martedì 16 agosto 2016

0126 - punizioni

"Noi ora avverte Zoya che noi ha trovato stronzi che ha picchiato lei" esclama Margarita, digitando il numero della maîtresse e facendo partire la telefonata. Tutti si stringono attorno alla spacciatrice per sentire la conversazione.
"Priviet, Margarita" risponde la donna. "Tu ha novità?"
"Noi ha trovato uomini che ha gonfiato te e tuo uomo" spiega la spacciatrice. "Noi ora incastra loro".
"Bene. Voi ha fatto come io ha chiesto?" chiede la maîtresse. "Loro sta soffrendo?"
Sergej si avvicina al cellulare ed esclama: "Quando loro finirà in prigione, loro vivrà lunga sofferenza".
"Loro finisce dentro Guantanamo" aggiunge Anatoli.
"Voi non può infilare proiettile in loro pance, così loro urla mentre loro finisce dietro sbarre?" chiede Zoya.
"Probabile che polizia spari loro" ribatte Margarita. "Tu non preoccupa di loro dolore. Loro soffrirà".
"Bene, bene..." approva la maîtresse. "Io ora torna a mia contabilità. Dasvidania".
"Dasvidania" esclama la spacciatrice, chiudendo la telefonata.
"Qual è prossimo passo di piano?" chiede Sergej.
"Noi ora avverte Alexei che noi ha organizzato incontro, poi noi porta carico container in deposito abbandonato" risponde Margarita.
Anatoli annuisce, quindi si avvia verso la propria auto. Con un senso di sollievo nota che il furgone della disinfestazione non è più parcheggiato davanti alla sua berlina.

"Vostro è buon piano" commenta Alexei, dopo aver ascoltato Margarita esporre i propositi per incastrare la banda di ariani.
"Spassiba" esclama la spacciatrice.
Alexei afferra un mazzo di chiavi da un cassetto, nel sgancia una e la consegna ad Anatoli. "Potete prelevare cassa con materiale. Box numero dodici, magazzino vicino quartiere di Westwood".
"Noi non può usare deposito, io immagina" mormora il corriere, sperando di ottenere un nuovo posto dove nascondere il proprio armamentario personale.
"Box è proprietà di Famiglia" ribatte il capo. "Voi lascia deposito pulito, poi voi dimentica sua esistenza".
Il volto di Anatoli rimane imperturbabile. "Niet problema".
"Perché tu fa domande su deposito?" chiede Margarita. "Noi ha già luogo per scambio. Tu è ancora scombussolato per attività mattutina? Passato tanto tempo da tua ultima volta?"
Lo sguardo del corriere saetta nella direzione della spacciatrice, ma il suo volto rimane impassibile. Solo la contrazione delle dita della mano destra fa intendere a Margarita ed a Sergej che la sua tranquillità esteriore è solo una maschera.
"Io non vuole sapere cosa è successo" esclama Alexei, facendo finta di non aver inteso l'allusione. "Voi ora prende furgone e trasferisce cassa, poi voi attende ora di appuntamento e avvisa polizia".
"Da, tutto chiaro" commenta Sergej, alzandosi e sorridendo al capo. "Noi ora conclude lavoro, poi noi viene qui per riferire e per bicchiere di vodka".

"Prossima nottata sarà impegnativa" esclama Margarita, chiudendo la porta dell'ufficio di Alexei e raggiungendo i compagni al piano di sopra. "Io propone di dormire fino a ora di cena, poi noi trasferisce cassa con favore di tenebre".
Sergej approva con un cenno. "Questa è ottima idea. Notte scorsa io ha dormito molto poco. Vicini ha tenuto volume alto fino a prime luci di alba. Pessima musica! Io odia musica tecno".
La spacciatrice si volta verso Anatoli. "Tu accompagna noi?"
"Dato che tu non ha imparato quando tenere tua bocca chiusa, io va diretto a casa" sibila il corriere. "Voi prende taxi".
Sergej fulmina la spacciatrice con lo sguardo, poi borbotta un saluto ed esce dal locale.

martedì 9 agosto 2016

0125 - quindici lunghi minuti

Quando Sergej sente la porta del Green T Coffee aprirsi, si stacca dal muro e si volta per fare un cenno ai suoi due compagni. La sua mano si blocca a metà quando nota un signore di mezz'età, in completo e coi capelli grigi fissati con il gel, fermo sul marciapiede accanto ad una ragazza in completo.
"Spero non sia nulla di grave" commenta la bionda, aggiustandosi una ciocca di capelli. "Li hai sentiti anche tu quei rumori, no?"
"Probabilmente uno dei clienti non ha digerito la cheesecake" ridacchia l'uomo, guardandosi attorno in cerca di un taxi. "Aveva un aspetto orribile. Potrebbero beccarsi una denuncia servendo porcherie del genere".
"Sembravano più delle urla femminili..." borbotta la ragazza, per niente convinta delle parole del suo accompagnatore. "Non credi sia il caso di chiamare la polizia? Forse stavano aggredendo una ragazza".
"Meglio non impicciarsi in cose del genere" esclama l'altro, voltandosi a guardarla. "Dobbiamo tornare allo studio per preparare la linea difensiva per il caso Rowell. Lasciamo che se ne occupino le commesse del locale" aggiunge sorridendo.
Un taxi accosta, l'uomo apre la portiera e fa salire la ragazza, poi si accomoda al suo fianco. Dopo qualche secondo, l'insegna sul tettuccio si spegne.
Mentre la macchina si allontana, Philip si avvicina. "Che sta succedendo?"
"Io non sa" mormora Sergej, controllando l'orologio per l'ennesima volta. E' passato più di un quarto d'ora dal termine della telefonata ed i suoi due compagni non sono ancora usciti dal locale. "Forse urla di Margarita ha attirato attenzione di clien..."
La sua frase viene interrotta dalla porta che si apre di nuovo. 
"Eccoli!" esclama Philip, indicando Anatoli e Margarita fermi all'imbocco del vicolo. I due si guardano attorno poi, richiamati da un fischio del pianista, notano i due e li raggiungono. La spacciatrice ha un'aria soddisfatta ed i capelli in disordine; l'espressione del corriere, invece, è indecifrabile.
"Tu ha fatto telefonata?" chiede Margarita, fissando Philip.
"" ribatte il ragazzo. "Mi richiamerà per confermare".
"Philip è ottimo attore, lui sembrava professionista di contrabbando" commenta Sergej, poi aggiunge: "Tutto bene dentro locale? Forse voi ha attirato attenzione".
"Da, tutto bene" ribatte Anatoli, accennando un sorriso.
"Tu ha fatto buon lavoro" esclama Margarita guardando il ragazzo, "quindi noi è pari".
"Mi fa piacere sentirtelo dire" borbotta il ragazzo, poi aggiunge: "Ho rischiato il culo per cento fottuti dollari".
La spacciatrice alza un sopracciglio, poi infila una mano in tasca. "Da, tu ha rischiato tuo culo. Io allora offre te piccolo regalo" esclama, allungandogli una busta con un po' d'erba.
Philip afferra la bustina, fa un cenno di saluto ed esce dal vicolo.
"Dasvidania!" gli urla dietro Sergej. "Io passa da tuo zio se io decide di cambiare macchina!"
Il ragazzo si volta, lo sguardo sofferente di chi sa che avrà di nuovo a che fare con dei criminali. Quando un taxi si ferma accanto a lui, fa un cenno affermativo con la testa, poi sale e indica al tassista di andare.
"Davvero molto bravo" mormora il pianista, voltandosi verso i due compagni.
"Da" commenta Anatoli, incrociando le braccia.
"Io non intendeva te, io parlava di ragazzo" puntualizza Sergej.
Margarita scoppia a ridere, Anatoli invece fissa serio il russo. "Da, io aveva capito. Io non ha bisogno di tua approvazione per sapere che io ha fatto ottima prestazione in retro di locale".
La spacciatrice si mette in mezzo tra i due per evitare che la situazione degeneri. Dopo aver guardato entrambi negli occhi, esclama: "Noi ora ha appuntamento. Ora noi deve organizzare spostamento di cassa da magazzino a luogo di incontro, poi noi aspetta arrivo di coglioni e chiama polizia".
Sergej scuote la testa pensieroso. "Io non fida di..."
"Di polizia?" lo interrompe Anatoli.
"Niet, io non intendeva polizia. Polizia fa lavoro buono".
"Non come polizia russa" commenta il corriere.
"Se tu paga, loro è molto solerti" ribatte Sergej ottenendo un cenno di assenso da Anatoli, poi riprende: "Io intendeva che io non fida di banda di ariani. Forse loro cerca di tirare noi inculata, come dice americani".
"Niet problema, noi non deve andare a appuntamento" ridacchia Anatoli. "Se loro vuole prendere armi senza pagare, loro verrà con altre armi. Loro però spara a polizia. E polizia non è felice quando qualcuno spara loro".

martedì 2 agosto 2016

0124 - venditore professionista

Philip si appoggia alla muro e osserva un'ultima volta Sergej, che lo fissa impassibile. Poi controlla per l'ultima volta il numero, sospira e preme il tasto di chiamata.
"Ciao!" esclama con tono allegro il ragazzo. "Tu non sai chi sono, ma io so che tu cerchi qualcosa. Me l'ha detto un certo Roy Carter".
Dopo una breve pausa, riprende: "Non ti fidi, è chiaro. Fai pure quello che vuoi, io... sì, sì... spero tu stia scherzando, comunque se ti interessa io devo liberarmi di un po' di merce che, a quel che mi ha detto Roy, ti serve".
Altra pausa. "Cinque... sì, AK... no, niente di più piccolo" esclama, lanciando uno sguardo a Sergej, che scuote la testa e fa cenno di continuare la trattativa.
"Milleseicento per tutto, cinque caricatori compresi... sì... guarda, solo perché devo disfarmene facciamo millequattrocento" replica sbuffando, "ma questa è la mia ultima proposta".
Sergej lo fissa intensamente, vorrebbe chiedergli come sta andando la trattativa ma si guarda bene dal farlo. Philip gli fa un cenno affermativo, poi riprende a parlare: "No, decido io dove... Segnati questo indirizzo: 12 di Otis Street. E' un capannone abbandonato fuori città. Ci vediamo lì dopo mezzanotte, metti i contanti in un borsone. Piccolo taglio, non consecutivi. Niente scherzi, niente sbirri" conclude, poi scoppia a ridere. "Con chi pensi di parlare? Sentirò la voce di uno sbirro solo quando mi metteranno delle manette ai polsi".
Dopo aver sentito la risposta, fa una smorfia quindi aggiunge: "Sì, va bene. Puoi richiamarmi su questo numero", poi chiude la telefonata.
"Bravo ragazzo, tu è stato molto convincente" esclama il pianista, sinceramente sorpreso.
Philip scivola lungo la parete e si siede per terra. "E' fatta, avete il vostro incontro. Ed un criminale ha il mio numero di cellulare. Mi vien voglia di vomitare", aggiunge coprendosi gli occhi con la mano e cercando di controllare il respiro.
"Tua voce era calma" commenta Sergej, "come se tu è abituato a questi affari".
"Faccio il venditore nell'autosalone di mio zio" spiega Philip. "Ho immaginato di vendere una delle sue... auto d'occasione".
"Tu vende anche macchine decenti?" chiede il pianista, pensando che potrebbe essere l'occasione buona per cambiare la sua vecchia Prius di seconda mano.
"Non so se ho voglia di rivedervi, dopo tutto questo" mormora il ragazzo, alzando lo sguardo e sorridendo imbarazzato.
"Io può pagare, miei soldi puliti" esclama Sergej. "Non come soldi di Margarita".
Philip si rialza, si passa le mani sul sedere per togliersi la polvere del vicolo, poi infila una mano nel portafoglio e consegna un biglietto da visita al russo. "Va bene, puoi trovarmi qui. Però fai finta di non conoscermi, mio zio non capirebbe".
"Da, niet problema" sorride il pianista, infilandosi in tasca il biglietto da visita.

martedì 26 luglio 2016

0123 - rispondere alle provocazioni

"Tu ha fatto scelta giusta" esclama Margarita, poi volta la testa per controllare la posizione della cameriera. La ragazza sta servendo dei clienti dietro al bancone, troppo lontana per ascoltare la loro conversazione.
La spacciatrice si china in avanti e a bassa voce inizia a dargli le istruzioni. "Tuo amico Roy Carter ha detto te che loro cerca armi. Tu ha carico di fucili di cui tu ti vuoi liberare. Tu rimane vago su dove tu ha preso armi. Se loro non è interessati, tu dì che tu fa buon prezzo".
"Quanto dovrei chiedere?" chiede Philip.
La spacciatrice lancia un'occhiata ad Anatoli, che prontamente risponde: "AK 47 nuovo costa tra cinquecento e settecento dolari. Tu propone milleseicento per cinque pezzi. Tu può scendere a milleduecento senza che tu sembra sospetto. Tu aggiunge che cinque caricatori e munizioni è compresi".
Margarita ritorna a fissare il giovane. "Tutto chiaro, da? Poi tu dà loro appuntamento di qualche parte".
"Riesci ad essere un po' più precisa?" domanda il ragazzo, agitandosi sulla sedia. "Non ho dimestichezza con i luoghi malfamati".
La donna ripensa alle sue passate compravendite nei dintorni di Boston ed ai luoghi in cui ha organizzato gli incontri: un deposito abbandonato vicino alla superstrada, una cava in disuso ed un capannone, la cui costruzione è stata bloccata per un giro di tangenti. Tutti buoni posti, facilmente raggiungibili. Solo uno, però, permetterebbe alla polizia di arrivare di soppiatto. "Tu può organizzare incontro per domani dopo mezzanotte vicino a capannone abbandonato fuori città, 12 di Otis Street".
"Non ho la più pallida idea di dove sia" mormora il ragazzo, accennando un sorriso di circostanza.
"Tu fa telefonata e io dimentica tuo debito. Io dà te piccolo bonus, anche" conclude Margarita, incrociando le braccia ed appoggiandosi allo schienale.
"Io non vuole sapere di che bonus tu parla" mormora Anatoli, alzando un sopracciglio.
"Io intende cocaina" ribatte la spacciatrice, poi il suo volto si illumina quando riesce ad afferrare il doppio senso. "Ah, giusto! Zoya ha detto me che tu è uno poco finocchio".
"E' vero?" esclama stupito Sergej, girandosi di scatto verso il corriere.
Anatoli pesta una mano sul tavolo, facendo tintinnare le tazze. Tutti si voltano di scatto a guardarlo. "Noi ha già fatto questo discorso! Ultima volta era dentro locale di capo ed io ha evitato di scopare te su bancone. Questo non è locale di Alexei. Tu vuole proprio continuare con tue provocazioni?"
"Tu parla troppo, questo è tipico atteggiamento di finocchio" ridacchia Margarita, alzando maliziosamente un sopracciglio. Imbarazzato dalle parole del russo, Philip abbassa istantaneamente lo sguardo e fissa le sue mani, intrecciate attorno al proprio smartphone. Sergej tossisce, trattenendo a stento le risate.
Anatoli, rosso in viso, apre e chiude ritmicamente le dita della mano destra, soffiando per calmarsi.
"Come io immaginava" mormora la spacciatrice, distogliendo lo sguardo e riportandolo sul giovane.
Sentendo le parole della donna, il corriere si alza di scatto, la afferra per un braccio e si dirige verso la porta in bagno.
Sergej osserva ad occhi spalancati le due figure sparire dietro la porta, quindi osserva l'orologio. "Dato che miei compagni sarà occupati per prossimi quindici minuti" esclama alzando gli occhi verso Philip, "cosa tu dice se tu fa telefonata? Tu ha contatto da chiamare, da?"
Il ragazzo, incapace di proferir parola, alza il cellulare per indicare che ha salvato il numero in rubrica.
"Vuoi che io accompagna te fuori? Vicolo accanto a caffetteria offre privacy necessaria" propone il pianista, alzandosi e lasciando sul tavolo alcune banconote.
Philip lo segue fuori, mentre alcuni avventori girano incuriositi la testa nella direzione degli strani rumori che provengono dalla toilette.

martedì 19 luglio 2016

0122 - saldare il debito

Sergej si accomoda accanto alla spacciatrice ed allunga le gambe sotto al tavolo mentre Philip, imbarazzato dalla presenza di due estranei, continua a martoriarsi le mani con l'unghia del pollice.
Anatoli, dopo aver constatato che nel bar ci sono solo un paio di avventori al banco in attesa del caffè da asporto e nessuno di questi è interessato a loro, fa un cenno ad una cameriera e poi si siede.
"Philip, ora tu prende tuo cellulare e contatta questo numero, poi..."
"Calma, Margarita" la interrompe Anatoli. "Prima lui beve suo caffè, poi noi parla di affari".
"Da, giusto" conviene la donna. "Noi discute tranquilli di come lui può ripagare suo debito".
Lo studente impallidisce, stringe i pugni e poi distende le dita. Quando si accorge di essersi involontariamente ferito, recupera un fazzoletto e se lo avvolge attorno all'indice, fermando la piccola perdita di sangue che fuoriesce dal piccolo taglio dove un tempo si trovava una pellicina sporgente.
Una delle cameriere si avvicina, afferra un block notes ed una penna dal grembiule e prende le ordinazioni. Dopo qualche minuto ritorna e deposita sul tavolo alcune tazze di caffè. Philip afferra la sua e inizia a sorseggiarne il contenuto, soffiando sulla superficie per evitare di ustionarsi la lingua.
"Tu deve telefonare di persona" riprende la spacciatrice, dopo aver assaporato il liquido nero e completamente amaro. "Io non conosce, tu non conosce. Però tu deve offrire lui armi che lui sta cercando e convincere lui a comprare di te. Nostro accento è troppo marcato".
Philip appoggia la tazza sul tavolo, poi alza timidamente gli occhi ed incontra lo sguardo della donna. "E se questo mi chiede chi sono e dove ho recuperato le armi?"
Margarita lancia un'occhiata interrogativa ad Anatoli, che risponde con una scrollata di spalle; la responsabilità di rendere la storia verosimile è sua, ha ideato lei il piano ed ha voluto lei usare Philip come intermediario. Che si arrangi.
"Tu dì che tu ha sentito uomini parlare in palestra" propone la spacciatrice, guardando la reazione dei suoi compagni con la coda dell'occhio.
La testa di Anatoli si muove lentamente a destra ed a sinistra in segno di diniego. "Niet accenni a palestra. Tu vuole mettere nostro compagno in mezzo a casini?"
"Da, da" annuisce Margarita. "Cosa voi dite di amici fuori di chiesa battista?"
"Questa è buona idea" mormora Sergej, sorridendo poi a Philip. Il ragazzo, visibilmente sulle spine, gli fa pena: sa cosa si prova ad essere costretti a fare qualcosa che non si vorrebbe mai fare solo perché la vita ti ha fatto finire in un brutto giro. Una parte di lui vorrebbe prenderlo per un braccio, accompagnarlo fuori e dirgli di tornarsene a casa; un'altra parte, quella lucida, quella resa dura dalle recenti esperienze, sa però che questo non risolverebbe il problema. Anzi, potrebbe anche essere peggio. Ci sarebbe bisogno di un altro intermediario. E se si rivelasse più disperato di Philip?
Il giovane sospira, poi lentamente alza la testa. La luce nei suoi occhi è cambiata, non è più quella di un ragazzo impaurito. Lo sguardo ora è serio, deciso, è un uomo determinato a percorrere una strada difficile e ad affrontarla a testa alta, anche se fa paura.
"Avete un nome che posso fornire ai possibili compratori?" mormora alla fine. Non c'è alcun tremore nella sua voce.
Anatoli accenna un sorriso. Ha già visto succedere qualcosa di simile, in passato, durante il lavoro sotto copertura in Europa; quando o costringevi qualcuno ad aiutarti o eri un uomo morto. E' una reazione che ha sempre trovato affascinante, quasi degna di rispetto. Non ha mai stilato classifiche, ma quei contatti che hanno reagito così se la sono cavata meglio degli altri. Hanno mantenuto il sangue freddo, la lucidità necessaria. Non tutti sono sopravvissuti. Molti però ce l'hanno fatta, hanno portato a casa la pelle. "Da, noi ha nome".
"Da" inizia a ridacchiare Margarita. "Nome di morto!"
Philip impallidisce quando sente parlare di morti, ma il suo sguardo non si abbassa; i suoi occhi rimangono fissi su quelli della donna. Questo è buon segno, ragazzo promette bene pensa Anatoli, accentuando il sorriso. "Tu no preoccupa, noi non ha ucciso nessuno. Noi ha solo scaricato piccolo nazista davanti a gruppo di negri".
La testa del giovane si gira leggermente verso il televisore appeso al muro, sintonizzato su un telegiornale, su cui stanno passando le immagini di un paio di ragazzi afroamericani caricati a forza in una volante, poi torna a fissare Margarita.
"Io avrei evitato di dire questo" mormora fra sé e sé Sergej, quindi estrae dalla tasca la patente del naziskin, la appoggia sul tavolo e la fa scivolare verso la spacciatrice.
"Tuo contatto è Roy Carter" esclama la donna, leggendo ad alta voce il nome sul documento.
Philip indica con un cenno la televisione, poi incrocia le dita sopra al tavolo. "Ricordi che ti devo solo cento dollari, vero? Qui rischio seriamente il culo!"
"Lui deve te solo cento dolari?" esclama Anatoli fissando la spacciatrice con sguardo interrogativo. "Io pensava molto di più".
"Tu non conta interessi" esclama Margarita sorridendo ed alzando un sopracciglio. "Tu deve solo fare telefonata, mi pare prezzo adeguato".
"Vaffanculo gli interessi" ribatte il ragazzo. "E un vaffanculo anche a voi non ve lo toglie nessuno".
"Io immagina che tu vuole avere Margarita come amico" sbotta Sergej, anticipando la reazione di Anatoli. Non vuole vedere altro sangue, soprattutto quello del giovane che ha avuto il coraggio di alzare la testa, cosa che a lui non è mai riuscita. "O tu preferisce avere lei come nemico?"
Il ragazzo scrolla le spalle, recupera il telefono e fissa un'ultima volta la spacciatrice. "Facciamo questa stronzata e siamo pari, ok?"

martedì 12 luglio 2016

0121 - ultime notizie alla radio

Sergej scende dalla berlina, porge un bicchiere di carta a Margarita colmo di caffè, poi attende che la donna salga in auto per accomodarsi di nuovo accanto ad Anatoli.
"Io ha già detto a Sergej che io ha sentito mio contatto" esclama la spacciatrice, recuperando una sigaretta ed iniziando a giocarci. Le case ed i palazzi sfilano accanto alla macchina, coprendo a tratti il cielo terso. "Philip farà da intermediario. Noi propone vendita di armi a naziskin, poi noi organizza incontro, chiama polizia e incastra loro con carico nucleare".
I due russi si guardano, poi Anatoli fissa la donna dallo specchietto retrovisore. "Tu ha pensato a tutto, da?"
"Tu ha altra idea?"
"Cosa voi dice se Philip incontra naziskin e consegna loro armi? Noi può fare chiamata a polizia appena prima di consegna, così loro arriva e trova naziskin con mani su bomba" propone Sergej. "Oppure noi organizza in posto dove loro lavora. Così agenti trova solo Philip e arma nucleare, mentre noi sta alla larga. Noi così esce puliti".
"Niet, io non voglio usare Philip come esca e mandare lui in gabbia" esclama la spacciatrice. "Philip è buon cliente".
"Tu aveva detto che lui non paga" mormora Anatoli, continuando a tenere gli occhi sulla strada. "Come mai tu ha cambiato idea?"
"Lui ha solo periodo difficile" esclama Margarita socchiudendo gli occhi. "Io ha detto niet galera per mio cliente".
"Da, da, niet problema, noi terrà lui fuori di galera" esclama il corriere accennando un sì con la testa. "Io non vede ora di mandare coglioni a Guantanamo. 'Terroristi nazisti' suona bene come capo di accusa".
Margarita e Sergej iniziano a ridacchiare, poi il pianista riprende il controllo di sé e si volta a guardare prima la spacciatrice, poi il corriere. "Voi ha saputo niente di giovane naziskin che noi ha lasciato in territorio di Nuova Africa?"
"Niet" esclama Anatoli, poi allunga la mano ed accende l'autoradio. Dopo aver sintonizzato il canale su uno dei telegiornali locali, appoggia di nuovo la schiena sul sedile e si mette in ascolto.
"... e per la cronaca estera è tutto. Passando alle notizie locali, ieri notte la polizia è dovuta intervenire per fermare il linciaggio di un uomo bianco in mutande da parte di una gang di afroamericani nel quartiere di Roxbury. Il giovane, che a detta degli inquirenti faceva parte di una gang di naziskin, è stato trasportato d'urgenza al Massachussetts General Hospital; purtroppo per lui non c'è stato nulla da fare. Tre persone sono state arrestate con un'accusa di omicidio volontario aggravato da motivi razziali; gli agenti stanno setacciando il quartiere in cerca dei due complici che sono riusciti a fuggire a piedi prima dell'arrivo della polizia".
Sergej fissa il cielo fuori dal parabrezza senza proferir parola, sconcertato da quanto ha sentito e pienamente consapevole del suo ruolo nella vicenda. Non si aspettava che i neri del ghetto fossero capaci di tanto. Un po' di botte erano scontate, ma farlo finire all'altro mondo... quello proprio no.
"Ragazzo ha scelto pessimo quartiere per fare sonnellino" mormora Margarita, giocando con l'accendino ed accennando un sorriso divertito. "Se coglione avesse giocato a videogames invece di insultare vecchiette, ora suo culo sarebbe piantato su divano di sua casa e non sopra tavolo di obitorio".
Anatoli sorride alla battuta della spacciatrice, poi rallenta e parcheggia la berlina dietro ad un furgone blu, con un disegno bianco che copre gran parte della fiancata, la forma stilizzata di un topo al centro di un mirino. Un paio di ragazzi escono dal Green T Coffee con un'enorme bicchiere di carta, aprono il portellone laterale, raccolgono una cassetta degli attrezzi e si dirigono a est senza degnare i russi di uno sguardo. Un giovane magro, con una maglietta degli Iron Maiden ed i jeans stracciati, è appoggiato alla vetrina e si guarda intorno.
"Priviet, Philip!" lo saluta Margarita, uscendo dalla macchina e andandogli incontro. "Tu non ha già bevuto tuo caffè, da? Noi entra, offre caffè e parla di affari!"
Anche Sergej ed Anatoli escono dalla berlina e raggiungono la donna che sta parlando allegramente con il suo giovane cliente. Il ragazzo sembra imbarazzato: si vede lontano un miglio che non è entusiasta di farsi vedere in pubblico con la sua spacciatrice di fiducia e continua a rispondere a monosillabi mentre lancia occhiate furtive a destra ed a sinistra.
Dopo aver accennato un saluto, il pianista apre la porta, fa passare la donna ed il ragazzo, quindi attende che anche il corriere entri nel locale. Dopo un'ultima occhiata al grosso furgone vuoto dell'impresa di disinfestazione, Anatoli raggiunge Sergej, gli appoggia una mano sulla spalla, sorride e fa cenno di precederlo.

martedì 5 luglio 2016

0120 - bianco risveglio

"... l'umidità raggiungerà il picco massimo giovedì e inizierà ad abbassarsi nelle prime ore venerdì. La temperatura percepita subirà quindi un calo, lasciando spazio ad un weekend piacevole e senza nubi..."
Margarita allunga una mano e dopo un paio di tentativi riesce a spegnere la radiosveglia, che cade con un tonfo e rotola sotto al letto. Dopo essersi stiracchiata ed aver sbadigliato un paio di volte, lentamente chiude di nuovo gli occhi ed annusa l'aria. La puzza di ristorante coreano e di uova marce riempie la stanza, segno che l'immondizia del locale al piano terra non è stata ancora ritirata.
Senza badare più tanto al fetore che entra dalla finestra lasciata aperta, la spacciatrice si alza, mette a bollire l'acqua per il caffè e si accomoda al tavolo del soggiorno. Un paio di riviste tengono compagnia ad un panetto di coca, ad alcune bustine vuote e ad uno specchio su cui è appoggiata una lametta ed una banconota arrotolata. Una riga sottile di polvere bianca segna la superficie, tagliando in due il suo riflesso segnato da profonde occhiaie.
Io la deve smettere con orari di merda pensa, aggiustando un'ultima volta la droga, afferrando la banconota e allungando il collo per sniffare.
Quando la coca riempie le sue cavità nasali, la schiena di Margarita si contrae in preda al sollievo. Sorride, pensando alle attività della sera precedente. Il sorriso si accentua quando ripensa all'interrogatorio. E' arrivata ora di chiamare Philip.
Dopo aver recuperato il numero dalla rubrica, la spacciatrice avvicina il cellulare all'orecchio e attende quasi un minuto prima che qualcuno all'altro capo risponda.
"Philip?" esclama Margarita, allegra. "Tu ricorda che tu deve me favore?"
"Sì, ricordo" sospira il ragazzo.
"Bene, tu raggiunge me presso Green T Coffee in Huntington Avenue, va bene? Ore nove, da?"
"Va bene, ci sarò".
Margarita ringrazia il suo contatto, poi compone un altro numero.
"Privièt, Sergej" saluta la donna, quando il pianista risponde con voce assonnata. "Tu e Anatoli passate a prendere me, poi noi va in Huntington Avenue per incontrare Philip".
"Io pensa di passare prima a prendere caffè" borbotta Sergej.
"Da, ottima idea. Tu prende caffè nero anche per me".
"Solita storia. Prossima volta però tu offre noi caffè, da?"
"Konechno!" ribatte la donna, conscia del fatto che finora non ha mai pagato un caffè ai suoi compagni.
Margarita appoggia il telefono sul tavolo, osservando il cielo azzurro fuori dalla finestra. Poi i suoi occhi cadono di nuovo sul pacchetto di cocaina, le sue mani istintivamente si muovono verso la lametta ed una nuova dose viene appoggiata sullo specchio.
Io ha tempo per altro giro... pensa la spacciatrice, iniziando a sminuzzare la polvere bianca.