sedile e recupera dal cassettino portaoggetti gli averi del ragazzo. Dopo aver passato a Margarita il cellulare, apre il portafoglio del ragazzo e ne controlla il contenuto. "Solo venticinque dolari".
"Dopo noi divide" ribatte Anatoli.
"Niet! Quelli sono miei soldi!" esclama la spacciatrice, sporgendosi tra i due sedili. "Io ha dato stronzo mia droga!"
"Va bene, va bene" borbotta il pianista, allungandole le banconote. Margarita si infila i soldi in tasca e comincia a frugare nel telefonino.
"Io ha trovato numeri di Kram e Bullet" esclama la spacciatrice, navigando tra i contatti del giovane. 
"Ottimo!" esclama Anatoli con un largo sorriso sul volto, poi mette la freccia e svolta nell'ennesima laterale.

Dopo una decina di minuti, i muri delle case cominciano ad essere invasi dai graffiti, segno che i russi hanno raggiunto il quartiere di Roxbury. Il corriere abbassa il finestrino, facendo entrare una ventata d'aria tiepida nell'abitacolo, e indica un cartello.
"Holworthy Street" esclama. "Ora noi cerca buon posto dove scaricare coglione".
La macchina rallenta e procede a passo d'uomo lungo la via, unico veicolo in movimento nella strada pressoché deserta. Il fragore del coperchio di un bidone fatto cadere da un gatto ed il lontano abbaiare di un cane sono gli unici rumori che riempiono la notte.
Ad un certo punto i russi sentono le note di un brano rap provenire da una vecchia Chevy Monte Carlo verde acido, con il tettuccio bianco, i paraurti cromati e gli ammortizzatori scarichi, ferma un paio di isolati più avanti. Alcuni ragazzi di colore, con addosso felpe e camicie a maniche lunghe nonostante il caldo, fumano e bevono birra lì accanto.
"Io dice che quella è gente giusta per prendersi cura di nostro amico" sussurra Sergej, muovendosi nervosamente sul sedile e appoggiando la mano sul calcio della pistola. Il contatto con il freddo metallo lo tranquillizza un po'.
"Margarita, tu tiene te pronta a scaricare coglione" mormora Anatoli, poi appoggia un gomito fuori dal finestrino. "Appena lui tocca asfalto, io affonda piede su acceleratore".
Quando la berlina si avvicina, il gruppetto si volta come un sol uomo per affrontare la possibile minaccia. I loro occhi iniziano a scrutare nell'abitacolo, illuminato da uno dei pochi lampioni funzionanti, alla ricerca del volto degli occupanti; le mani si spostano dietro la schiena, raggiungendo le pistole infilate nelle cinture.
"Buonasera!" esclama il corriere. "Noi ha regalino per voi!"
Lo sguardo perplesso di un paio di loro è il segnale per la spacciatrice: la sua mano raggiunge la maniglia, la portiera si apre ed il corpo del naziskin rotola fuori dal veicolo. Il giovane atterra scompostamente sul selciato, i tatuaggi perfettamente illuminati dalla gialla luce del lampione.
Anatoli con un gesto fluido scala e affonda sul pedale del gas. La berlina scatta in avanti e prende velocità, lasciando tracce scure sull'asfalto.
Margarita e Sergej tengono d'occhio i ragazzi: un paio si fiondano sul corpo che giace per terra, altri estraggono le armi e le puntano contro la macchina. Il fragore di un paio di colpi sparati riempie l'abitacolo, ma nessun di essi va a segno.
La berlina imbocca la prima laterale e si perde nella notte.

martedì 21 giugno 2016

0118 - bastano le minacce

Il ragazzo, sentendo la richiesta del russo, si irrigidisce. "Non vorrete farmi secco qui, vero? Non potete farlo!" esclama, scuotendo la testa a destra ed a sinistra nel tentativo di liberarsi della benda.
Anatoli gli appoggia il piede dietro alla rotula e spinge di scatto. Il ragazzo si accascia in avanti, battendo le ginocchia sull'asfalto e gemendo di dolore.
Margarita si piazza dietro di lui. "Noi ha solo bisogno di piccola informazio".
"Cosa cazzo volete sapere?" grugnisce il ragazzo.
"Tu conosce James Rott?"
"E chi cazzo è?"
"Tu non comincia bene".
"Tu può scegliere punizione" interviene Sergej. "C'è cric, c'è tenaglia, c'è batteria di macchina. C'è anche trinciapollo! Ottimo per dita di piedi".
"Tu porta trinciapollo in tasca di giacca?" chiede Anatoli.
Sergej gli fa l'occhiolino, poi scuote la testa. "Da, io aveva appena finito turno in rosticceria".
"Io non ho la più pallida idea di chi sia quello stronzo!" piagnucola il ragazzo. "Lo giuro!"
"Tu è sicuro?" chiede Anatoli.
"Sì! Sì! Sono sicuro! Se lo sapessi, ve lo direi!" grida il ragazzo, disperato. "Non voglio farmi tranciare le dita dei piedi..." aggiunge piagnucolando.
Margarita sospira, poi fa cenno ai compagni di tacere. "Tu allora forse conosce Ryan Bowerfield".
"Questo l'ho sentito nominare" esclama il ragazzo. "Chi è?"
"Amico di tua razza" risponde Anatoli.
"Cioè?"
"Altro coglione che gira con svastica tatuata su pelle" taglia corto Margarita.
"Conosco tanti fratelli ariani" risponde il naziskin, cercando di calmarsi. "Questo Bowerfield però l'ho solo sentito nominare".
"Va bene, noi ha bisogno di informazio su tuoi fratelli ariani" esclama la spacciatrice. "Stessa madre, da? Tanti padri diversi".
"Tu, brutta stron..." scatta il ragazzo, ma si blocca quando Margarita gli dà un colpetto sulla scapola con la canna della pistola. "Ok, ok. Che cosa volete sapere di loro?"
"Noi sta cercando quattro stronzi che è andati in bordello russo poche ore fa".
Il ragazzo ci pensa un po', poi esclama: "Ho tanti amici che frequentano i bordelli".
"Tu sa di qualcuno che ha detto che ha pestato padrona di bordello e sua guardia? E' pratica comune tra voi ariani?"
"No... no. Ho sentito che due membri di un altro gruppo che si sono vantati di aver picchiato una pappona".
"Quale è loro nome?"
"Kram e Bullet".
"Tu conosce loro veri nomi?"
Il ragazzo riflette, poi fa un cenno affermativo con la testa. "Uno si chiama Adam Collins e l'altro so che si chiama Eric. Non conosco il suo cognome".
"Tu sa dove noi può trovare loro?"
"Fanno parte dei White Nights. So che sono di Roxbury, ma non ho idea dove sia il loro ritrovo".
"Tu sa altro?" chiede Margarita. "Qualcosa che noi può usare per trovare loro?"
"So che Kram e Bullet, insieme ad altri due, sono stati pestati davanti ad un cinema da dei tizi irlandesi. Una brutta rissa" esclama il ragazzo, poi aggiunge: "So anche che stanno cercando delle armi per fargliela pagare".
"Che coincidenza!" esclama ridacchiando Margarita. "Loro cerca armi... e noi ha armi!"
"Da" sorride Anatoli.
La spacciatrice recupera una pasticca dalla tasca, gli tappa il naso e gliela ficca in gola. "Tu ora fa sonnellino".
Il ragazzo, incapace di respirare, ingoia la pillola poi comincia a sputacchiare. "Bastarda! Che cazzo mi hai dato?"
Dopo meno di un minuto, i movimenti spasmodici del ragazzo rallentano, il suo corpo comincia ad ondeggiare come fosse ubriaco. Con un ultimo fluido movimento, il giovane naziskin crolla a terra svenuto.
"Cosa fate lì impalati! Voi dà me mano per caricare lui in macchina!" esclama la donna, afferrandolo per un braccio e trascinandolo verso la berlina. Con l'aiuto degli altri due russi, il giovane viene caricato di peso sul sedile posteriore.
"Ora noi ha informazioni, ma ha anche grosso problema" esclama Sergej, indicando il ragazzo. "Dove noi scarica coglione?"
"Io pensava di sparare lui" risponde Anatoli, accarezzando il calcio della pistola.
"Niet. Niente omicidi" scatta il pianista. "Noi deve mantenere profilo basso, da?"
"Tu ha altra idea?" chiede Margarita.
"Fuori città?"
Anatoli alza la testa, un sorriso gli illumina il volto ed uno strano luccichio gli brilla negli occhi. "Io ha idea migliore! Noi spoglia lui, poi noi scarica lui in quartiere di neri!"

martedì 14 giugno 2016

0117 - il molo della Pacific Trade

"Noi ora porta te in mio rifugio" mormora Margarita, sorridendo al giovane naziskin. "Così noi può interrogare te senza che nessuno disturba noi".
"Meglio parcheggio isolato, più appropriato" ribatte Sergej, osservando la russa dallo specchietto retrovisore.
"Va bene, va bene" sbuffa Margarita, senza abbassare la pistola. "Tu guida, tu decide".
"Perché noi non porta lui presso molo abbandonato?" propone Anatoli. "Così se lui non risponde, suo cadavere finisce tra altri corpi di mafia italiana".
Il ragazzo sbianca, spalancando gli occhi. "Non... non vorrete..."
Sergej osserva per un momento l'espressione terrorizzata dell'ostaggio, poi torna a fissare la strada. Un colpo d'occhio gli basta per capire che il corriere accanto a lui sta guardando fuori dal finestrino alla ricerca di volanti della polizia o di altri possibili guai. Nessuno sembra notare quello che si cela dietro il suo sguardo serio; i dubbi sulla sua vita attuale, il rimpianto di non essere semplicemente un onesto pianista, la voglia di essere da un'altra parte, tutto ciò rimane ben nascosto dentro di lui. Un tormento privato, che Sergej sa di non poter esternare. Un tormento che potrebbe portarlo nella tomba.
"Molo?"
"Da, molo".

I russi si dirigono verso Chelsea, diretti al molo della Pacific Trade. La zona è abbastanza isolata ed a quell'ora è presente solamente un vecchio guardiano notturno duro d'orecchi, o almeno così sostiene Margarita.
Sergej prosegue lentamente lungo la via, imbocca l'ultima svolta e ferma l'auto davanti al cancello di rete della ditta. Il reticolo è annerito, un grosso buco è stato aperto vicino al montante ed il cartello appeso, in origine di un bianco immacolato, ora è una tempesta di macchie di muffa e ruggine. Dall'altra parte del fiume la città brilla dei colori delle insegne e delle finestre ancora illuminate.
Anatoli scende, recupera un tronchese dal bagagliaio e con un unico colpo fa saltare l'anello del vecchio lucchetto. Quando la berlina passa oltre, il corriere accosta il cancello e rimonta in macchina.
"Tu ferma là, dietro a palazzo" esclama Margarita, indicando con un cenno della testa l'edificio sulla sinistra. Il pianista percorre una decina di metri, poi si ferma accanto alla banchina e spegne il motore. Il silenzio è rotto solo dallo sciabordio dell'acqua, dagli sporadici fischi delle navi in transito e da un paio di gabbiani che non riescono a dormire.
"Tu ora benda lui e lega sue mani" esclama Sergej.
"Perché?" chiede Margarita.
"Lui non ha ancora visto mia faccia".
Margarita riflette sulla risposta, poi alza le spalle. "Da, nessun problema".
Dopo aver passato la pistola ad Anatoli, prende un fazzoletto dalla tasca e lo lega attorno agli occhi del ragazzo, poi recupera una fascetta dalla tasca e gli serra i polsi. Nonostante la mole, il giovane trema di paura. Sergej esce dalla macchina ed apre la portiera posteriore.
"Ora tu scende" esclama la spacciatrice, piantando la punta della scarpa sulla coscia del ragazzo.
"O... ok. Non voglio morire" piagnucola il naziskin, spostando lentamente le gambe fuori dall'abitacolo e cercando di issarsi in piedi.
Anatoli gira attorno alla macchina, gli appoggia una mano sulla spalla e lo guida verso la banchina. "Tu risponde, tu vive. Se tu invece tiene chiusa tua bocca, tu muore. Tu ha capito, da?"
"Sì, ho capito" balbetta il ragazzo.
"Ora tu inginocchia".

martedì 7 giugno 2016

0116 - incontro di boxe

Anatoli raddrizza la schiena, fa schioccare il collo a destra ed a sinistra, poi muove un passo verso il ragazzo, che si è girato di tre quarti e lo sta aspettando. Sfila la mano dalla tasca e si prepara a colpire. Il jab che si schianta contro il suo naso, però, lo coglie di sorpresa: un movimento improovviso, inaspettato, troppo veloce per un grassone che fa il bullo contro i vecchi. Un fiotto di sangue gli attraversa il labbro, poi scende lungo il mento e cade sul marciapiede, raggiungendo la piccola pozza di sudore mista a terra e sporcizia. Anatoli si tocca con le dita le labbra, che si sporcano di rosso, poi si infila d'istinto il polpastrello in bocca. Il gusto ferroso attiva sensazioni sopite da tempo. Proprio come durante lavoro sotto copertura in Ucraina pensa, gli occhi illuminati dai ricordi. Sul suo volto appare un sorriso feroce.
"Tutto qua quello che tu sa fare?" esclama, poi lascia partire un destro che raggiunge il mento del ragazzo. La mandibola si sposta in modo innaturale, seguendo la traiettoria del colpo. Il ragazzo grugnisce per il dolore, sputa per terra un grumo di saliva e sangue poi torna a fissare il suo avversario.
"Picchi come una troietta" sibila, spostando poi tutto il suo peso in avanti e colpendo il corriere alla bocca dello stomaco. Nonostante i muscoli tesi, il pugno gli toglie il fiato. Porca puttana, è come essere investiti da tronco pensa Anatoli, scuotendo la testa per riprendersi. Coglione è più forte di quanto io riteneva. Se lui tiene guardia alta, suo grasso attutisce miei colpi. Se però io strizza sue palle, lui va giù come birillo. Poi però mia mano puzzerà di piscio per resto di nottata. Meglio evitare.
"Basta" urla Margarita estraendo la pistola e puntandola contro il ragazzo. "Tu ora sale in macchina e non fa storie".
"Dì alla pollastra di mettere via il ferro, questo è un combattimento tra uomini" esclama il naziskin, spostando lo sguardo sull'arma e accennando un sorriso disgustato. La ferita sul labbro spaccato si apre ed una piccola goccia di sangue scende lungo il mento, perdendosi tra i peli della barba.
Anatoli nota il colpo d'occhio del ragazzo, distratto dalla presenza della spacciatrice. Ora! pensa, puntando d'istinto al collo scoperto. Ruotando il torso per imprimere più forza al colpo, sferra un gancio dall'alto verso il basso e colpisce il ragazzo pochi centimetri sotto al mento, proprio sulla carotide. Le nocche affondano nella morbida carne, raggiungendo l'arteria e schiacciandola assieme alla muscolatura. Il ragazzo strabuzza gli occhi e boccheggia, incredulo. Le ginocchia iniziano a tremare, poi cedono di colpo; il suo corpo si affloscia, accasciandosi scompostamente a terra.
"Bravo, tu ha ucciso lui" mormora Margarita, abbassando l'arma e lanciando un'occhiata piena di disappunto ad Anatoli.
"Coglione non è morto" ribatte il corriere, osservando il petto del ragazzo alzarsi ed abbassarsi lentamente e le dita grattare l'asfalto.
La spacciatrice si china accanto al naziskin ed avvicina le labbra al suo orecchio. "Tu ora monta in macchina, da?"
"S... sì, va... va bene" biascica il ragazzo, tentando invano di far forza sulle braccia per alzarsi.
Anatoli afferra il braccio del ragazzo e lo aiuta a trascinarsi verso il sedile posteriore. Quando il grassone si accascia sul sedile posteriore, Margarita si accomoda accanto e lo tiene sotto tiro con la pistola.
Il corriere chiude delicatamente la portiera, poi monta davanti e fa cenno a Sergej di partire. "Fa attenzione quando tu curva a destra" esclama massaggiandosi l'addome, "io non sa se ammortizzatori regge palla di lardo".

martedì 31 maggio 2016

0115 - equilibri

Sergej osserva la schiena di Anatoli che si allontana velocemente, poi china la testa e sospira. "Perfetto, come sempre nostro piano è andato a puttane" mormora tra sé, esasperato dall'ennesima situazione che sta sfuggendo loro di mano. Dopo aver infilato i piedi dall'altra parte dell'abitacolo ed aver afferrato il volante con entrambe le mani, il pianista scivola al posto di guida, avvia la macchina, ingrana la prima e preme a fondo il pedale del gas. Il motore ruggisce, facendo scattare la berlina in avanti ed inchiodando il pianista al sedile. Forse io capisce perché Anatoli odia mia macchina pensa, sorprassando il corriere a tutta velocità ed avvicinandosi al naziskin che sta correndo a gambe larghe, la testa gettata all'indietro ed il grasso che ondeggia a ritmo.
"Pam! Pam! Another one bites the dust!" canticchia tra sé e sé Sergej, osservando la pelata sudata del giovane. Non appena lo specchietto supera il ragazzo, il pianista tira il freno a mano, pianta il piede sul freno e gira il volante a destra. Le ruote della berlina si bloccano, la macchina si traversa e si ferma a pochi centimetri dalla rete metallica del parco. Incapace di frenare la sua corsa, il naziskin piomba sul cofano e crolla a terra ansimante.
"Ora tu smette di fare stronzate, da?" esclama Anatoli, decelerando fino ad un passo veloce. Arrivato a pochi metri dal ragazzo, si ferma a distanza di sicurezza, si ficca i pollici nelle tasche e divarica le gambe, pronto a reagire ad un'eventuale minaccia. "Tuoi amici già scappati, qui è rimasto solo tu".
Il giovane naziskin si piega su se stesso, appoggia le mani sulle ginocchia ed inspira rumorosamente dalla bocca. La camicia aperta gli cade lungo i fianchi, pesante di sudore. La sottostante maglietta bianca, ormai trasparente, si è appiccicata al suo petto, infilandosi tra le pieghe della pancia. "Che cazzo vuoi da me, si può sapere?" biascica ansante.
Anatoli solleva lo sguardo dal disgustoso spettacolo e nota alcune gocce di sudore che, dopo aver percorso lentamente il cranio pelato, si staccano dalle sopracciglia e raggiungono il marciapiede, bagnando il selciato e mischiandosi con la polvere. "No! Tu non parla così. Tu dice lei cosa vuole signore" esclama il russo, poi aggiunge: "sennò io spara te e fa saltare tuo ginocchio".
Margarita, fermandosi a pochi metri dal russo, scuote la testa. "Tu ricorda che qui è America. Se tu fa ciò, poi arriva polizia che spara te".
"Insomma, che cazzo vuoi da me?" ripete il ragazzo, alzando gli occhi. Il suo petto continua a reclamare aria, ma l'affanno sembra sparito. Lentamente raddrizza la schiena, appoggiando il suo culo alla fiancata della berlina per mantenere l'equilibrio.
"Tu continua con arroganza e insulti" sospira Anatoli, guardandolo dall'alto in basso. "Questa non è buona educazione".
Sergej, vedendo che il ragazzo si alza e si appoggia alla macchina, ingrana la retro e accelera. La berlina arretra, fermandosi un paio di metri più indietro. Il naziskin, senza più appoggio, perde l'equilibrio e barcolla all'indietro, ma con un inaspettato gioco di gambe rimane in piedi. La testa si volta di scatto verso l'abitacolo, i suoi occhi furenti fissi sul conducente.
Anatoli tossisce per richiamare la sua attenzione. "Palla di lardo, tuoi genitori non ha insegnato te con che tipi di madre tu non deve mai mettere contro?" dice il russo, poi con tono calmo inizia a contare: "Con madre di tua ragazza, madre natura, e madrelingua russi".
Il ragazzo si asciuga le labbra con un avambraccio, poi sibila socchiudendo gli occhi: "Tu sei solo bravo a parlare. E solo i finocchi tirano fuori le pistole".
Anatoli abbassa lo sguardo, mentre un sorriso si delinea sul suo volto. Lentamente mette la mano in tasca e si infila il tirapugni.

martedì 24 maggio 2016

0114 - cardio

Merda pensa Margarita, rendendosi conto di quello che ha appena detto. Dopo aver dato un tiro alla sigaretta, piega la testa senza scomporsi e riprende a sorridere. "Scusa, è che io non parlo bene vostra lingua".
"Pensi che questo basti, puttana?" esclama una voce in mezzo al gruppo.
Anatoli, sentendo lo scambio di battute, scende dalla macchina, si aggiusta il colletto della camicia e si appoggia al cofano, scostando con il braccio la giacca e facendo notare a tutti la pistola nella fondina. "Signorina, vuole che io infila testa di stronzetto dentro suo culo?"
Margarita, senza voltarsi, fa un cenno negativo con la mano. "Niet, io ha solo sbagliato a dire. Loro ha ragione, io deve loro mie scuse".
Nel gruppo inizia a levarsi un leggero mormorio. I ragazzi si scambiano occhiate preoccupate, inframezzate da veloci sguardi nella direzione del corriere. La sicurezza dei giovani naziskin si sgretola velocemente davanti allo sguardo deciso di Anatoli e di fronte all'espressione di Margarita, che continua a sorridere senza battere ciglio, come se le minacce dei ragazzi non valessero nulla. 
"Io me la batto" mormora uno dei tizi, allontanandosi dal gruppo ed iniziando a correre lungo il marciapiede. I compagni non se lo fanno ripetere due volte e si gettano all'inseguimento del loro amico. Sentendo le grida alle sue spalle, anche il ragazzo che fronteggia Margarita si volta di scatto e si dà alla fuga. Dopo poche falcate riesce a superare l'ultimo della fila, un grassone pelato e con la barba che sta già ansimando per la fatica.
La spacciatrice si gira verso Anatoli, ancora appoggiato sul cofano. "Forse tu riesce a fermare palla di lardo".
Il corriere si alza sbuffando, infila un braccio nell'abitacolo e recupera dalla tasca portaoggetti una lattina di soda ancora sigillata. Dopo aver valutato la distanza, Anatoli si allontana di un passo dalla macchina e scaglia la lattina in aria; il piccolo contenitore d'alluminio disegna un arco perfetto e colpisce il ragazzo ad una spalla, esplodendo in un tripudio di acqua e schiuma. Il naziskin precipita faccia a terra, battendo il mento sul selciato.
"Centro perfetto!" esclama Anatoli, mostrando il pollice a Margarita. "Ora basta caricare lui in bagagliaio".
"Tu aspetta a dire ciò" ribatte la donna, indicando il ragazzo che si è faticosamente alzato ed ha ripreso a correre.
"Sacco di merda è più resistente di quanto io pensava" mormora il corriere, scattando in avanti e gettandosi all'inseguimento. L'asfalto corre veloce sotto i suoi piedi, ma il ragazzo, nonostante gli svariati chili di troppo e la botta alla schiena, ha già guadagnato un bel vantaggio. Io odio sudare dentro vestito buono pensa rabbiosamente, allentando il nodo della cravatta e stringendo tra i pugni le maniche per evitare che la giacca si gonfi.

martedì 17 maggio 2016

0113 - tattiche di abbordaggio

La berlina accosta lungo Warren Street, lasciando sfilare un paio di macchine. Anatoli osserva schifato la facciata della chiesa a pochi passi dalla strada, un misto di mattoni a vista e di cemento imbiancato, poi nota le porte, rosse come il sangue e decorate con inserti in metallo dorato. Il suo sguardo si sposta sul parcheggio vuoto accanto all'edificio, che un cartello afferma essere di proprietà della chiesa. Una grande insegna al neon, montata su una struttura di metallo, esalta la gloria del Signore; il rosso fluorescente delle prime righe si mescola con il blu ed il verde delle altre, creando riflessi strani sulle pozzanghere e facendo venire mal di testa al russo. Solo americani può pensare di costruire merda simile pensa il corriere, reprimendo l'impulso di vomitare.
"Tu suona davvero lì dentro?" chiede Anatoli, voltandosi verso Sergej.
"Da. Loro ha organo nuovo, ben accordato".
"Tu ha qualcosa di bacato in tuo cervello".
"Noi non è qui per chiesa, noi è qui per trovare informazioni su aggressione" interviene Margarita. "Teste di cazzo laggiù forse sa qualcosa".
I due russi si voltano a guardare un gruppetto di ragazzi appoggiati alla recinzione del parco, ad una ventina di metri dalla macchina. Bianchi, in jeans scuri e camicia aperta sul petto, stanno urlando insulti razzisti ad una coppia di vecchietti di colore che cammina lentamente sul marciapiede; i due poveretti, tremanti di paura, accelerano il passo senza alzare lo sguardo, temendo che i ragazzi raccolgano qualunque loro gesto come una sfida e passino dalle parole ai fatti. Quando i vecchietti danno loro le spalle, uno dei naziskin strizza una lattina di birra e gliela lancia contro, provocando l'ennesimo sussulto nei due e scatenando una nuova ondata di risate tra i ragazzi.
"Da, forse loro conosce aggressori" ribatte Anatoli, lo sguardo duro ancora fisso sul gruppetto. Le aggressioni senza motivo non gli sono mai piaciute. "Noi torchia loro finché loro non dà nome, da?"
"Magari noi è fortunati e uno di loro è coinvolto in pestaggio" commenta Sergej.
"Noi non deve essere collegati ad affare!" ribatte Margarita. "Voi ricorda, da? Se loro parla, noi è fottuti".
"Morto non può parlare" sentenzia Anatoli. Il suo volto si contrae in un ghigno ed una strana luce appare nei suoi occhi.
"Tuo discorso è sensato" mormora la spacciatrice, infilandosi in bocca una sigaretta.
"Tu ritiene necessario uccidere naziskin?" esclama Sergej, allarmato. "Noi può prendere solo uno, bendare lui e interrogare in altro luogo".
"Facile che coglione riconosce noi da accento" ribatte Margarita, frugandosi in tasca alla ricerca dell'accendino.
"Noi può usare grande abilità di Anatoli con lingua".
"Tu ha ragione! Lui sa imitare orribile accento yankee!" ridacchia la spacciatrice con la sigaretta in una mano e l'accendino nell'altra.
Il corriere scuote la testa. "Io ha difficoltà a mantenere accento".
Margarita avvicina la fiammella alla punta della sigaretta, aspira una lunga boccata, poi riflettendo esala il fumo fuori dal finestrino. "Tu preferisce se io porta uno membro di banda qui, così voi carica lui in macchina?" propone alla fine.
"Da, molto meglio" esclama Anatoli sorridendo. "Se loro fissa tue tette, nessuno nota tuo accento".

Margarita scende dall'auto, spegne la sigaretta sotto la scarpa e si dirige verso il gruppetto. Uno dei ragazzi dà di gomito ai compagni, che ammutoliscono di fronte alla ragazza: nonostante i vestiti larghi e le scarpe comode, la russa ancheggia e si atteggia come una top model, stimolando le loro fantasie più oscene. Un paio le fischiano dietro, un altro prende coraggio ed esclama: "Ehi, bellezza! Che ne diresti di un pompino?"
Quando Margarita sorride, tutti i ragazzi cominciano a ridacchiare. Il ragazzo, incitato dai compagni, si avvicina e si piazza davanti alla donna, appoggiando un pugno sul fianco. "Allora?"
"Tu fa me pompino e io dà te droga?" esclama la russa continuando a sorridere.
Il gelo cala sul gruppo. Il ragazzo si volta verso i compagni, che si stanno guardando tra loro: tutti cercano di capire se anche gli altri hanno sentito la stessa cosa. Un altro membro della banda, alto e magro, si avvicina. "Ehi, troia, scusati con il mio amico".

martedì 10 maggio 2016

0112 - l'intimidazione funziona sempre

Anatoli, seguendo le indicazioni fornite da Sergej, svolta all'incrocio e prosegue lungo la via principale che porta alla chiesa battista. Una vecchia Ford Mercury, dal parafango arrugginito e dalle fiancate piene di ammaccature, si immette da una laterale senza rispettare lo stop ed il corriere manifesta il suo disappunto con ripetuti colpi di clacson. L'uomo alla guida, procedendo ben al di sotto del limite consentito, volta la chioma color agento, abbassa il finestrino e lentamente mostra il medio.
"Vecchietto ha fegato" esclama ridendo Anatoli. Quando il vecchio ritira la mano, il corriere scala, affonda il pedale del gas e supera la vecchia Ford.
"Mmh... da" mormora distrattamente Margarita, continuando a guardare il display del cellulare. Da Philip ancora nessuna risposta. Brutto stronzo, perché tu non risponde? Forse io fa prima a chiamare.
Al terzo squillo una voce impastata dal sonno risponde. "Pronto? Chi cazzo rompe a quest'ora?"
"Privièt, Philip!" esclama la spacciatrice.
"M... Margarita?" balbetta il ragazzo; ogni traccia di sonno è sparita dalla sua voce.
"Come va, amico mio?" chiede la donna, con tono appena appena minaccioso.
"Bene, bene... sto tirando su i soldi che ti devo". La voce di Philip si fa di colpo piagnucolante: "Mi bastano solo un altro paio di giorni! Non farmi spaccare le gambe!"
"Tu ha problemi a recuperare denaro? Se tu preferisce, io può lasciare te più tempo in cambio di favore. Io poi aspetta per soldi. E io anche aspetta per tue budella".
Anatoli, sentendo la battuta di Margarita, rincara la dose. "Dì a tuo cliente che se lui non fa noi favore" grida per farsi sentire dal ragazzo, "io usa sue interiora per decorare albero di natale!"
Dall'altro capo della cornetta si sente un gridolino stridulo. "Accetto! Accetto! Ma tieni il tuo amico lontano dalla mia pancia, per favore! Ti prego!"
"Da, da" ridacchia Margarita. "Terrò io lui a bada".
"Cosa dovrei fare?" chiede il ragazzo con voce tremante.
Margarita sorride: il ragazzo se la sta facendo sotto dalla paura; trema alla prospettiva di dover fare qualcosa di pericoloso. E sa di non avere altre possibilità.
"Tu deve fare cosa semplice semplice. Tu deve convincere persona di comprare cosa da te".
"O... ok" balbetta il ragazzo, senza capire del tutto il significato delle parole della spacciatrice.
"Bene. Io chiama te domani e da te dettagli su chi chiamare e su cosa dire. Tu domani è libero, vero?" aggiunge la spacciatrice, un velo di minaccia nella voce.
"Sì! Sì sì sì!" risponde Philip, la voce resa acuta dalla paura. "Va bene" aggiunge sospirando.
"Dì lui che se è occupato" esclama ad alta voce Anatoli, "lui da noi numero di suo impegno. Noi pensa a liberare lui domani".
"No, no" piagnucola il ragazzo. "Rimando l'appuntamento con la mia ragazza! Sono libero, lo giuro!"
"Bene" conclude Margarita, trattenendo le risate. "Ora tu può tornare a dormire".
"Come se adesso potessi riprendere sonno" borbotta Philip, chiudendo la conversazione.
La spacciatrice infila in tasca il cellulare e si appoggia soddisfatta al sedile. "Noi ha intermediario".
"Se voi ha finito con minacce a poveraccio" interviene Sergej, "voi può dedicare vostra attenzione a chiesa battista. Noi è arrivati".

venerdì 6 maggio 2016

0111 - organizzare i contatti

Margarita spegne la sigaretta e sale in macchina. I due russi smettono di parlare e si voltano a guardarla, come se lei avesse tutte le risposte che stanno cercando.
"Cazzo vuole voi da me?" esclama, incrociando istintivamente le braccia.
"Noi ha nomi di possibili colpevoli" dice Anatoli. "Alexei però ha detto che noi deve risultare estranei a vicenda. Forse tu conosce modo per fare ciò".
Margarita china la testa e chiude gli occhi per cercare di estraniarsi da tutto, cercando di pensare ad una soluzione. I due russi rimangono in silenzio per un po', poi Anatoli, spazientito dall'attesa, tossisce per richiamare l'attenzione della donna. "Tu è ancora tra noi?"
"Da, da" esclama sbuffando la spacciatrice. "Io può contattare piccolo tossico che deve me favore, noi usa lui come intermediario".
"Mi piace tua idea" esclama Anatoli, sorridendo. "Noi usa pedina sacrificabile".
Gli occhi di Margarita diventano due fessure. "Io tengo a miei clienti!" sbotta, aggrappandosi ai sedili e tirandosi di scatto in avanti.
Anatoli, preso alla sprovvista, arretra col bacino; il volante gli si pianta nella schiena ed un breve colpo di clacson risuona nell'isolato. Un paio di persone si voltano verso la macchina, poi riprendono a camminare.
 "Scusa, io non voleva. Noi deve solo incastrare stronzi. Ogni tanto io dimentica che io non lavora più in ambasciata".
Margarita continua a fissare il russo per alcuni lunghi secondi, poi prende il cellulare e comincia a scorrere la rubrica. Quando raggiunge la lettera P, si ferma e sorride. "Io ha candidato perfetto, Philip. Lui ha finito da poco università e deve me cento dollari. E' poco, ma è cliente abituale. Io può convincere lui dando compenso in erba".
"Tu è sicura?" chiede Sergej.
"Da. Voi scopre indirizzo di coglioni, io intanto contatto Philip".
"Come noi può fare? Noi ha solo nomi".
"Come sempre io deve fare tutto!" esclama Margarita, appoggiando la schiena sul sedile. "Voi è bravi solo con pistole! Ed io non è sicura che tua funzioni a dovere" aggiunge, indicando l'inguine di Anatoli.
Sergej scoppia a ridere. Il corriere lo fulmina con uno sguardo, poi chiude gli occhi e ricomincia a contare.
"Perché noi non guarda su elenco telefonico?" propone il pianista.
"Su internet è meglio!" ribatte Margarita.
"Io dubito che noi trova indirizzo in rete. Io non pensa che loro è tanto coglioni da mettere indirizzo su Facebook".
"Tentare non nuoce".
Sergej sbuffa, poi apre un browser sullo smartphone e cerca su vari siti, senza risultato, poi passa a Facebook. "Io ha trovato contatto di James Rott. Io non vede indirizzo di casa".
"C'è sede di lavoro?" chiede Margarita.
"Da. Capo di magazzino di Walmart" legge Sergej, poi alza gli occhi. "Io scommette che lui è semplice magazziniere".
"Voi trova altro indirizzo" esclama Margarita, poi si concentra sul cellulare, iniziando a digitare il messaggio per il tossico.
"Anatoli, tu ha qualche idea?" chiede il pianista.
"Niet".
"Noi intanto può provare davanti a chiesa battista" propone Sergej, poi si avvicina ed abbassa la voce. "Così lei non può rompere palle con storia che noi non fa nulla".
"Io ha sentito" esclama Margarita, senza togliere gli occhi dal telefonino. Le sue dita si muovono velocemente sulla tastiera virtuale; una volta composto il messaggio per Philip, la spacciatrice preme il tasto Invia.

mercoledì 4 maggio 2016

0110 - la palestra di Pavlov

Nonostante l'ora tarda, entrambe le porte a vetri della palestra di Pavlov sono ancora aperte e dall'interno giungono le esclamazioni della gente che si allena miste alle note di Hey Boy Hey Girl dei Chemical Brothers sparata a tutto volume.
Anatoli guarda da entrambi i lati, poi fa un cenno ai due compagni ed attraversa la strada. Quando varca la soglia, l'acre odore di sudore riempie le sue narici, facendogli per un momento girare la testa. Una decina di persone sono intente a sollevare pesi, altre stanno utilizzando macchinari che hanno visto tempi migliori. Al centro della palestra c'è un ring, occupato da due uomini con guantoni e caschetto che se le stanno suonando di santa ragione.
"Dove cazzo è Pavlov?" chiede Sergej ad alta voce, per sovrastare la musica.
"Lui è sempre in giro a fare cose strane" risponde Anatoli, osservandosi intorno. Un uomo tutto muscoli in canottiera e pantaloni della tuta, che sta contando a pieni polmoni accanto ad un ragazzo mingherlino disteso su una delle panche, attira la sua attenzione. 
"Quello deve essere dipendente di Pavlov" esclama rivolto ai compagni, poi si avvicina e gli batte sulla spalla.
"Che c'è? Non vedi che sono impegnato?" urla l'uomo, raddrizzandosi. Dopo aver notato la giacca e la camicia immacolate del corriere, sul suo volto compare un sorriso imbarazzato. "Mi scusi, pensavo fosse uno degli scansafatiche che si allenano qui".
"Tu sa chi è noi?" chiede Anatoli, guardandolo storto.
"No, mi spiace".
"Noi è amici di Pavlov. Io non va spesso né in chiesa né in palestra" commenta osservando i grossi muscoli dell'uomo, poi aggiunge in tono scherzoso: "Io fa altro genere di palestra. Tu sa dove essere Pavlov?"
"Non è qui, ha detto che andava via per lavoro".
"Da, anche noi riesce a vedere che lui non è in palestra" commenta Margarita, soffermandosi per un momento sul culo di uno dei ragazzi che si stanno allenando e riportando poi lo sguardo sull'allenatore.
"Avete provato a chiamarlo sul cellulare?"
"Suo cellulare non è raggiungibile" esclama Anatoli.
"Succede spesso. Cosa posso fare per voi?" chiede sorridendo l'uomo, nel tentativo di recuperare dalla gaffe fatta qualche momento prima.
"Noi sta cercando tizi che forse frequenta questa palestra" risponde la spacciatrice.
"Tipo?"
"Quattro bianchi, trent'anni circa, capelli rasati, muscolosi, tanti tatuaggi".
L'allenatore ci pensa un po', poi fa una smorfia e solleva le spalle. "Qualcuno che corrisponde c'è. Di solito però sono scansafatiche, vengono per un paio di lezioni e poi non tornano più".
"Forse perché qui ci sono negri?" chiede Anatoli, indicando con il pollice un uomo di colore che sta allenando i bicipiti.
"Afroamericani" lo corregge Sergej.
"Anche" conferma l'allenatore annuendo. "Non farti problemi ad usare la parola negro, sono abituato con Pavlov".
"Niet, niet!" esclama Anatoli infervorandosi. "Tu non paragona me a sporco razzista di Pavlov. A me stanno su cazzo tutti, indipendentemente da colore di pelle".
"Vecchia storia di io non conosce te, ma io presume che tu è peggio di altri" sbuffa Sergej, prendendosi un'occhiataccia dal compagno.
"Vuoi che io seppellisce te sotto terra e poi butta sopra tutta erba?" sibila Anatoli, fissandolo con ira.
"Io, io vuole tutta erba sopra!" esclama sorridendo Margarita.
Anatoli chiude gli occhi e conta fino a dieci per sbollire la rabbia, poi si volta di nuovo verso l'allenatore, che sta osservando la scena con sguardo perplesso, incapace di seguire il discorso. "Io mi scuso per aver usato brutta parola. Poi io offre te birra".
"Come ho già detto, non farti problemi" sorride l'uomo.
"Tu ha nomi di queste persone?"
"Sì, un paio si sono registrati".
"Bene, noi inizia con quelli" esclama Anatoli, spostandosi verso il bancone vicino all'entrata.
L'allenatore si piazza dall'altra parte, afferra un registro e comincia a spulciare i vari fogli. Dopo aver trovato la riga giusta, scrive un paio di nomi su un foglietto e lo consegna al corriere, che osserva deluso l'appunto: James Rott e Ryan Bowerfield. "Peccato, nessuno con nome tedesco".