martedì 18 luglio 2017

0165 - al centro dell'azione

Dopo pochi, interminabili secondi, Alexei alza la testa e squadra i russi che lo stanno guardando. I suoi occhi si soffermano per qualche secondo sulla spacciatrice, che fatica a non distogliere lo sguardo.
"Vostra unica fortuna è che io non ha uomini per rimpiazzare voi e carico interessa a Famiglia, perciò voi rischia vostro culo in operazione" esclama, poi si ferma ad osservare le reazioni. Nessuno abbassa lo sguardo, anche se nota con soddisfazione la tensione che trapela. "Dato che voi non ha straccio di piano, voi ascolta me e segue istruzioni".
"Da" esclama Margarita. Gli altri fanno un frettoloso cenno con la testa.

"Voi non ha visto disposizione di uomini dentro, mentre loro vede esterno da telecamere. Quindi noi deve prima eliminare loro vantaggio" esclama, prendendo un blocco da un cassetto ed iniziando a riportare lo schema della casa insieme al resto dell'isolato. "Voi piazza furgone qui, poi voi fa saltare telecamere con fucile con silenziatore da dentro veicolo, così loro non vede fiamma. Quando uomini esce per controllare, cecchino piazza loro pallottola in testa. Altro furgone prende strada sterrata qui" esclama, indicando la stradina che costeggia la villa sulla destra, "e affianca muro, così voi può salire su tetto e può sparare dentro. Voi poi sfonda cancello con mezzo pesante e prende loro tra due fuochi. Quando voi ha preso controllo di esterno, voi entra in casa e uccide superstiti".
Anatoli osserva la mappa e riflette sul piano proposto. Anche supponendo che il cecchino guidi il primo furgone e quindi si muova da solo, c'è sicuramente bisogno di più manodopera. "Noi è cinque, per piano serve almeno otto uomini, meglio dieci" mormora, cercando di tenere un tono propositivo per evitare che Alexei consideri la sua frase una critica.
Il capo, senza alzare la testa dal foglio, indica con un cenno della testa gli altri quattro russi presenti. "Loro è vostro appoggio".
Lo sguardo di Margarita corre alle facce degli uomini che Alexei ha indicato, impassibili di fronte alle sue parole. I loro volti sono ignoti, non sembrano del solito giro che frequenta il Chaika Bar. Uno sembra appena uscito da una crack house: magrissimo, pelato e con gli occhi cerchiati di rosso; un altro invece potrebbe essere un nuovo ospite dell'ospizio: sui sessant'anni, sguardo perso e sorrisetto ebete. Gli altri due sono grandi e grossi, ma non sembrano molto svegli. A questo punto poteva dirci che saremmo andati da soli... non voglio fare da balia a questi disadattati!
"Loro è in grado di dare noi appoggio?" chiede poi, sovrappensiero.
Alexei fissa freddamente la donna, che si pente all'istante di aver parlato. "Loro fa parte di Famiglia da più tempo di voi. Loro è gente fidata, capace" conclude con un sorrisetto.
La spacciatrice deglutisce, imbarazzata dalla risposta.
Anatoli si sporge per osservare meglio la mappa disegnata dal capo, poi alza lo sguardo ed incontra quello del capo. "Io prende furgone e pensa a telecamere, Margarita, Sergej e Pavlov..."
Alexei lo blocca alzando una mano. "Niet. Voi non ha capito. Io voglio voi in centro di azione" esclama, poi indica il ragazzo magro con gli occhi cerchiati. "Gleb prende fucile e pensa a telecamere e uomini che esce. Lui è nostro migliore cecchino. Sergej, Viktor e Yuri" continua, indicando l'uomo più anziano tra i presenti, che muove impercettibilmente la testa per dare segno di aver compreso, "prende furgone e copre perimetro. Margarita, Pavlov e Anatoli, voi entra di cancello principale insieme a David e Ilia".
Sergej sente i sudori scendergli lungo la spina dorsale. Nella sua breve vita criminale non era mai stato obbligato a prendere parte ad un assalto. Un proiettile sfortunato e suo zio piangerà sulla sua tomba.
Anatoli osserva gli uomini nominati da Alexei, poi guarda di nuovo la mappa e tenta di deglutire. Ha la gola secca e per poco non si strozza; nonostante abbia già affrontato azioni di questo genere, sa che i rischi maggiori li prenderanno quelli che entrano dall'ingresso principale.
"Immagino voi non ha obiezioni" conclude il capo, socchiudendo gli occhi e sorridendo a labbra serrate.

martedì 20 giugno 2017

0164 - arriva lo showdown

Viktor scrive un veloce messaggio sul cellulare, poi se lo infila in tasca e si alza. Gli altri lo imitano e si dirigono lentamente verso l'ufficio del capo trascinando i piedi. Il macigno che grava sulle loro spalle sembra scaricarsi a terra attraverso i loro piedi e riverbera sulle assi del pavimento, che cigolano sommessamente.
"Io può procurare granate stordenti" mormora il mercante d'armi, infilandosi le mani in tasca. "Se voi vuole".
"Comode per sistemare gente fuori" borbotta in risposta Anatoli. Tu poteva anche proporre prima, fottuto ceceno di merda...
Margarita, la prima della fila, apre la porta e nota quattro uomini in piedi, poi osserva Alexei, seduto alla solita scrivania con un sigaro mezzo consumato in bocca. Non ha bisogno di fare nessun gesto, il suo sguardo parla da sé. La spacciatrice avanza e fa cenno a tutti di entrare, poi chiude la porta alle sue spalle.
"Io immagina che voi ha ideato piano" esclama Alexei fissando la donna, dopo aver appoggiato il cubano nel posacenere. Un filo di fumo gli avvolge la testa e sale verso il soffitto.
"... da" balbetta Margarita, osservando gli altri invitati alla riunione. Nessuno sembra degnarla di uno sguardo, tutti stanno aspettando gli ordini di Alexei.
Un lampo illumina gli occhi del capo; la titubanza nell'atteggiamento della spacciatrice è abbastanza eloquente. "Tu spiega me piano, così io è sicuro che voi non fotte incarico e non lascia me con guerra di mafia".
"Noi pensa di rubare furgone di consegne cinesi per entrare, loro ordina sempre di stesso ristorante" esclama Margarita, cercando di mantenere calma la propria voce. "Noi droga loro cibo e sistema guardie fuori con granate stordenti" aggiunge, pensando alle parole di Viktor. "Quando loro è storditi noi entra, uccide loro e ruba tutto" conclude con un filo di voce.
Quanto darei adesso per una lunga riga del mio paradiso bianco... sono una fottuta spacciatrice, per la miseria, non un'infiltratrice degli Spetsnaz!
"Voi non ha pensato a diversivo per rumore?" chiede Alexei, alzando un sopracciglio. "Tutta città sentirà vostre granate".
Margarita sbatte perplessa le palpebre, cercando di pensare velocemente ad una risposta decente. "Fuori c'è festa di ragazzini, loro forse ha botti".
"Come è disposizione di uomini dentro villa?"
"Villa ha muri alti, noi non è riusciti a vedere come loro è disposti dentro".
"Quindi voi non sa cosa cosa voi trova dentro".
"Uno di noi inventa scusa, entra e osserva situazione".
"Scusa? Voi ha pensato a scusa?"
"... niet" replica mestamente Margarita.
"Questo voi chiama... piano?"
Alexei si piega in avanti ed incrocia le mani sopra la scrivania. I suoi occhi si chiudono e un sibilo esce dalla sua bocca. Sudori freddi corrono lungo le schiene dei cinque russi, mentre attendono che il loro capo decida del loro destino.
Non voglio finire sul fondo del Charles River pensa Sergej, serrando le palpebre ed abbassando la testa.

martedì 13 giugno 2017

0163 - ultimo giro di giostra

Il pianista allontana la confezione di cartone e sbuffa. "Qualcuno ha altre idee per piano?"
Margarita e Anatoli si guardano poi abbassano lo sguardo e scuotono la testa.
"Io allora propone altro giro attorno villa" sbotta Sergej, alzandosi in piedi ed indossando la giacca. "Noi ha bisogno di altri dettagli".
"Io rimane qui" ribatte Pavlov. "Io deve fare telefonata. Affari" aggiunge sorridendo, in risposta allo sguardo gelido di Anatoli.

Sergej percorre lentamente la strada che passa di fronte alla villa dei Petrov, costeggiando l'alto muro di mattoni che protegge il giardino. Come aveva già notato Margarita, sui pilastri perimetrali ed accanto al cancello ci sono alcune telecamere, posizionate ad un angolo molto stretto: l'inquadratura si concentra sul perimetro e sull'ingresso, lasciando scoperta la strada principale e la traversa che si immette poco più avanti.
"Io non riesce a vedere nulla più di quanto io ha già visto" borbotta Margarita, lottando con l'istinto di accendersi un'altra sigaretta.
"Tu guarda meglio" sibila Sergej, cercando di osservare altri dettagli senza far sbandare la macchina
Poi un movimento attira la sua attenzione.
"Voi fa finta di cercare indirizzo" sibila il pianista, allungando il collo e fingendo di osservare i vari numeri civici. "Qualcuno sta aprendo cancello".
Un SUV grigio, dai vetri oscurati, si affaccia sulla strada e si immette davanti alla berlina guidata da Sergej. Due uomini si affrettano a chiudere il cancello mentre la macchina si accoda e prosegue, non prima però che Margarita e Anatoli riescano a dare un'occhiata all'interno.
"Spiazzo è ampio, noi ha possibilità di fare manovra" esclama Anatoli. "E cancello ha cardini semplici, basta furgone con barra davanti per sfondare".
"Tu ha notato finestre? Primo piano ha scuri chiusi, piano terra è tutto aperto. E io non pensa che loro ha finestre antiproiettile".
"Questa è stata botta di culo" mormora Sergej, "però noi ora è meglio che va".
"Da" annuisce Margarita. "Io spera che loro non ha visto e riconosciuto noi".
Sergej sbuffa, cercando di non pensare alle implicazioni delle parole della spacciatrice; svolta nella traversa e si allontana evitando due ragazzi sorridenti, dall'aria di chi ha già fumato a sufficienza, che stanno scaricando delle casse da una utilitaria. Gli occhi del pianista si soffermano sul tavolino piazzato all'esterno, su cui giacciono già alcune bottiglie di birra vuote, alcuni accendini e quelli che sembrano dei mortaretti, poi ritornano sulla strada. Anch'io vorrei organizzare una festa, altro che stare in questa macchina con questi avanzi di galera pensa mestamente, curvando le spalle.

"Voi è tornati!" esclama Pavlov, seduto al tavolo insieme a Viktor. Un paio di bicchieri bagnati tengono compagnia ad una bottiglia ormai mezza vuota. "Voi ha scoperto altri dettagli?"
"Noi può utilizzare furgone corazzato per sfondare cancello" esclama Anatoli. "Dentro noi ha spazio per manovra. E finestre di piano terra è aperte, noi può vedere e sparare dentro casa".
Margarita estrae una sigaretta dal pacchetto, la avvicina alle labbra poi, appena prima di accenderla, alza gli occhi e mormora: "Io pensa ancora che soluzione migliore è drogare loro cibo cinese. Così noi evita sparatoria".
"Tu può tentare di rincoglionire loro con tue parole" ribatte l'atleta, sghignazzando. "Loro cade tutti a terra addormentati, io garantisce".
"Noi ha anche visto macchina che usciva e uomini dentro, loro controlla cancello" aggiunge Sergej, ignorando deliberatamente il commento della spacciatrice. "Ultima cosa, noi deve fare azione mirata se noi non vuole vittime tra civili. Io ha visto ragazzi di vicinato che organizza festa".
"Io sbatte di vittime americane" sbotta Pavlov, dandosi un colpo sulla gamba malandata. "Se deve scegliere tra morto americano e proiettile in mia testa, io no ha dubbi. Tu è di altra idea?"
"Niet" si affretta a dire Sergej, abbassando la testa.
"Tu ha visto ragazzi che organizza festa?" chiede Viktor, fissando il pianista. Questo è molto interessante... pensa, afferrandosi il mento e facendo mente locale sulle dotazioni del suo magazzino personale.
I suoi pensieri vengono disturbati dall'avvicinarsi di Vladimir; il barista raccoglie i bicchieri, afferra il collo della bottiglia e, impassibile come sempre, esclama: "Alexei vuole vedere voi. Nemedlenno". Subito.
I russi si lanciano uno sguardo preoccupato. Nonostante le nuove informazioni, il piano non è ancora stato approntato. O, meglio, non esiste ancora.

martedì 30 maggio 2017

0162 - profumi d'oriente

"Noi può riempire furgone con esplosivo" ribatte di getto Sergej, cercando non irritare ancor di più il capo. "Però no è... discreto".
"Voi sta pensando a diversivo?" chiede Alexei, fissando il gruppo.
"Se noi fa scoppiare in altra zona di città, noi distrae polizia" mormora Anatoli.
Margarita gli assesta un pugno tra le costole, cercando di non farsi notare dal capo. "Noi deve creare diversivo per Petrov, non per polizia".
"Noi deve comunque distrarre polizia" sibila il corriere, massaggiandosi il fianco. "Tu vuoi finire in prigione?"
Margarita scuote la testa. "Io è sicura che Petrov non chiama sbirri".
"Sempre che lui non ha agganci anche tra uomini di polizia" mormora Sergej.
"Se noi simula attentato di altra parte di città, loro è obbligati a mandare uomini" commenta Anatoli.
"Niet attentato terroristico" esclama Alexei, facendo sussultare i russi. "Polizia ha già trovato carico nucleare, se loro pensa ad altra cellula attiva loro manda esercito e nostri affari va a puttane".
"Noi ha bisogno di altro tempo" mormora a bassa voce la spacciatrice, guardando preoccupata in direzione del capo.
Alexei chiude gli occhi poi, dopo qualche secondo, annuisce. "Voi ha ancora due giorni prima che carico venga spostato. Io lasca voi fino a domani" aggiunge, socchiudendo gli occhi. "Ora voi va, io deve fare alcune telefonate".

Sergej si chiude la porta alle spalle e osserva i compagni, poi fissa con aria incattivita Pavlov. "Tu non ha detto nulla con capo. Tu ha perso lingua?"
"Se io non ha nulla da dire, io sta zitto" ribatte l'ex atleta con una smorfia, poi segue gli altri nella stanzetta di fronte.
Margarita si accomoda sul divanetto e si accende una sigaretta. "Io sostiene che noi deve drogare uomini".
"Come noi riesce di portare droga in casa di Petrov?" chiede Sergej, lasciandosi cadere su una sedia.
"Io ha notato furgone di rosticceria cinese" ribatte la spacciatrice. "Noi usa furgone per consegnare cibo drogato, poi noi entra e ammazza tutti".
"Bene" esclama il pianista, prendendo il cellulare. "Tu ricorda numero?"
Margarita detta e Sergej chiama, ordinando una decina di porzioni di involtini primavera.
"Ora noi attende" esclama la donna, spegnendo la sigaretta all'interno di un bicchiere vuoto.

Sergej si stacca dal muro e si avvicina al piccolo furgoncino con un grande raviolo dipinto sulla fiancata. Un ragazzo dagli occhi a mandorla lo osserva, poi gli consegna il dovuto e allunga la mano per ricevere il pagamento.
Il pianista deposita un paio di banconote sulla mano e accenna un sorriso. "Miei amici dice che vostra rosticceria è molto buona. Voi fa consegne anche in altre zone di città? Io abita lontano" aggiunge per motivare la domanda.
"Shi de" esclama il ragazzo annuendo. "Noi fale consegne in tutta la città".
"Tu sta sempre seduto in furgone, allora! Boston è grande!"
"Noi essele glossa catena, noi avele vali fulgoni" esclama serio il ragazzo. "Ogni fulgone poltale oldini in singolo qualtiele!"
Sergej storce il naso, intasca il resto e rientra.

"Allora? Tu ha scoperto se noi può usare furgone di consegne?" chiede Margarita, impaziente.
"Loro ha vari furgoni" risponde Sergej, sedendosi ed appoggiando le varie scatole di cartone sul tavolo. "Se noi vuole usare rosticceria cinese, noi deve fermare furgone e poi noi deve obbligare fattorino a fare lavoro per noi. O noi deve trovare altro cinese che fa consegne, io pensa che loro capisce che è trappola se Anatoli fa consegna".
"Perché deve fare consegna proprio io?" esclama il corriere, facendo sorridere Pavlov.
"Se uomini di Pavlov mangia ogni sera ravioli, io pensa che loro conosce uomo di consegne" commenta Margarita sovrappensiero, ignorando le parole di Anatoli. "Se io deve svolgere attività illegale, io controlla chi porta me cibo. Io non pensa che questa è strada percorribile".
"Già" esclama Sergej, infilandosi un involtino primavera in bocca.

martedì 23 maggio 2017

0161 - a mani vuote

Pavlov sorride di fronte al disfattismo del pianista e comincia ad esaltare i vantaggi di una guerra tra Famiglie rivali.
Anatoli ascolta divertito il battibecco, poi alza la voce cercando di sovrastare i discorsi dei suoi due compari. "Noi deve discutere di piano, non fare conti su quanto è breve sua vita" esclama, indicando Sergej.
Vladimir intanto si sfila da dietro il bancone e raggiunge il gruppo con una bottiglia di vodka e quattro bicchieri, ma prima di appoggiare il tutto sul tavolo si avvicina all'orecchio di Margarita. "Se voi deve discutere di lavoro, forse è meglio che voi sposta in saletta privata accanto di ufficio di Alexei".
La spacciatrice sorride e fa un cenno di assenso, quindi si alza e invita tutti a scendere di sotto.
La saletta è spoglia, dotata solo di un tavolo, quattro sedie ed un divanetto. Alcuni fogli bianchi ed un paio di penne giacciono accanto a dei bicchieri vuoti; l'odore di liquore e di sigaro appesta l'aria. Anatoli si siede ed invita gli altri ad accomodarsi, poi provvede a versare vodka per tutti. "Noi ora trova sistema per fottere Famiglia Petrov" esclama, recuperando la pianta della villetta. "Magari senza che ci lascia pelle".

Dopo un paio d'ore di discussione, in cui vengono scartate parecchie idee creative ma poco praticabili, Anatoli si getta di peso sul divano, appoggia la testa su uno dei cuscini e chiude gli occhi. "Opzione migliore per entrare e portare via carico è usare camion corazzato. Però noi non ha ancora trovato sistema per liberare via da uomini di Petrov. Unica idea valida è utilizzare fosgene, come aveva proposto Popov" sospira.
"Fosgene?" esclama Pavlov, osservando per l'ennesima volta la mappa e cominciando a cercare qualcosa sul suo cellulare. "Usare fosgene è pessima idea! Noi non ha modo di riempire casa senza che loro spara noi e se noi usa in giardino, gas esce da cancello".
"Noi può prima drogare loro!" esclama Margarita, estraendo una bustina mezza piena e depositando una riga bianca su un piccolo specchietto.
"Noi ha già valutato idea di droga" mormora Anatoli, "ma noi non sa come far entrare droga in casa".
"Io ha visto consegna di rosticceria cinese" ribatte la spacciatrice. "Noi riempie pollo tandori con sonnifero e poi usa fosgene".
"Tu vuole prima drogare loro e poi usare gas?" ridacchia Sergej. "Perché poi noi non bombarda casa? Io propone autobotte piena di cocaina e esplosivo".
Le labbra di Pavlov si piegano verso l'altro in un accenno di sorriso, poi l'ex atleta alza gli occhi dal display e fissa i compagni. "Voi comunque non conta tempo di azione di fosgene. Noi non ha tre giorni per attendere che uomini di Petrov schiatta".
"Tre giorni?" esclama Anatoli. "Bene, noi ha escluso anche fosgene. Voi ha altre idee?"
Dopo un rapido scambio di occhiate, i russi scuotono mestamente la testa.

Alexei appoggia alcune foto sul tavolo e le copre con alcune bolle di carico, poi si alza e va ad aprire la porta. I volti dei quattro russi non promettono niente di buono, ma il capo non dice nulla; prima di incazzarsi vuole capire se è solo spossatezza o se invece è disagio quello che traspare dai loro occhi.
"Allora, voi ha definito piano?" chiede, tornando alla scrivania ed accomodandosi a braccia conserte. I suoi occhi passano in rassegna i quattro volti ed infine si fissano sul pianista
Sergej lancia un'occhiata ai compagni poi, notando che nessuno sembra intenzionato a correre in suo soccorso, sfoggia un sorriso tirato. "Noi ha pensato che unico sistema valido per entrare è drogare loro. Fosgene proposto da Popov non va bene perché inquina tutti vicini".
Il sopracciglio destro di Alexei si inarca, ed il pianista comincia a balbettare, cercando di riprendere il discorso. "No... io non intendeva inquina! Quale è parola corretta... uccide! Ecco, fosgene uccide tutti vicini".
Lo sguardo del capo si fa duro. "Voi sta dicendo che in tutta mattinata voi non è riusciti a ideare piano per liberare casa di guardie?"

martedì 16 maggio 2017

0160 - chiamata a raccolta

Zoya continua a sorridere, ma un brivido le percorre la schiena. Ha dimostrato a se stessa di tener testa al boss, però ha anche capito che ha tirato un po' troppo la corda. "Niet, io gioca solo con miei soldi. Io non intendeva offendere Famiglia".
Alexei annuisce soddisfatto, quindi sposta lo sguardo su Anatoli. "Voi sa cosa Petrov tiene in magazzino?"
"Arthur dice che carico comprende fucili automatici M4, pistole, mitragliette e anche bazooka".
"Ok, io pensa che voi può prendere cassa di armi per rientrare di spese".
"Io ha sempre sognato di appendere M4 sopra caminetto" esclama il corriere, cercando di suonare sincero. L'arsenale che si apprestano a rubare è buono solo per il mercato nero; nulla può battere la sua fida Tokarev o un Dragunov ben oliato.
Margarita tossisce rumorosamente per attirare l'attenzione dei due russi. "Alexei, tu pensa che noi può chiamare Sergej? Noi serve più aiuto possibile per colpo".
"Da, niet problema" ribatte il russo.
Il sorriso di Anatoli si incrina ed il suo sguardo la trapassa. "Tu vuole davvero chiamare damerino bravo solo a suonare piano? Lui si piscia sotto quando lui accende luce di bagno e vede suo riflesso su specchio!"
"Noi ha bisogno di altri bersagli!" ribatte la spacciatrice, guardandolo con sufficienza. "Noi è troppo pochi".
Anatoli sbuffa, poi annuisce. "Va bene, lui può guidare altro camion. Basta che lui sta distante da uomini con valigia".
Alexei aggrotta le sopracciglia non capendo il riferimento, ma rimane in silenzio e continua ad osservare la discussione. La sua attenzione viene poi attirata dalla suoneria del cellulare di Zoya, che riempie la stanza di musica pop.
La maîtresse osserva perplessa il display, quindi risponde. "Da?"
Gli altri russi nell'ufficio di Alexei non sentono cosa le viene detto, ma intuiscono dallo sguardo della donna che non sono notizie positive.
"Voi scusa me, io deve correre a mio motel" esclama Zoya, fissando il capo come a chiedere il permesso di poter uscire.
"E' problema grave?" chiede Alexei, senza dimostrare la minima preoccupazione. "Tu ha bisogno di uomini?"
"Niet" ribatte la maîtresse. "Io spiega te quando io ha risolto. Io spera di finire prima di colpo" aggiunge, notando il disappunto negli occhi di Margarita.
Quando la donna esce, la spacciatrice sbuffa e prende il cellulare per mandare un messaggio a Sergej. Dopo un momento, inoltra lo stesso messaggio a Pavlov, pur sapendo che l'ex atleta ultimamente è impegnato in altri affari.

Sergej osserva il cielo terso sopra Boston, godendosi per un momento il tocco caldo del sole, poi attraversa la strada e si dirige verso il locale della Famiglia Antonovich. Il messaggio della spacciatrice era chiaro: presentarsi al Chaika Bar a mezzogiorno. Nessuna spiegazione sul motivo della convocazione e, soprattutto, nulla sul perché sia necessaria la sua presenza. Forse suo zio è stato rilasciato. No, avrebbe ricevuto una sua chiamata, non certo un breve messaggio di Margarita. E poi il vecchio Vania deve scontare ancora un paio d'anni. Inutile sognare ad occhi aperti.
Varcata la soglia del Chaika Bar, Sergej sbatte un paio di volte le palpebre per abituarsi alla semioscurità ed osserva la sala. Nonostante sia l'ora di punta per i bar, non c'è uno straccio di cliente; a parte il barista, solo Margarita e Anatoli siedono in un angolo. Che palle, c'è anche quel pallone gonfiato pensa, togliendosi la giacca ed alzando una mano per accennare un saluto. La spacciatrice alza la testa, gli sorride ed indica una sedia.
"Tu ha detto che era richiesta mia presenza" esclama Sergej, appoggiando con cura la giacca allo schienale e sedendosi composto. "Cosa è tanto importante da interrompere miei esercizi su brano di Rachmaninov?"
"Noi spiega tutto" esclama Margarita, "non appena arriva anche Pavlov".
Sergej socchiude gli occhi, poi si volta quando sente la porta aprirsi. L'ex atleta attraversa zoppicando la sala, afferra una sedia e si accomoda tra la spacciatrice ed il corriere. "Voi ha richiesto mia presenza, io è qui".
"Bene" esclama Anatoli appoggiando le spalle allo schienale ed allungando le gambe. "Noi ha bisogno di supporto per piccolo lavoretto".
I due russi fissano il corriere senza proferir parola, in attesa di sentire di che lavoro si tratta.
"Noi deve prendere carico di armi di Famiglia Petrov".
Pavlov abbassa lo sguardo e sospira. "Voi vuole veramente fare ciò?"
"Io conosce nome di Petrov" commenta Sergej, cercando di ricordare il contesto in cui ha sentito nominare questa Famiglia. "Se io non sbaglia, noi non è amici di Petrov... noi sopporta loro, da?"
"Beh, sua figlia di diciotto anni no è male" commenta l'ex atleta, lanciando un'occhiata di sottecchi al pianista. Anatoli osserva divertito la scena, immaginando dove il russo voglia andare a parare.
"Io non ha mai accennato a figlia di Petrov" ribatte Sergej, guardando interdetto Pavlov.
"Finché sta zitta è simpatìca" esclama l'ex atleta, allargando le braccia. "Ragazza non è brava con parole, ma ci sa fare con bocca!"
Anatoli e Margarita scoppiano a ridere quando Sergej, cogliendo l'allusione, arrossisce.
"Tu espone situazione" esclama la spacciatrice rivolta al corriere, poi si alza di colpo. "Io ha bisogno di riga di coca".
"Perché tu allontana?" ribatte Pavlov. "Tu può fare qui, su tavolo".
Margarita lancia un occhiata al volto ancora paonazzo di Sergej, poi scuote la testa. "Io preferisce intimità di bagno" esclama, dirigendosi verso il retro del locale.
Anatoli osserva il fondoschiena della spacciatrice sparire dietro la porta a spinta che dà sulla cucina, quindi si volta e osserva i due russi. "Ieri Margarita e io ha avuto piacere di conoscere Arthur, fratello di Alexei. Lui ha proposto noi lavoro semplice. Noi deve entrare in casa di Petrov, ammazzare tutti, rubare carico di armi e rivendere. Ah, lui ha detto che noi non doveva avvisare Famiglia di suo piano di merda. Noi però tiene a nostro culo, quindi noi ha discusso di lavoro con Alexei. Io viene da esperienza di ambasciata, io sa quando piano è destinato a fallire".
Sergej sospira nel sentir nominare per l'ennesima volta il passato del corriere, ma evita di commentare.
"Io" inizia, poi si corregge quando Margarita si siede accanto a lui, "noi ha chiamato voi qui per definire piano. Se noi non fa filare tutto liscio, noi fa scoppiare guerra di mafia".
"Questa è situazione di merda, non lavoro semplice" commenta Sergej scuotendo la testa.

martedì 9 maggio 2017

0159 - pochi e confusi dettagli

Alexei recupera un sigaro da una scatola sulla scrivania, taglia la testa e se lo ficca in bocca. Dopo averlo acceso con un fiammifero, osserva i tre russi seduti i fronte a lui. "I sa che ieri uomo di Petrov è morto in prigione. Referto parla di suicidio, ma io sa che è stato ucciso".
Anatoli lancia un'occhiata a Margarita che alza le spalle. Nessuno dei due sa dove il capo vuole andare a parare.
"Jack il Grigio ha dispositivo per simulare telefonata da interno di carcere. Voi deve chiamare Famiglia Petrov e fingere di essere informatore. Voi deve dire che ariani ha assassinato loro uomo, così noi svia sospetti da nostra Famiglia. Inoltre noi fotte ariani, buona cosa, da?"
Un sorrisetto illumina il volto del corriere: la trovata del capo è un buon sistema per fregare i Petrov e far finire all'altro mondo un po' di ariani. "Da, ottima idea".
Alexei annuisce, poi tira un'altra boccata dal sigaro. "Voi ha detto che Arthur vuole che voi ruba armi".
"Da" risponde Margarita.
"Io immagina che lui poi rivende carico".
"Da".
"Voi sa chi è compratore?"
I tre russi si guardano interdetti. Nessuno si era chiesto in mano di chi potessero finire le armi. Una leggerezza, dopo quello che è successo con i fondamentalisti qualche tempo fa...
"Niet" ribatte Anatoli, "ma noi sa chi fa da intermediario per vendita di armi".
"Sporco ceceno" sbotta Zoya, senza riuscire a trattenere una smorfia.
"Lui è solo quarto ceceno" puntualizza il corriere, lanciandole un'occhiata.
Zoya sbuffa e distoglie lo sguardo. "Lui è comunque sporco ceceno".
"Voi parla di Popov?" domanda Alexei, osservando impassibile il volto dei suoi uomini.
"Da" ribatte la maîtresse. "Lui non è persona fidata. Lui è pronto a tutto per soldi".
Anatoli si sporge e si avvicina al suo orecchio. "Come fa tu a dire che lui è pronto a tutto per soldi?"
"Lui ha rifiutato mie puttane" ribatte la donna, aggrottando la fronte ed indurendo lo sguardo.
Alexei finge di non notare i discorsi dei due, quindi esala una nuvola di fumo e scarica un lungo cilindro di tabacco carbonizzato nel posacenere. "Da, Popov è libero professionista. Ora voi spiega me piano, così io può dare qualche consiglio".
"... e uomini" aggiunge Margarita, collegandosi alla frase del capo.
"Da, uomini".
"Tu vuole che noi chiama Popov per discutere piano?" chiede la spacciatrice, recuperando il cellulare dalla tasca.
"Niet" ribatte l'uomo, scuotendo la mano. Un filo di fumo si disperde nell'aria, disegnando una sagoma indistinta davanti al suo naso. "Voi ora spiega me piano, io intanto pensa a punizione esemplare per Popov. Lui non ha informato me di lavoro, perciò lui deve pagare per sua arroganza".
Anatoli ghigna pensando alla povera sorte del mercante, poi tira fuori dalla tasca la piantina e spiega la situazione che dovranno affrontare.
"Piano di tuo fratello è sfondare cancello con camion, ammazzare tutti, rubare armi e fuggire. Noi però sta pensando a qualcosa di meno diretto" esclama il corriere, fissando negli occhi Alexei.
"Non è brutto piano" mormora sorridendo il capo.
"Purtroppo noi non è in Russia" ribatte Anatoli, sorridendo di rimando. "Popov ha proposto uso di fosgene, suo amico può procurare noi autobotte".
"Voi ha problema con cancello" commenta Alexei, osservando il disegno della piantina. "Se voi non riesce a centrare villa, voi disperde fosgene per tutto quartiere".
"Da, è parte controversa di piano" ribatte Margarita.
Il capo alza gli occhi ed osserva i suoi tre uomini, in attesa di sentire il resto del piano. "Voi ha pensato solo a questo?"
I tre russi si guardano un po' interdetti, poi Anatoli prende la parola. "Noi ha avuto poco tempo".
"Voi definisce dettagli mancanti, io intanto pensa cosa fare di guadagno di Arthur. Quanto ha proposto voi per lavoro?"
"Tuo fratello ha proposto noi quattr..."
".. ottomila dollari a testa" la corregge Zoya con un largo sorriso.
Alexei fissa la maîtresse e risponde al sorriso. Il suo sguardo, però, è freddo come il ghiaccio. "Io conosce Arthur e pensa che compenso di Margarita è più corretto. Tu vuole giocare con soldi di Famiglia?"