martedì 18 ottobre 2016

0135 - inseguire la preda

La berlina sobbalza due volte quando schiaccia sotto le ruote il corpo del centauro, poi Anatoli accelera per raggiungere la moto di testa.
"Fantastico!" esclama Arthur, esaltato dalla manovra. Il corriere lancia un'occhiata allo specchietto retrovisore, un ghigno soddisfatto stampato sul volto.
"Tu è stronzo sadico" borbotta con disapprovazione Zoya, poi alza leggermente la gonna ed estrae una derringer dalla giarrettiera. Lo sguardo di Arthur si abbassa all'istante sulle grazie della russa ed un fischio di apprezzamento riempie l'abitacolo.
"Io adoro vostro stile" esclama l'ex galeotto, alzando gli occhi e sorridendo alla maîtresse. "E io adora tue cosce!"
Zoya scuote la testa, infastidita dall'atteggiamento inappropriato del loro protetto, poi abbassa il finestrino e si sporge. L'aria fredda le scompiglia i capelli, ma la donna non ci fa caso: i suoi occhi sono puntati sul secondo occupante della moto, le braccia strette attorno alla vita del compagno e la testa chinata per fendere meglio l'aria. Quando le tacche di mira si allineano in direzione della sua schiena, il dito della maîtresse si contrae. Il boato riempie l'abitacolo e sovrasta per un momento i rumori del traffico.
Il proiettile raggiunge il motociclista appena sotto l'attaccatura del casco, alla base del collo. Con un unico movimento fluido, il corpo scivola dal sellino e rotola sull'asfalto, fermandosi sul ciglio della strada.
Il centauro, rendendosi conto di non avere più nessuno aggrappato dietro, si volta di scatto e osserva per un attimo prima il corpo e poi la berlina, quindi ritorna a fissare la strada, accelera e si allontana impennando.
Anatoli socchiude gli occhi, lo sguardo incollato al parafango della moto che si allontana. "Dove tu crede di fuggire, stronzo?" mormora, ingranando la quarta e pestando a fondo sul gas. 
La berlina supera a destra una station wagon, sfiorando il guardrail esterno e rimettendosi in carreggiata, poi inizia a zigzagare tra le macchine. La moto, dopo aver sorpassato alcune utilitarie, tenta di passare tra un camion ed un furgone, ma deve rallentare quando l'autoarticolato ondeggia sotto la spinta del vento. La moto scodinzola, rischiando di disarcionare il centauro, poi riprende l'assetto.
Anatoli nel frattempo sfila accanto al camion e supera il furgone, che intanto si è spostato di corsia. Con un rapido sguardo, il corriere controlla la posizione del motociclista che, ignaro della presenza della berlina, si sta guardando indietro in cerca degli inseguitori.

martedì 11 ottobre 2016

0134 - guida russa, cavalli americani

Anatoli comincia a zigzagare tra le macchine nel tentativo di seminare le due moto. I suoi occhi si socchiudono per il disappunto quando mettono a fuoco il cartello verde che compare alla sua sinistra: ancora quattro chilometri al prossimo svincolo. Accantonata l'idea di trovare rifugio in uno degli stretti vicoli del quartiere di periferia e di far perdere le proprie tracce, il corriere comincia a valutare le poche alternative che gli rimangono.
Intanto i due centauri danno gas e, sfruttando l'agilità dei loro mezzi, accorciano la distanza e si avvicinano di nuovo alla berlina, che fatica a guadagnare terreno in mezzo al traffico.
Gli stop della macchina che li precede si accendono, quindi Anatoli scarta a sinistra e si infila tra due veicoli. Per un momento nel retrovisore c'è solo il cofano di un minivan, poi dallo specchietto laterale compare la sagoma di una delle due moto. Il centauro accelera e si porta all'altezza della portiera posteriore.
"Attento, Arthur!" è l'unica cosa che riesce ad esclamare prima che il passeggero a cavallo della moto punti la pistola verso la portiera ed esploda due colpi. Il ragazzo sobbalza quando i proiettili penetrano la corazzatura e si insaccano nel sedile.
"Merda!" esclama Arthur, ritraendosi d'istinto e finendo addosso a Zoya. "Accelera, presto!"
"Chiudi tua cazzo di bocca!" ribatte seccato il corriere, sterzando di scatto nel tentativo di prendere a sportellate l'aggressore. Il centauro ruota il polso e la moto schizza in avanti, rischiando di disarcionare il passeggero ed evitando per un soffio di finire accartocciata contro il guardrail centrale.
"Tu ha altra moto dietro" commenta con voce piatta Margarita, osservando la sagoma nello specchietto del parasole. La sua mano si allunga verso i comandi del finestrino, ma si appoggia sul cruscotto quando sente un mugugno divertito uscire dalla gola di Anatoli.
"Occhio a vostra testa!" urla il corriere scalando la marcia, affondando il piede sul pedale centrale e tirando il freno a mano.
L'orizzonte si solleva ed il cofano si inclina paurosamente verso il basso. Tutti vengono catapultati in avanti: Arthur e Zoya finiscono contro i sedili posteriori; Margarita evita di sfracellarsi contro il parabrezza flettendo le braccia per ammortizzare l'impatto.
Il motociclista, preso alla sprovvista, tenta una manovra disperata per evitare la macchina, ma è troppo tardi: la ruota colpisce violentemente il paraurti della berlina ed il centauro si accartoccia sul manubrio, cozzando contro il baule. Persa la presa sul compagno, l'uomo seduto dietro viene sbalzato in avanti, superando in volo la vettura e piombando pesantemente sull'asfalto qualche metro più avanti.
"Figlio di puttana" mormora il corriere vedendo il motociclista tentare di alzarsi, quindi ingrana la prima e affonda sul pedale del gas.
Gli occhi del centauro si spalancano in preda al terrore mentre due tonnellate di plastica e metallo riempiono il suo campo visivo, in rotta di collisione con la sua testa.

martedì 4 ottobre 2016

0133 - fari nello specchietto retrovisore

"Cosa tu aspetta?" esclama Arthur, aprendo lo sportello ed infilandosi in macchina. Dopo un momento il finestrino si abbassa e la sua testa spunta fuori. "Allora? Io vuole salutare mia famiglia prima di ora di cena!"
"Piccolo stonzetto" mormora Anatoli, salendo al posto di guida ed avviando il motore.
"Priviet, ragazze!" sorride il ragazzo, accomodandosi sullo schienale ed appoggiando una mano sulla coscia di Zoya. La donna fissa per un momento la mano, poi sposta lo sguardo astioso sui suoi occhi azzurri. "O tu paga o tu toglie tua mano" sibila sorridendo.
"Io purtroppo è a corto di denaro, in questo momento" ribatte Arthur, levando la mano ed abbracciando invece il poggiatesta della ragazza. "Magari dopo noi può avere momento intimo in mia camera!" aggiunge facendo l'occhiolino.
Zoya si sistema la corta gonna ed alza le spalle. "Forse dopo io ha tempo..." mormora ridacchiando.

La berlina si immette nel traffico e Anatoli inizia a destreggiarsi tra le vetture degli impiegati che stanno tornando a casa. Dopo aver girato attorno ad un isolato per accertarsi di non essere seguito, il corriere imbocca la rampa della superstrada e si dirige verso nord. Il traffico, nonostante sia da poco passata l'ora di punta, risulta molto scorrevole, quindi Anatoli accelera e si piazza in seconda corsia. Uno sguardo allo specchietto conferma i suoi sospetti: una moto li sta seguendo.
"Arthur, tu ha avuto problemi durante tuo soggiorno in grand hotel?" chiede, notando che la macchina alla sua sinistra prende lo svincolo per uscire, liberando la corsia.
"Niet, niente di importante. Alcuni ospiti di struttura non voleva capire chi io rappresenta, ma loro non essere problema" borbotta il ragazzo senza distogliere lo sguardo dalle gambe di Zoya.
"Loro ha per caso amici con moto che magari ora potrebbe stare seguendo noi?" aggiunge Anatoli, facendo un cenno con la testa per indicare dietro.
Arthur si volta e guarda fuori dal lunotto posteriore. Alla prima moto se n'è aggiunta un'altra. I fari alti impediscono di vedere cosa i centauri stiano facendo. "Può essere" mormora il ragazzo con tono noncurante.
Zoya recupera la borsetta da sotto il sedile e porge una pistola dal calcio finemente lavorato ad Arthur. "Alexei ha detto me di dare te questa".
"Spassiba, bellezza" esclama il ragazzo, facendo scendere il caricatore e controllando che sia pieno. Con movimenti abili lo reinserisce e scarrella per mettere il colpo in canna.
"Tu conosce persone che seguono noi?" chiede Margarita, piazzandosi in grembo la pistola appena estratta dalla cintura e ficcandosi due dita sporche di bianco nelle narici.
"Niet, io non sa" esclama Arthur, scrollando le spalle. "Io ha dovuto lavorare in prigione per mantenere mio stile di vita. Favori, patti, roba simile".
"Da, noi capisce" esclama Anatoli, "tuo fratello maggiore ha informato noi".
"Io fa parte di Famiglia Antonovich!" esplode il ragazzo. "Tu non definisce me 'fratello minore' come ultima cazzo di ruota di carro, da? Alexei è mio fratello, ma noi ha pari grado in Famiglia!"
"Va bene, niet problema" mormora conciliante il corriere. Di fronte al repentino cambio di atteggiamento del ragazzo, nella sua mente rimbombano le parole di Alexei dette qualche ora prima. "Noi ora ci occupiamo di moto e poi noi raggiunge casa".

martedì 27 settembre 2016

0132 - attesa fuori dal carcere

La superstrada scorre tranquilla sotto le ruote della berlina di Anatoli; le poche vetture dirette a sud viaggiano al centro delle tre corsie rispettando i limiti. Una pattuglia della polizia sorpassa a sirene spiegate e si immette senza frenare nel primo svincolo.
Il corriere controlla distrattamente il tachimetro, si sposta di corsia e sorpassa una vecchia station wagon bicolor, guidata da un anziano con il naso troppo vicino al parabrezza. Dopo qualche chilometro, aziona la frecca e si sposta lungo la corsia più esterna, seguendo le indicazioni per la prigione della Contea.
"Merda!" esclama Margarita battendosi un palmo sulla fronte. "Io non può entrare in prigione con mia droga! Io deve lasciare mie bustine in tua macchina".
"Noi non entra in prigione" ribatte Anatoli, fermandosi ad uno stop e svoltando a destra. "Noi parcheggia davanti come visitatori e poi noi aspetta che Arthur esca da cancello".
"Tu ha mai visto sua faccia?" chiede lei, osservando gli occhi del corriere dallo specchietto e scatenando una risatina impertinente da parte di Zoya.
"Niet" sibila Anatoli, la voce carica di disappunto.
"Forse è meglio se io chiede foto a Alexei" mormora la spacciatrice, poi invia un breve messaggio al capo.
Dopo un paio di minuti, mentre il corriere ferma la macchina in uno dei tanti posti del grande parcheggio che fronteggia la prigione, il cellulare di Margarita vibra.
"Ecco volto di fratello di capo" esclama, spostando il cellulare per far vedere a tutti l'immagine appena ricevuta. Zoya, seduta dietro, si sporge tra i due sedili per vedere meglio la persona che dev'essere condotta sana e salva a casa.
La foto inquadra di tre quarti un ragazzo di quasi trent'anni vestito in completo scuro, atletico e dall'aria giovanile. Il volto, magro e leggermente scavato, è incorniciato da capelli castani tenuti corti. L'espressione seria, una leggera stempiatura e gli occhiali da sole tondi gli danno un'aria più matura di quella che tutti si aspettavano.
"Ora noi deve solo attendere che fratello di Alexei venga rilasciato" mormora Zoya, accendendosi una sigaretta e soffiando il fumo fuori dal finestrino.
"Noi fa partita a poker mentre aspetta?" propone Margarita.
"Mia macchina non è bisca" esclama Anatoli, fissando la compagna dallo specchietto.

I minuti passano lentamente ed i mozziconi di sigaretta si accumulano sotto ai finestrini delle due russe. Anatoli continua a fissare l'alta recinzione che circonda la struttura, pattugliata da svariate guardie strizzate dentro pesanti e antiquati giubbotti antiproiettile. Alcune persone escono dalla porta di servizio, montano in macchina e se ne vanno, altre parcheggiano ed entrano salutando i due uomini all'ingresso.
Alle sei e mezza, quando il sole è già calato e il cielo si è ormai tinto di porpora, un forte rumore metallico rimbomba per il piazzale ed il grande cancello anteriore si apre. Un ragazzo sorridente, in giacca e pantaloni scuri, esce dalla struttura e, dopo pochi passi, comincia a guardarsi attorno aggiustandosi i gemelli che luccicano sotto la luce dei lampioni appena accesi.
"Dove è finita tuta da carcerato?" chiede Margarita, spalancando gli occhi. "Come mai lui ha giacca e pantaloni stirati dopo essere uscito da prigione?"
"Forse lui è finito dentro per frode fiscale" commenta Zoya.
"Da, frode fiscale" mormora Anatoli, scuotendo la testa.
"Zoya, tu scende e preleva Arthur" esclama Margarita. "Lui non vede donna da tanto tempo".
"Se lui vuole servizietto, lui deve pagare me" ribatte sbuffando la maîtresse.
Stufo di ascoltare lo stupido battibecco tra le due donne, Anatoli smonta, si appoggia sul cofano a braccia incrociate e, quando Arthur si volta verso di lui, gli fa un cenno con la mano.
Il ragazzo sorride, attraversa il parcheggio e si avvicina allargando le braccia. "Dobri viecier! Tu sei uomo di Alexei?"
"Anatoli, piacere di conoscere te" esclama il corriere allungando la mano. La stretta di Arthur è ferma, anche se la sensazione di pelle vellutata accresce il senso di inquietudine del russo. "Tu sale in macchina, Zoya e Margarita attendono te".
Il sorriso del ragazzo si allarga. "Tu ha portato due ragazze per me! Fantastico!"
Anatoli lo squadra da capo a piedi. "Tu non ha capito, loro è qui per proteggere tuo culo. Però Zoya è tipo di donna che tu cerca" aggiunge, arricciando le labbra in un ghigno.

martedì 20 settembre 2016

0131 - un nuovo membro della Famiglia

Anatoli parcheggia nel vicolo sul retro del Chaika Bar e raggiunge Margarita e Zoya, ferme all'ingresso. 
"Tu è in ritardo" esclama la maîtresse, guardando l'orologio. "Quattro è passate da cinque minuti".
"Forse tu deve controllare tuo orologio" ribatte Anatoli. "Io è sempre puntuale. Deformazione professionale".
La spacciatrice spegne la sigaretta. "Io non vuole sentire vostre stupide discussioni, noi ora ha incontro con capo e io non vuole far attendere lui".
I tre russi varcano la soglia del locale. A parte gli uomini di Boris seduti ad un tavolino in un angolo, non ci sono molti avventori; giusto un paio di turisti, probabilmente entrati nel bar per caso e troppo beneducati per uscire senza consumare nulla. Margarita precede i due compagni ed attraversa la stretta sala anteriore, facendo cenno a Vladimir dietro al bancone. Il barista ricambia il saluto con un cenno della testa, continuando a svuotare la lavastoviglie. La spacciatrice rallenta davanti all'ufficio di Boris, fermandosi davanti alle le due guardie del corpo che stazionano davanti alla porta.
"Boris ha novità per noi?" chiede, ottenendo solo un cenno di diniego da parte di Ilya, il più sveglio tra i due.
"Boss è occupato, nessuno può disturbare lui" sussurra la guardia. "Voi scende, Alexei è giù che aspetta voi".
Anatoli appoggia la mano sulla spalla di Margarita e le fa cenno di proseguire. I tre imboccano la scala che scende nel seminterrato e si fermano davanti all'ufficio del capo.
Nell'ufficio aleggia il fumo del sigaro che Alexei tiene tra i denti, misto al familiare odore di colonia. Il mix è molto forte, ma nessuno dei russi ci fa caso. Anatoli si accomoda sul logoro divano, mentre le due donne prendono posto sulle due sedie davanti alla scrivania.
"Dobryj den'" esclama Alexei.
"Buon pomeriggio, capo" risponde Anatoli, incrociando le gambe e muovendo la schiena per evitare che una delle molle dello schienale continui a premere sulle sue vertebre.
"Io ha chiamato voi qui per lavoretto semplice" esclama il russo, appoggiando il sigaro sul posacenere e piazzando poi i gomiti sulla scrivania. "Oggi è grande giorno, oggi mio fratello esce di prigione".
Margarita lancia un'occhiata perplessa ai compagni poi torna a guardare Alexei. "Tu ha fratello?"
Zoya, senza attendere la risposta, si allunga sulla scrivania ed ammicca. "Tu vuole organizzare lui festa con mie ragazze?"
"Festa è buona idea, ma noi può organizzare dopo" ribatte sorridendo Alexei. "Da, io ha fratello più giovane. Suo nome è Arthur. Voi deve andare a prendere lui quando esce di galera e portare qui. Io manderei scagnozzi di Boris, ma mio fratello è testa calda. Probabilmente lui ha massacrato di botte qualcuno in prigione e forse loro vuole fare lui brutto scherzo fuori di prigione. Voi è persone in gamba, voi può gestire ciò".
"Da, noi capisce" esclama Anatoli, sorridendo per l'implicito attestato di stima. "In che prigione lui è detenuto?"
"Lui ha passato ultimo anno in prigione di Contea Suffolk" risponde Alexei.
"Mmm" mormora pensieroso il corriere, incrociando le braccia.
"Tu conosce?" chiede Margarita, voltandosi verso il compagno.
"Io ha solo visto esterno di struttura, io non è mai stato dentro" risponde Anatoli con un sorrisetto. "Mia fedina penale è pulita come culetto di bambino".
Prima che Alexei possa ribattere, il corriere aggiunge: "Dopo bagnetto".
"Io non crede" mormora Zoya, poi torna poi a guardare Alexei che sta ridacchiando. "A che ora esce Arthur?"
"Lui viene rilasciato verso sei di sera" risponde il capo. "Voi ha due ore per raggiungere prigione e attendere rilascio di mio fratello. Loro non è mai puntuali, per cui voi forse deve attendere".
"Noi allora parte subito" esclama Anatoli controllando l'orologio ed alzandosi dal divano.
"Buon lavoro" mormora Alexei, recuperando un fascicolo e cominciando ad esaminare alcune fatture.

martedì 13 settembre 2016

0130 - calma piatta

Sono trascorse più di due settimane dall'ultima operazione ed il cellulare è sempre rimasto muto. Nessuna chiamata notturna, nessun messaggio che preannunciava un nuovo lavoro. Boris non si è più fatto vedere al locale. I suoi tirapiedi sostengono che il boss stia cercando di riunire le Famiglie sotto un'unica bandiera, risolvendo le dispute interne più importanti per evitare un'inutile guerra di mafia. Sembra che Pavlov lo accompagni nei suoi viaggi d'affari, ma nessuno ha ancora avuto modo di parlare con l'ex atleta.
Alexei, invece, si è rintanato nel suo ufficio ed ha mantenuto un profilo basso dopo aver ricevuto una visita da parte del detective Gunn. Nessun sa di cosa abbiano parlato i due, ma dalla faccia incazzata del poliziotto e da come ha sbattuto la porta uscendo, tutti hanno dedotto che anche questa volta le accuse mosse alla Famiglia siano cadute nel vuoto.
Il periodo di calma ha inoltre permesso a tutti di riprendere le proprie attività quotidiane e di rimettersi in sesto: Zoya si è completamente ripresa dal pestaggio ed ha deciso di assumere due guardie in più per il suo motel; Anatoli ne ha approfittato per raggiungere il Canada e ritirare due o tre pacchi da un suo amico di lunga data, conosciuto in Europa durante una delle sue missioni per l'Ambasciata; Margarita, infine, ha sfruttato il tempo libero per piazzare parecchia droga e per consolidare il territorio sotto il suo controllo. Nessuno sa cosa stia facendo Sergej, e a quanto pare a nessuno dei suoi compagni frega nulla.

"Spassiba, Anatoli" esclama Viktor, riponendo il lanciagranate nella scatola di metallo e chiudendo le due serrature. "Io spera di piazzare tua merce presto. Massimo tre settimane".
"Niet problema" ribatte il corriere, uscendo dal box e aspettando che l'uomo chiuda con il lucchetto la serranda. "Tu ricorda nostro patto, da? Se io ha bisogno di armi, tu mette me davanti tuoi clienti. Io vuole essere sempre primo di lista".
Viktor sorride e allunga la mano. "Quando tu ha bisogno, tu chiama e io risponde!"
Anatoli gli stringe la mano, poi sente il cellulare vibrare. "Finalmente lavoro!" esclama leggendo il messaggio. "Alexei ha programmato incontro per oggi pomeriggio" aggiunge, alzando gli occhi verso la tasca dell'uomo.
"Io ha altri impegni" ridacchia Viktor, controllando il cellulare e scrollando le spalle. "Tu porta miei saluti a piccolo boss e dì lui che se ha bisogno di merce, io può procurare".
"Da, io riferisce" ribatte il corriere, salendo in macchina ed abbassando il finestrino della berlina per farsi sentire. "Tu ricorda che oggi tu non ha visto me".
"Io oggi non ha visto nessuno" esclama il contrabbandiere sorridendo.
Anatoli annuisce, avvia il motore e si dirige lentamente verso il centro di Boston, diretto al Chaika Bar.

martedì 6 settembre 2016

0129 - ultime notizie

Anatoli si china su Sergej, ancora bloccato per lo stupore, è ruota la leva dei fari; le luci si spengono e la strada di fronte a loro ritorna ad essere immersa al buio. I tre russi impugnano le pistole e si preparano allo scontro a fuoco.
Una pickup sfila di fronte a loro e prosegue senza rallentare, percorrendo ad alta velocità la statale. Musica country si diffonde dai finestrini, riempiendo il silenzio della notte e coprendo il basso rumore del motore della Volvo.
"Noi ora va" mormora il pianista, accendendo i fari ed avanzando lungo la via. Dopo aver controllato che non ci siano altri veicoli in transito, Sergej svolta a destra e si allontana un po', poi si ferma nel parcheggio di un capannone.
Anatoli fa partire la chiamata ed attende che l'operatore risponda, quindi esclama con accento americano: "Salve, volevo segnalare un'attività illecita. Ci sarà una vendita di armi a mezzanotte al 12 di Otis Street, Westborough. Ho sentito che parecchi uomini erano interessati all'affare".
"Può ripetermi l'indirizzo?" chiede il poliziotto.
Il corriere ripete l'indirizzo, poi chiude la telefonata quando l'operatore chiede di identificarsi.
"Ora noi attende" mormora Margarita, frugando nella tasca del sedile e recuperando una rivista ingiallita. Dopo averla stesa sulle sue ginocchia, sistema un po' di coca e la sniffa con l'ausilio di una banconota arrotolata.

Dopo mezz'ora di attesa, i russi vedono un furgone bianco transitare lentamente lungo la via, rallentare e svoltare a sinistra poco più avanti.
"Quelli deve essere coglioni ariani" esclama Sergej, stringendo il volante fino a farsi sbiancare le nocche. "Ora noi prega che polizia arrivi presto".
Dopo circa cinque minuti, due volanti della polizia ed una macchina senza insegne sfilano di fronte a loro e si infilano nella stessa laterale. I lampeggianti si accendono, illuminando la vegetazione di rosso e di blu, poi il gruppo sente distintamente alcuni colpi di arma da fuoco.
"Questo è momento buono per andare" esclama Anatoli, facendo cenno a Sergej di mettere in moto.
Il pianista avvia la macchina e prosegue a fari spenti per mezzo chilometro, poi accende le luci e si dirige con calma verso Boston.

Sono ormai le due di mattina quando la Volvo si infila nell'ingresso del Patty's Auto Parts. Anatoli accende l'autoradio e ruota la manopola finché non riesce a sintonizzarsi su una stazione locale.
"...zione speciale del radiogiornale notturno" esclama la voce del cronista. "Alcuni criminali affiliati al movimento neonazista sono stati arrestati dopo aver ingaggiato uno scontro a fuoco con la polizia. Un membro della banda è stato ucciso dalle forze dell'ordine. La polizia ha trovato materiale radioattivo, che i criminali intendevano utilizzare per la costruzione di una bomba sporca. Tre uomini sono stati arrestati con l'accusa di terrorismo. L'operazione è ancora in corso".
"Io dice che tutto è filato liscio" esclama Sergej, sorridendo.
Anatoli impone il silenzio, poi continua ad ascoltare il radiogiornale. "La polizia, in collaborazione con i servizi segreti, ha svolto un ottimo lavoro di intelligence..."
"Da, da, ora soffiata è definita lavoro di intelligence" borbotta Margarita, accendendosi una sigaretta.
Il corriere spegne la radio, poi smonta e riconsegna le chiavi a Ilya.
"Spassiba" mormora l'uomo. "Io lascia vettura intatta, se voi ha di nuovo bisogno di mezzo".
"Da, tu però distruggi targhe" commenta Anatoli, poi saluta e raggiunge i compagni a bordo della sua berlina. Margarita ha appena chiuso la telefonata con Alexei, che si è complimentato per l'ottimo lavoro svolto.
"Ora che lavoro è finito, tu accompagna noi a casa?" chiede la spacciatrice.
"Io ha bisogno di svago e di bicchiere di vodka" risponde Anatoli. "Tu vuoi fare me compagnia?"
Margarita accenna ad un sì con la testa, poi si accascia stremata sul sedile.
"Io passa" commenta Sergej. "Io ha bisogno di dormire dopo faticaccia di stanotte".
"Tu non era invitato" sibila Anatoli, poi avvia il motore e si dirige verso il centro di Boston.