martedì 27 dicembre 2016

0145 - rivelazioni

"Tu vuole vodka?" chiede Zoya, prendendo la bottiglia ed iniziando a versare.
"Niet" risponde Viktor, osservando la bottiglia e scuotendo la testa.
Anatoli lo fissa interdetto. "Tu sta male?"
"Io ha stomaco che brucia" risponde l'uomo, accomodandosi su una sedia e allungando le gambe.
"Noi deve lavorare con lui e lui non vuole vodka" borbotta Margarita. "Come fa noi a fidare di lui?"
"Tu è sicuro di essere vero russo?" chiede Zoya, fissandolo con sospetto.
"Io beve solo vodka polacca" spiega sospirando il mercante d'armi. "Più leggera, sapore più forte".
"Quindi tu è polacco?" chiede la spacciatrice, poi si volta verso Arthur. "Noi è parecchio che non vede lui. Noi può fidare di lui?"
"Lui è persona a posto" ribatte il ragazzo assestando una manata sulla spalla di Viktor, che borbotta qualcosa tra sé e sé; il tono di voce è talmente basso che nessuno riesce a sentire le sue parole. Nessuno tranne Anatoli, che sbianca. La sua mascella si indurisce, lo sguardo si fissa sul sorriso del mercante d'armi e la sua mano si avvicina al calcio della pistola.
"Tu... è... cosa?" sibila, chiedendo conferma di quanto ha sentito e sperando di aver frainteso.
"Da, da" sospira Viktor, rispondendo ad alta voce e sostenendo lo sguardo del corriere. "Io aveva nonna cecena".
Margarita spalanca gli occhi per lo stupore, la bocca si apre e in una O perfetta mentre si volta lentamente a guardare Arthur. "Tu lavora con ceceni!?!?"
Zoya intanto fissa disgustata Anatoli. "Tu ha pessimi gusti in fatto di uomini".
"Io non va con ceceni" sibila il corriere, fulminandola con un'occhiata, poi torna a guardare il mercante.
Viktor, visibilmente adirato, si volta e osserva lo sguardo impassibile di Arthur. "Io non è venuto qui per discutere di mio sangue o per sentire insulti vero miei parenti. Io lavora con te o con loro?"
"Per recuperare carico io ha bisogno di manodopera" spiega il ragazzo, passandosi la mano tra i capelli. "Io ha visto come loro lavora, loro è gente affidabile. Voi ha problemi a lavorare con lui?" aggiunge fissando il resto della squadra.
"Niet problema" ribatte Anatoli, "però lui siede dietro".

martedì 20 dicembre 2016

0144 - Boston è piccola, a quanto pare

"Può essere cliente" esclama Zoya, alzandosi e fermando Arthur. "Oppure può essere amico di motociclisti" aggiunge, indicandogli con un cenno del capo la stanza. "Meglio se io va ad aprire porta".
"Come tu desidera" ribatte il ragazzo con un sorriso, tornando sui suoi passi e mettendosi poi a sedere. "Io non vuole rovinare tuoi affari".
La maîtresse si ferma un attimo davanti ad uno specchio per sistemarsi il trucco, si aggiusta le spalline del vestito, quindi apre la porta e sfoggia il suo sorriso più professionale. Sotto la luce dei lampioni si staglia una figura magra e slavata dai corti capelli neri; zigomi alti delineano un volto dell'est, lo sguardo è guardingo e le labbra arricciate in un sorriso.
"Da? Tu vuole compagnia?" esclama Zoya, facendo accomodare il nuovo venuto. "Qui tu trova bionde, brune... io forse ha anche rossa!"
"Io è qui per incontrare amico" sussurra l'uomo, guardandosi attorno.
"Ah, tu cerca maschio!" ribatte la maîtresse ridacchiando maliziosamente. "Io ha pochi uomini, tu deve accontentare di quello che mia casa offre!"
Lo sconosciuto, interdetto, fissa per un momento la donna negli occhi, poi scuote la testa. "Niet, tu non ha capito. Io ha appuntamento qui con mio amico" spiega mentre sul suo volto riaffiora il solito sorrisetto. Il suo sguardo vaga per la piccola saletta, poi si sofferma sulla piccola porta semiaperta.
"Priviet, Anatoli!" esclama, alzando una mano in segno di saluto.
Il corriere si volta di scatto ed osserva l'uomo, squadrandolo dalla testa ai piedi. "Popov? Perché tu è venuto qua?"
"Ah, tu è venuto qui per incontro con caro Anatoli" sghignazza Zoya. "Capisco... io può combinare".
"Come io deve dire te che io non ha certi gusti?" scatta Anatoli, irrigidendosi.
Viktor si gratta la nuca imbarazzato. "Io non cercava lui, io aveva appuntamento con altra persona".
"Basta convenevoli" si intromette Arthur, aprendo la porta e palesandosi. "Se voi già conosce lui, io non spreca tempo in presentazioni. Lui è mio intermediario".
"Da, da" esclama il nuovo arrivato, battendo una mano sulla spalla del ragazzo e fissandolo negli occhi. Il suo sorriso si allarga mentre chiede: "Allora, tu ha carico per me?"

martedì 13 dicembre 2016

0143 - mettere sul piatto i rischi

"Arthur, forse tu non ha capito nostra posizione" sussurra il corriere, alzandosi lentamente in piedi e mettendo una mano sulla spalla del ragazzo. Il volume della sua voce si alza di poco ed il tono si fa duro, in contrasto con il sorriso tranquillo sul suo volto. "Noi per Famiglia ha rubato testata nucleare, noi ha torturato e spazzato via cellula di terroristi, noi ha fatto esplodere edifici, noi ha rubato sistema di lancio missili da sotto naso di mercenari tedeschi e noi ha fottuto neonazisti di Boston e spedito loro in Guantanamo. Noi ha credenziali per avere risposta a domanda di Margarita".
"Io non ha problema con vostre credenziali" ribatte Arthur, facendo un passo indietro. "E' che meno voi sa, meglio è".
Lo sguardo di Anatoli si indurisce. "Tu sta tentando di fottere noi?"
"Niet" esclama il ragazzo, irrigidendosi. "E' che questa è attività delicata... per questo io vuole che non rimane testimoni. Villa è di altra Famiglia".
"Se noi fa colpo, noi innesca guerra tra Famiglie" commenta con un sospiro Margarita, fissando Arthur in attesa di una conferma. "Da?"
"No sopravvissuti, no guerra" esclama con un largo sorriso Arthur. "Nessuno sa che noi è interessati a villa".
"Io sente puzza di merda" borbotta Margarita, aspirando una boccata dalla sigaretta appena accesa.
"Questo lavoro odora di pesce lasciato marcire per anni" puntualizza Zoya, sospirando. "Tutti sente sua puzza in raggio di chilometri".
"Tu ha strane esperienze con pesce" scherza Anatoli. "Forse tu intende pesce pescato di Chernobyl?"
"Io è esperta di pesci" ribatte la maîtresse, fissando il suo sguardo malizioso negli occhi del corriere. Il russo non può far altro che distogliere lo sguardo imbarazzato.
"Se voi non è interessati, niet problema" esclama Arthur, rompendo il silenzio. "Io trova altro gruppo e propone..."
"Niet, niet!" lo interrompe Margarita, alzando la mano per zittirlo. "Noi sta solo riflettendo di voce alta. E' nostro modo per valutare rischi prima di accettare lavoro".
"Tu non ha ancora definito compenso" interviene Zoya. "Tu ripete tante volte, così noi ha motivo per accettare".
"Per lavoro di qualche ora, io mette su piatto tremila dollari" risponde Arthur, poi aggiunge: "A testa, ovviamente".
Zoya pensa all'incasso dell'ultima settimana. Gli affari non sono andati molto bene e c'è sempre la percentuale da dare alle ragazze, le guardie del corpo da pagare ed il costo della lavanderia. Senza contare le mani sfortunate a poker. "Io pensa che io accetta".
"Io non sa se Boris sarebbe contento di possibile guerra tra Famiglie" borbotta Margarita, con un tono di voce abbastanza alto da farsi sentire da tutti. "E se io taglia coca con lattosio e caffeina, io riesce a fare tremila in sola notte".
"Per colpo difficile, noi ha bisogno di altre braccia fidate" aggiunge Anatoli. "Noi tre non è sufficienti".
Arthur apre la bocca per ribattere, ma alcuni colpi sulla porta lo fanno girare di scatto. "Intermediario è arrivato" esclama, dirigendosi alla porta.

martedì 6 dicembre 2016

0142 - in attesa dell'intermediario

Una ventina di minuti più tardi, Zoya spalanca la porta ed entra nella saletta. Un sorriso appena accennato fa capire a Margarita che l'incontro dev'essere andato piuttosto bene. La maîtresse si passa le dita tra i capelli scompigliati mentre sussurra qualcosa ad uno dei suoi uomini, quindi si accomoda sul divanetto ed accavalla le gambe con fare disinvolto. Arthur abbassa lo sguardo ed ammira le sue cosce leggermente arrossate, quindi la fissa negli occhi. "Tuo partner è rimasto per nuovo giro con altra donna?"
"Niet, io è qui" esclama a mezza voce Anatoli, guardando la sua immagine riflessa sullo specchio ed aggiustandosi il nodo della cravatta.
Un vassoio con una bottiglia e dei bicchieri viene appoggiato sul tavolino, poi l'uomo di Zoya sparisce da dove è venuto.
"Prego, questa bottiglia è offerta di casa" esclama la maîtresse accompagnando l'invito con un gesto della mano. Quando tutti si sono versati da bere, la russa recupera una sigaretta da un pacchetto appoggiato su una mensola, se la infila in bocca e la accende. "Allora, cosa tu voleva proporre noi?"
"Calma, noi ha tempo" esclama Arthur, riempiendo un bicchierino fino all'orlo e porgendoglielo. Quando la donna accenna un ringraziamento con il capo, il ragazzo lancia un'occhiata veloce all'orologio. "Mio contatto che si occuperà di vendita arriva tra poco" spiega, notando lo sguardo perplesso della spacciatrice.
Margarita inizia a tamburellare con le dita sul tavolo. "Tu non può anticipare noi niente?"
"Da, da" sorride Arthur. "Piano è semplice. Lavoro duro, tanti soldi".
"Noi non è spaventati da lavoro" borbotta Anatoli osservando la porta, curioso di vedere chi è il contatto di Arthur.
"C'è piccola villa in periferia, protetta da muri alti" riprende il ragazzo, leggermente infastidito dall'interruzione. "Dentro c'è grosso carico di armi. Voi entra sfondando cancello, saltando muro o come voi preferisce. Voi ammazza tutti, prende carico e raggiunge mio contatto".
"Questo non è lavoro facile" esclama Margarita, storcendo il naso.
"Io ha detto che era lavoro duro" ribatte il ragazzo sorridendo. "Però è anche lavoro facile! Voi entra, voi ammazza, voi prende carico e esce".
"Tuo piano è ottimo" esclama Anatoli, cercando di nascondere il sarcasmo. Ottimo se tu vuole morire sotto fuoco di kalashnikov...
"Noi ha bisogno di pianta di villa" mormora Margarita, allineando un'altra dose di cocaina con una carta di credito.
"Io risparmia voi tempo" ribatte Arthur uscendo dalla stanza e tornando poco dopo con un blocchetto per appunti. Con pochi, rapidi gesti disegna una piccola pianta della villa: una struttura principale, a elle, sul lato nord ovest ed un box sul lato nord est. L'unico cancello presente è sul lato sud.
"Quanti uomini sparerà noi?" chiede Zoya, osservando il disegno.
"Noi può usare furgone di TV via cavo" mormora Anatoli, bloccando la risposta di Arthur, che chiude la bocca di scatto. "Noi taglia cavo, poi noi entra travestiti di tecnici. Niente casini".
"Io pensa che loro non è stupidi" ribatte la maîtresse, scuotendo la testa. "Se noi fa così, noi crepa prima di posare attrezzatura".
"Tu è fottuta pessimista" esclama Margarita, alzandosi di scatto dopo aver tirato la riga di coca.
"Io vuole sottolineare di nuovo piccolo dettaglio" interviene Arthur, mordendosi il labbro. "Voi non deve lasciare testimoni".
"Ah, io ha capito" sospira Anatoli, incrociando le braccia e sorridendo. "E' lavoro diplomatico".
"Chi è proprietario di villa?" chiede Margarita sovrappensiero.
Arthur raddrizza la schiena, quindi si alza e cerca il cellulare nella tasca della giacca. "Voi ha ragione, io cerca planimetria di villa. Così vostro lavoro è più facile".
Anatoli socchiude gli occhi mentre osserva i movimenti del ragazzo. Il cambio nel tono della sua voce e l'agitazione che nota nei suoi movimenti sono un segno abbastanza eloquente: il ragazzo ha evitato di proposito di rispondere alla domanda.

martedì 29 novembre 2016

0141 - servizio a pagamento

Davanti al motel di Zoya sono parcheggiate una mezza dozzina di utilitarie, tra cui spicca la forma di una BMW sportiva. Alcune finestre sono illuminate, segno che qualche incauto viaggiatore sta usufruendo delle stanze per la notte.
"Dieci dollari che quella è macchina di Arthur" esclama Anatoli, indicando la macchina.
"Niet scommesse" borbotta Margarita, "io non è Zoya".
La spacciatrice scende e osserva Anatoli dirigersi sul retro, quindi varca l'ingresso del motel e si dirige verso la porta che dà sulle stanze private, dedicate alla principale attività della maîtresse.
Zoya è dietro al bancone, intenta a limarsi le unghie. "Priviet, Margarita! Arthur è arrivato mezz'ora fa, ha chiesto due ragazze e si è accomodato in stanza. Noi deve attendere" esclama senza alzare gli occhi dalle sue dita.
"Niet problema" ribatte la donna, sedendosi su una poltroncina e cominciando a sfogliare un giornale vecchio di mesi. "Tu non ha cazzo di giornali più recenti?"
"Nessuno viene qui per leggere" ribatte la maîtresse.
Quando Anatoli spalanca la porta, lo sguardo di Zoya si alza e incrocia quello del russo. "Priviet, Anatoli! Tu è qui per tua seconda volta? Io ha ragazza giusta per te, lei ha insegnato a parecchi ragazzi arte di amore".
Anatoli, dopo aver accenna un saluto in direzione dei due buttafuori che attendono accanto all'ingresso, si appoggia al bancone e guarda storto la maîtresse. "Tu ha cinque minuti?"
"Io in cinque minuti beve caffè" risponde ridendo la donna, "tu in 5 minuti che fa?"
Margarita esplode a ridere, cominciando a battere i piedi e tenendosi la pancia con le mani. Anatoli distoglie lo sguardo ed inizia a guardare per terra, iniziando mentalmente a contare per calmarsi. Arrivato a dieci, allunga di scatto la mano, afferra il braccio di Zoya e la allontana dal bancone, quindi la trascina verso una delle porte che danno sulle camere. I due buttafuori si muovono all'unisono verso i due, ma la maîtresse alza un mano e indica loro di fermarsi. "Se tu non paga, io dice a miei uomini di sbattere te fuori".
"Io non ha mai detto che io non paga" replica Anatoli, appoggiando un rotolo di banconote sul bancone. "Cento dolari basta?"
Zoya prende i soldi, li conta e poi se li infila nella tasca posteriore dei jeans. "Per cento dolari io scopa anche mio cugino" replica con un sorriso malizioso.

Quando i due spariscono all'interno di una camera, Margarita si appoggia allo schienale della poltrona, infila una mano nella tasca interna della giacca ed estrae una bustina piena di polvere bianca. Dato che io deve aspettare comodi di tutti, tanto vale farsi riga! pensa, versando un po' del contenuto sul tavolo, sminuzzando la polvere con una carta di credito e formando due righe. Dopo averci pensato un po', ne separa una parte e allinea una terza riga.
Una voce le fa sollevare il capo. "Tu ha pessimo vizio" esclama Arthur, avvicinando una sedia ed appoggiandosi allo schienale. A torso nudo e con la camicia e la giacca sotto il braccio, appare decisamente in forma: nessun filo di grasso, nessuna cicatrice o tatuaggio, solo muscoli guizzanti messi in mostra e resi lucidi da un sottile velo di sudore.
Margarita ammira il suo corpo atletico del ragazzo, poi si china e aspira in un solo passaggio l'ultima riga di cocaina. "Da, pessimo vizio" ammette, scrollando le spalle.
Arthur fa un cenno alle due guardie di Zoya, quindi si dirige verso una saletta privata facendo cenno alla spacciatrice di seguirlo. "Dove è tuo amico pilota?"
"Lui sta dimostrando a Zoya che lui non è finocchio" spiega la donna, accomodandosi su una sedia. "O almeno io crede".
"Se tuo amico scopa come guida macchina, lui non dovrebbe avere problemi" ridacchia Arthur, appoggiando la giacca su un divanetto ed iniziando ad abbottonarsi la camicia. Dopo essersela infilata nei pantaloni, recupera un pacchetto di sigarette e se ne accende una.
Margarita non può far altro che rispondere con un sorriso.

martedì 22 novembre 2016

0140 - intruso in casa

Le note della quinta sinfonia di Beethoven esplodono nella camera di Anatoli, rimbalzando sulle pareti e facendo vibrare un quadro appeso alla parete. Il corriere piega lentamente la testa, apre un occhio e guarda l'ora: le sette di mattina. Dopo aver spostato le coperte ed essersi seduto sul bordo del letto, chiude gli occhi e s'improvvisa direttore d'orchestra, tenendo il ritmo con le mani e la testa. Alla prima pausa spalanca le palpebre e, sorridendo, mette a tacere la sveglia.
Dopo essersi infilato un paio di pantaloni, recupera il cellulare che sta vibrando; sul display compare il nome di Margarita.
"Priviet, Margarita!" esclama il corriere, gettando uno sguardo fuori dalla finestra. L'azzurro del cielo è velato da uno strato di nubi, ma sembra che per oggi si riesca ad evitare la pioggia.
"Priviet, Anatoli" ribatte la spacciatrice con la voce ancora impastata di sonno. "Questa sera noi ha appuntamento con Arthur. Tu può dare me passaggio?"
Il russo, senza staccare il cellulare dall'orecchio, si volta verso il salotto: un eco della telefonata proviene dall'altra stanza. Recupera istintivamente la pistola da sotto il cuscino ed esce dalla camera, puntando la canna di fronte a sé.
Margarita, distesa sul suo divano, gli dà le spalle. Anatoli socchiude gli occhi ed esala un lento respiro quando nota che la donna non si è tolta le scarpe ed ora i suoi tacchi sono appoggiati sul suo cuscino preferito.
Con un gesto disinvolto si infila la pistola nella cintura, poi entra in punta di piedi in salotto, si avvicina al bracciolo e si piega per entrare nel campo visivo della donna. "Cazzo tu fa in casa mia?" urla di colpo, senza staccare il cellulare dall'orecchio.
Margarita trema per lo spavento, e riesce ad evitare di cadere solo aggrappandosi allo schienale del divano. Dopo essersi guardata un attimo attorno, torna a fissare lo sguardo torvo di Anatoli ed accenna un sorriso. "Io aveva ospiti" si scusa, evitando di aggiungere altri particolari.
Anatoli scuote la testa, ma non fa domande; la spacciatrice ha sempre detto di vivere da sola, quindi è evidente che si tratta di una bugia. Non che gli importi: gli affari della donna non gli interessano, a meno che non lo riguardino in prima persona. Con un paio di passi si sposta verso il portoncino blindato e controlla la serratura. "Come tu ha fatto a entrare?"
"Io ha trovato tua chiave di riserva" risponde Margarita, indicando con un cenno della testa il tavolo alla sua sinistra.
Anatoli si avvicina, recupera la chiave e se la infila in tasca. "Io deve trovare nascondiglio meno ovvio" borbotta, avviandosi verso il bagno.
"Tu non ha risposto" esclama Margarita, strofinandosi gli occhi con i polsi. "Tu dà me passaggio?"
La voce del russo le giunge attutita, parzialmente coperta dal getto di un rubinetto. "Da, niet problema. Però Arthur non ha ancora scritto orario e luogo di appuntamento".
"Tu non ha visto messaggio?" domanda la donna, afferrando il cellulare ed aprendo l'SMS. "Arthur dice che noi va di Zoya stasera. Ore nove".
Anatoli esce dal bagno strofinandosi il volto con un asciugamano, poi fissa la spacciatrice. "Bene, stasera ore nove. Io ora va a correre, poi ha altro impegno".
"Da, da, io capisce" ribatte Margarita, distendendosi di nuovo sul divano. "Io allora può dormire ancora qualche ora".
Anatoli torna in salotto con una felpa col cappuccio ed un paio di pantaloni leggeri. "Da, tu può dormire qui" esclama sedendosi su una sedia per finire di allacciarsi le Adidas, poi fissa duramente la donna. "Ma se tu vuole ancora avere tuoi piedi attaccati a tue gambe, tu toglie immediatamente scarpe e mette di fianco di porta" aggiunge in tono categorico.
"Vaffanculo tu e tue cazzo di regole" bofonchia Margarita, slacciandosi le scarpe e piegando il braccio per lanciarle in direzione del portoncino. Un rapido sguardo all'espressione del corriere e la sua mano si blocca; sbuffando si alza e le allinea sotto all'attaccapanni. "Che palle" sbuffa la donna, distendendosi poi di nuovo sul divano.
Anatoli si avvia sorridendo verso l'uscita, quindi si chiude la porta alle spalle ed inizia a scendere le scale.

Anatoli ferma la nuova berlina che gli ha fornito Jacob, una Crysler 300 blu, sotto l'appartamento di Margarita, spegne i fari e, dopo aver lanciato un'occhiata ad un paio di ragazzi che fanno evoluzioni con lo skateboard salendo e scendendo da una panchina sul marciapiede, le fa uno squillo.
Un paio di minuti più tardi, la spacciatrice apre la portiera e si accomoda sul sedile del passeggero; Anatoli ingrana la prima e si immette nel traffico, diretto al motel di Zoya. "Tu ricorda che io ha preso portafoglio a motociclista, ieri?" esclama, indicando con l'indice il cassetto del cruscotto. La donna lo apre e recupera un logoro portafoglio di pelle nera.
"Da, tu ha scoperto chi era?" commenta aprendo le varie tasche e controllandone il contenuto.
"Hans Edwards, membro di fratellanza ariana" ridacchia il corriere senza distogliere lo sguardo dalla strada.
Margarita si volta di scatto, gli occhi spalancati ed un'espressione sorpresa sul volto. "Fratellanza ariana?"
"Da, forse loro non cercava Arthur" commenta Anatoli. "Io pensa che loro seguiva me".
La spacciatrice fruga nella tasca principale ed estrae un paio di banconote. "Solo venti dollari. Io propone di comprare bottiglia e brindare a loro salute".
Anatoli sorride ed annuisce. Gli ariani che hanno fatto arrestare saranno ormai diretti verso il villaggio-vacanze di Guantanamo, e di sicuro avranno bisogno di molta fortuna per non finire in una fossa comune. Il governo non scherza con chi viene trovato in possesso di un carico nucleare.

martedì 15 novembre 2016

0139 - il pacco viene consegnato

I russi seguono Arthur attraverso le cucine, fermandosi spesso per i saluti di rito. Il cuoco promette al ragazzo una doppia dose del suo piatto preferito, mentre uno degli sguatteri corre fuori e ritorna poco dopo con un largo bicchiere di cristallo pieno di vodka.
"Spassiba, Makar" esclama sorridendo, poi vuota il tumbler tutto d'un fiato. Notando lo sguardo sofferente di Margarita, appoggia il bicchiere su uno dei tavoli e si dirige nel seminterrato.

"Arthur!" esclama Alexei, abbracciando il fratello e dandogli forti pacche sulla spalla.
"Finalmente io è tornato" esclama il ragazzo, scostandosi dall'abbraccio e accomodandosi sul divano. Quando tutti hanno preso posto, Alexei si informa sull'esperienza della galera e gli chiede se si è tenuto fuori dai guai.
"Da, da, io è stato tranquillo" risponde Arthur con un sorriso, senza fare accenni all'inseguimento. "Io ora è molto stanco, io ha bisogno di notte di sonno su vero letto. Brande di prigione è troppo dure per mia schiena".
Alexei annuisce, poi guarda gli altri russi presenti nella stanza. "Spassiba, ora voi è liberi di tornare a vostri affari. Io chiama voi quando io ha bisogno".
"Dasvidania, Alexei" mormora Margarita, alzandosi velocemente ed uscendo dalla stanza. Zoya ed Anatoli salutano il capo ed escono con Arthur fermandosi di fronte alla porta socchiusa della stanza di fronte; dall'interno giunge il battere ritmico di una lametta su una superficie metallica, seguito dal risucchio della droga sniffata. La spacciatrice compare subito dopo con qualche ssegno bianco attorno alle narici. "Io sta decisamente meglio! Ora io deve tornare a mie vendite. Anatoli, tu accompagna me?"
"Da" ribatte il corriere. "Tua zona è di strada".
"Tu dà passaggio anche a me?" chiede Zoya. "Io deve trovare amici in China Town".
"Ancora poker?" chiede Anatoli. "Quanto tu ha perso scorsa settimana?"
"Io non ha perso" risponde piccata la russa. "Io ora è passata a dadi! Io è molto fortunata".
"Come tu crede, denaro è tuo" mormora il russo, scuotendo la testa ed avviandosi su per le scale.
Una volta lontano dalle orecchie del fratello, Arthur si accosta al gruppo e si fa dare i loro numeri di cellulare. "Io chiama voi domani, così noi parla di lavoro".
Anatoli lancia un'occhiata alle due russe e poi fa un cenno di assenso. "A domani" saluta, dirigendosi poi verso il retro del locale per parlare con Jacob e farsi prestare una macchina.